Il numero due del Carroccio parla al quotidiano La Stampa e si rivela pessimista sulle amministrative, tranne che a Torino. Due Leghe? No, “una sola”, rispondendo alle ipotizzate divergenze con il leader Salvini. Intel porta i chip a Torino? “C’è molta concorrenza”, avverte

Nel giorno in cui Corriere della Sera e Repubblica rivelano l’indagine a carico di Luca Morisi, ex capo della comunicazione social del leader della Lega Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio, rilascia una lunga intervista al quotidiano La Stampa in cui auspica Mario Draghi al Quirinale per poi andare al voto, parla delle elezioni amministrative del prossimo fine settimana e spiega che c’è “una sola” Lega, con “al massimo sensibilità diverse”.

SULLE AMMINISTRATIVE

“[Enrico] Michetti è un candidato sbagliato?”, chiede l’intervistatore. Risposta: “Non lo so. Ma so che il candidato giusto sarebbe stato [Guido] Bertolaso”. A Milano BeppeSala può vincere al primo turno”, dice Giorgetti. Domanda: “Non le piace [Luca] Bernardo?”. Risposta: “Non è questo il punto. Per altro i candidati non li ho scelti io. Faccio il ministro e mi occupo d’altro. Come è giusto che sia”. Però, fa notare La Stampa come a evidenziare una diversità nelle scelte fatte dal centrodestra e il pessimismo di Giorgetti su certe sfide, “qui a Torino, si sta occupando di [Paolo] Damilano. “Lo facevo già prima di entrare al ministero dello Sviluppo economico. Credo che possa vincere al secondo turno”, risponde. “Paolo è un candidato civico. Il voto politico si esprimerà al primo turno. Poi conterebbe la persona e la città potrebbe convergere su di lui”. Tradotto: a Torino è stato scelto l’uomo giusto secondo Giorgetti, altrove no.

SULLA CORSA AL QUIRINALE

Silvio Berlusconi al Quirinale? Il leader di Forza Italia ha “poche” possibilità, dice il ministro. Perché Salvini rilancia la sua candidatura? “Per evitare di parlare di altre cose serie”. Quali? “Draghi. La vera discriminante politica per i prossimi sette anni è che cosa fa Draghi. Va al Quirinale? Va avanti col governo? E se va avanti con chi lo fa?”. L’auspicio di Giorgetti? “Vorrei che rimanesse lì per tutta la vita. Il punto è che non può”. Perché “appena arriveranno delle scelte politicamente sensibili la coalizione si spaccherà. A gennaio mancherà un anno alle elezioni e Draghi non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente”. Morale? “L’interesse del Paese è che Draghi vada subito al Quirinale, che si facciano subito le elezioni e che governi chi le vince”. “Dopodiché cambierebbe il ruolo del Quirinale”, osserva l’intervistatore. “Draghi diventerebbe [Charles] De Gaulle”, dice Giorgetti.

SU MORISI

L’intervista tocca anche il passo indietro di Morisi. “Non credo che dietro alla sua scelta ci siano motivazioni politiche”, spiega il numero due leghista negando di averlo affossato. “Io lo rispetto tantissimo Morisi. È intelligentissimo. Fa un lavoro che io non capisco, perché sono a-social. Ma lui è super bravo”.

SU INTEL ED EMBRACO

Durante il suo tour nel Torinese, il ministro ha parlato anche dell’ipotesi che Intel apra una fabbrica di chip a Mirafiori. “Noi ci siamo messi in concorrenza internazionale con la Germania e la Francia per questo investimento che vuole fare Intel, ci sono diverse localizzazioni che sono state valutate dalla struttura che c’è a Palazzo Chigi. Nei prossimi giorni arriveremo all’accordo finale”, ha detto. Ma, come racconta La Stampa, Giorgetti non fa promesse. Nè sul caso degli operai ex Embraco né su Intel. “C’è molta concorrenza a livello europeo”. “Prima di tutto”, ha aggiunto, “dobbiamo vincere come Italia e poi, all’interno del Paese, la competizione è su dati geografici ma anche soprattutto sulle competenze e sulla capacità di offrire competenze per il futuro. Per questo motivo ho proposto Torino, e in particolare Mirafiori, perché ritengo che qui ci siano talenti, capacità, intelligenze, innovazione assolutamente adatte per un investimento di quel tipo”.

Condividi tramite