Tre ore alla settimana per i videogiochi dei minorenni. Sanzioni e ridimensionamento per Big Tech. Multe e cancellazioni per le celebrità e i fan. Ecco come Xi sta rimodellando la società cinese nel solco dei “valori socialisti” del Partito comunista cinese

Da oggi i giovani cinesi potranno giocare ai videogiochi solo tre ore alla settimana, nel weekend. Gli under 18 si vedono ridurre il tempo a disposizione dai 90 minuti al giorno alla fascia oraria che va dalle 20 alle 21 venerdì, sabato e domenica, eccezion fatta per i giorni festivi. Sta alle case videoludiche accertare l’età degli utenti e limitarne il tempo di gioco, pena pesanti sanzioni, su qualsiasi tipo di dispositivo.

La stretta delle autorità cinesi è stata presentata come un metodo per combattere la dipendenza giovanile da ciò che i giornali vicini al Partito comunista cinese hanno definito “oppio spirituale”. Assieme alla misura il governo ha pubblicato ricerche e sondaggi volti a dimostrare l’impatto della dipendenza videoludica sugli adolescenti e sulla società (“distruggere un teenager equivale a distruggere una famiglia”, ha scritto il quotidiano del Pcc China Daily).

L’impatto sulle azioni di compagnie di gaming non è stato eccessivo (i minorenni rappresentano una fonte di introiti marginale) ma le ripercussioni a lungo termine sull’industria sono molto più gravi, hanno avvertito gli analisti, facendo presente che l’avvicinamento ai videogiochi, specie a livello professionale (gli e-sport sono un fenomeno immenso in Cina), avviene in giovane età. Il Paese, ad oggi, rappresenta il mercato videoludico più grande al mondo.

Non si contano le testimonianze di genitori, sia sui media locali che su quelli occidentali, che appoggiano pienamente la decisione del governo cinese. Intanto i giovani gamer non l’hanno presa bene. “Questo gruppo di nonni e zii che fanno queste regole e regolamenti, ha mai giocato? Capisce che l’età migliore per i giocatori di e-sport è nella loro adolescenza?” ha commentato un utente su Weibo, la versione locale di Twitter, riportato da Reuters. Un altro ironizza: “consenso sessuale a 14 anni, a 16 si può andare a lavorare ma bisogna avere 18 anni per giocare. Questo è davvero uno scherzo”.

Pensata per spingere la forza lavoro del futuro verso attività più edificanti e costruttive (secondo il Pcc), la misura rientra a pieno titolo nella crociata del Presidente Xi Jinping per rimodellare l’intera società cinese, dall’economia alla cultura, rinforzando “i valori del socialismo” nella popolazione. L’approccio è tentacolare: si passa dal ridimensionamento del ruolo di grandi compagnie e miliardari per “combattere la disuguaglianza” alla pressione sulle Big Tech locali, dalla lotta contro la cultura popolare all’indottrinamento scolastico dei giovani sulla “fede marxista”.

Venerdì scorso le autorità si sono mosse contro le celebrità pop, la fan culture online e il giro di marketing che questa genera, attività ree di promuovere l’idolatria delle figure sbagliate (e lucrarci sopra). Ora è proibito classificare gli idoli per popolarità. Intanto diverse personalità dello spettacolo sono state multate, altre si sono viste cancellare dalla rete (per ragioni che rimangono oscure) e hanno addirittura pubblicato delle lettere di scuse su internet. I siti di condivisione video si stanno adeguando; una piattaforma, iQiyi, ha appena cancellato il suo talent show.

Sul People’s Daily (quotidiano ufficiale del partito) l’editorialista pro-regime Li Guangman ha salutato la campagna di Xi come il segno di un “profondo cambiamento” nel segno delle origini del Pcc. I mercati cinesi “non saranno più un paradiso che consente ai capitalisti di arricchirsi dall’oggi al domani”, ha scritto Li, la cultura “non sarò un paradiso per le celebrità” e l’opinione pubblica “non sarà più un luogo per adorare la cultura occidentale […] dobbiamo controllare tutto il caos culturale e costruire una cultura vivace, sana, mascolina, forte e orientata sulle persone”.

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