La Corea del nord ha testato un nuovo missile da crociera, capace di trasportare testate nucleari con un range di almeno 1.500 chilometri, sufficienti a raggiungere il Giappone. Il lancio arriva alla vigilia di un incontro sul tema tra funzionari americani, giapponesi e sud-coreani, ma anche in vista del viaggio a Seul del ministro degli Esteri cinese. Pyongyang vuole restare al vertice dell’agenda regionale, ma gli equilibri sono delicati

La Corea del nord ha testato nella notte italiana un nuovo missile da crociera a lungo-raggio “strategico”, termine utilizzato per indicare la capacità di trasportare testate nucleari. Il vettore avrebbe volato per 1.500 chilometri prima di “colpire il bersaglio” in acque territoriali nord-coreane, ha spiegato la Kcna, agenzia di stampa di regime. Da Corea del sud e Giappone sono già arrivate le consuete condanne, mentre il Comando indo-pacifico degli Stati Uniti si è attivato per coordinarsi “con alleati e partner” per comprendere l’accaduto. Per il Pentagono si tratta di “una minaccia per vicini e alleati”.

Secondo la Kcna, il test dimostra “il significato strategico di possedere un altro mezzo di deterrenza efficace per garantire in modo più affidabile la sicurezza del nostro Paese e contenere con fermezza le manovre militari delle forze ostili”. Le immagini pubblicate da Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale per Partito dei lavoratori, mostra il missile in partenza da uno dei cinque tubolari di un lanciatore mobile, con la nuvola di fuoco generata dall’accensione del motore, e poi il vettore in volo orizzontale.

Il momento del test non sembra casuale. È infatti arrivato alla vigilia dell’incontro a Seul tra funzionari di Stati Uniti, Giappone e Corea del sud per trattare il tema della nuclearizzazione di Pyongyang. Martedì nella stessa capitale si recherà anche Wang Yi, ministro degli Esteri della Cina, per un incontro con il collega sud-coreano Chung Eui-yong. Anticipare i vertici internazionali con test missilistici di un certo valore non è una novità per la Corea del nord, che spesso utilizza lo show di forza come arma negoziale su tavoli presso cui non siede.

L’ultimo test risale allo scorso marzo, quando, mentre Joe Biden teneva la sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca, la Kcna comunicava il lancio i due vettori “tattici guidati” del tutto nuovi, partiti da un lanciatore mobile e arrivati a destinazione venti minuti dopo, colpendo il bersaglio, a 600 chilometri a largo della costa orientale del Paese. Si trattava in quel caso di test balistici, ripresi a un anno dagli ultimi, paralleli allo stallo dei rapporti da Donald Trump. Sempre a marzo, pochi giorni prima, Pyongyang aveva testato un vettore da crociera, tutto in vista dell’incontro a Seul, la settimana successiva, tra il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan e i colleghi di Corea del sud e Giappone per trattare il tema.

Nella contestualità temporale tra i test e gli appuntamenti internazionali emerge la volontà di Pyongyang di restare ai vertici dell’agenza regionale. Proprio il tema missilistico ha permesso a Kim Jong-un di guadagnare rilevanza sul palcoscenico globale, oltre a contribuire al consolidamento della leadership interna. A gennaio, pochi giorni prima dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, a conclusione delle ricorrenze per la festa dei lavoratori, il leader nordcoreano assisteva a un’imponente parata in notturna conclusa nella piazza centrale di Pyongyang, intitolata al nonno. Apparivano in quell’occasione nuovi sistemi d’arma, per un arsenale già corposo: un nuovo missile balistico lanciabile da sottomarini, a due stadi, ritenuto l’ultima versione del vettore Pugguksong già testato; e nuovi missili balistici a corto raggio, caricati in coppia su un sistema di lancio mobile, più grandi dei già svelati KN-24, serie di vettori con design simile ai russi Iskander. Tra l’altro, già a ottobre, in un’altra parata, la Corea del nord aveva mostrato un nuovo missile balistico lanciabile da sottomarino e, soprattutto, un nuovo missile balistico intercontinentale, un razzo da 26 metri trasportato da un veicolo a undici ruote.

L’ultima parata è arrivata solo pochi giorni fa, in occasione del 73mo anniversario della fondazione della Corea del Nord. Kim Jong-un è apparso piuttosto dimagrito e non sono stati schierati missili balistici, forse sintomo della volontà di dare un’immagine differente, o forse esigenza imposta dalla pandemia. Il regime non ha mai confermato la presenza del Covid-19 nel Paese, ma la Kcna ha descritto così la parata: “Le colonne della prevenzione epidemica e del ministero della Sanità erano piene di entusiasmo patriottico nel mostrare i vantaggi del sistema socialista a tutto il mondo, proteggendo fermamente la sicurezza del Paese e del suo popolo dalla pandemia globale”.

(Foto: The Rodong Sinmun)

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