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Una rivale per Torino. Anche l’Irlanda sogna la fabbrica di chip Intel

Entro fine anno l’azienda americana annuncerà i siti delle due nuove produzioni di semiconduttori in Europa. Il ceo Gelsinger continua il suo tour e rivela: “Siamo a circa 10 finalisti”

Francia, Germania, Spagna, Polonia, Italia e ora anche Irlanda. Intel è pronta a investire circa 80 miliardi di euro in Europa nel prossimo decennio per aumentare la sua capacità produttiva, ha annunciato la scorsa settimana l’amministratore delegato Pat Gelsinger al primo Munich Motor Show in Baviera. Ed entro fine anno, ha aggiunto, verranno annunciati i siti delle due nuove fabbriche di microchip.

Intervistato dall’emittente pubblica irlandese RTÉ in occasione di una visita al cantiere di Leixlip (in cui ha già investito 7 miliardi di euro), Gelsinger ha spiegato che “l’Irlanda è chiaramente su quella lista”, quella dei Paesi in corsa per ospitare uno dei nuovi stabilimenti. “Abbiamo ricevuto candidature di siti da tutti i Paesi europei, circa 70 siti diversi. Ora siamo scesi a circa 10 finalisti che hanno più o meno soddisfatto i requisiti e l’Irlanda è chiaramente uno di quelli”, ha detto in una delle tante tappe del suo lungo tour europeo iniziato qualche mese fa (e passato anche per Roma in estate).

La pandemia ha rafforzato la domanda di semiconduttori, la cui crescita è passata dal 5-6% al 20%, fino a una carenza globale che ha creato difficoltà a molti settori, tra cui quello dell’automobile.

Il manager è deciso ad assecondare i piani dell’Unione europea per una maggiore autosufficienza. “Trent’anni anni fa l’Europa produceva il 44% dei semiconduttori mondiali. Oggi il 9%. Pensate, dal 44 al 9%”, ha sottolineato. “E come dico io, Dio ha deciso dove sono le riserve di petrolio, noi dobbiamo decidere dove sono i Fabs”, cioè gli impianti di fabbricazione di semiconduttori. La cui posizione, ora che “ogni aspetto dell’esistenza umana è diventato digitale”, è “più importante” di quella delle riserve di petrolio, ha continuato.

Di questo Gelsinger ha parlato anche con il taoiseach (capo del governo irlandese) Micheál Martin e l’agenzia irlandese per gli investimenti diretti esteri. Il manager ha usato parole al miele per l’Irlanda, “un ottimo posto” per fare affari, grazie anche alla bassa tassazione, dove “ci sentiamo ben voluti”. E dove, anche se non dovesse sorgere la fabbrica di microchip, “continueremo a investire”, ha assicurato. Ha poi definito Intel un’azienda di farmers, cioè di agricoltori, allevatori: “Non veniamo a caccia dei migliori talenti, veniamo a coltivare, a costruire, a stabilire una comunità”.

Come sottolineavamo su Formiche.net raccontando la scommessa del governo Draghi su Torino, agli investimenti dell’azienda possono andare ad aggiungersi quelli pubblici. Basti pensare che il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti si era detto convinto che “possa esserci anche il via libera dell’Italia all’investimento dello Stato per oltre 8 miliardi e che ci siano ragionevoli speranze su Torino”. Ma lo stesso ministro, pochi giorni prima, invitava l’Unione europea a “una riflessione sulla compatibilità tra sovranità tecnologica e aiuti di Stato”.

Parole che avevano riaperto un tema spinoso per i 27 ma che confermavano anche la forte competizione per “aggiudicarsi” la fabbrica Intel.

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