Dopo le tribolazioni parlamentari di luglio, Florence Parly rilancia la legge di programmazione militare: nel 2022 ci saranno 41 miliardi di euro per la Difesa francese. Gli aumenti sono costanti dal 2018, previsti ancora maggiori dal 2023 con l’unica incognita delle presidenziali del prossimo anno. Il focus è sull’innovazione militare e sui nuovi (multi)domini operativi. La ministra ha annunciato la pubblicazione di due strategie: per il confronto informativo e per il controllo dei fondali

La Difesa francese potrà contare il prossimo anno su 41 miliardi di euro, circa due in più rispetto al 2021, in linea con la programmazione vigente e con l’obiettivo di adattare lo strumento militare ai nuovi domini operativi e al “confronto informativo”. Lo ha assicurato ieri Florence Parly, ministra della Difesa, custode della Legge di programmazione militare (Loi) 2019-2025 con cui Emmanuel Macron, sin dall’insediamento all’Eliseo, ha voluto definire una precisa tabella di marcia per il potenziamento delle Forze armate transalpine. “È storico e necessario”, ha detto ieri Parly al personale del suo dicastero.

L’aumento di budget per il 2022 è quello previsto nella Loi. Nessuna sorpresa dunque, ma la rassicurazione della ministra appariva opportuna dopo le tribolazioni parlamentari di luglio, quando Parly era arrivata a parlare di “complotto politico” dopo che il governo guidato da Jean Castex aveva incassato al Senato ben 236 voti contrari (e 43 favorevoli) sulla dichiarazione relativa alla Legge di programmazione militare. A dividere la maggioranza è stata la scelta dell’esecutivo di presentare una “dichiarazione”, e non una revisione della legge come previsto dal suo articolo 7, secondo cui il governo sarebbe dovuto ripassare dal Parlamento nel 2021 per modulare, con un nuovo atto legislativo, gli stanziamenti previsti dal 2023 in poi sulla base dei nuovi scenari emergenti. A poco sono servire le giustificazioni di Parly e Castex (legate alla pandemia e alla rapida evoluzione del contesto internazionale) e la promessa di una successiva revisione.

Il voto di luglio è stato comunque ininfluente per il governo e per il prosieguo della Loi. Anche perché la discussione non ha toccato gli obiettivi della programmazione militare che, da sempre, godono di un sostegno bipartisan. E così l’aumento del budget è stato costante dall’arrivo di Macron all’Eliseo: più 1,8 miliardi nel 2018 e più 1,7 per quelli successivi (compreso il prossimo, a partire dai 39,2 del 2020). Dal 2017 a oggi il budget è cresciuto di 6,8 miliardi. Secondo Parly, alla fine della Loi tale quota salirà 26 miliardi, considerando che gli incrementi più significativi scatteranno proprio dal 2023. Pesa su tale obiettivo la corsa alle presidenziali del prossimo anno, che potrebbe modificare il contesto politico intorno alla suddetta revisione della legge di programmazione.

In ogni caso, oltre al “quanto” appare significato il “dove” della spesa per la Difesa di Francia. Nel tempo sono cresciute le voci dedicate ai nuovi domini operativi e l’attenzione all’innovazione. Nell’ultimo budget militare i finanziamenti a ricerca e sviluppo ammontano a 6,6 miliardi. In tale ambito, il sostegno all’innovazione è pari a circa 901 milioni, con l’introduzione di “DefInnov”, un fondo dotato di 200 milioni in cinque anni (che completa il già esistente DefInvest) per favorire gli investimenti in nuovi campi tecnologici. Quando a luglio 2019 Parly svelò la Strategia spaziale di Difesa, promise un incremento di 700 milioni rispetto ai 3,6 miliardi già previsti per la militarizzazione extra-atmosferica.

Tutto rientra in un aggiornamento delle dottrine militari, ormai spinte dalle nuove tecnologie verso il multi-dominio, evoluzione della logica interforze. Non a caso Parly ha parlato di “continuare a costruire gli eserciti del futuro, trasformando e adattando il nostro ministero alle sfide di domani”. Ha soprattutto annunciato la presentazione di una strategia per “il confronto informativo”, un tema “sempre più importante” considerando che “la guerra sarà condotta tanto sul terreno quanto nel campo del percezioni”. Ci sarà anche “una strategia ministeriale per il controllo dei fondali”, altro tema di rilevanza crescente.

Per il fronte cyber la Loi prevede 1,6 miliardi. Tale quota potrebbe anche aumentare, considerando che l’ultimo annuncio della ministra (dal Forum International de la Cybersécurité di Lille) riguarda il reclutamento di ulteriori 770 cyber-combattenti rispetto ai 1.100 inizialmente previsti entro il 2025. Ciò porterebbe la cyber-forza transalpina a cinquemila unità nel giro di quattro anni, da concentrare nell’apposito ComCyber e da distribuire tra i servizi e le diramazioni del dicastero. Parly ha anche ricordato che il cyber-spazio sarà tra i temi centrali della presidenza francese dell’Unione europea, il prossimo semestre, e che a gennaio 2022 lancerà un forum per riunire i comandanti delle unità impegnate sul tema dei 27 Stati membri. Per l’Italia c’è il Comando operazioni in rete.

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