Alla vigilia del nuovo incontro tra i ministri della Difesa dell’Ue, in programma domani in Slovenia, Lorenzo Guerini ribadisce la linea italiana sulla difesa comune europea: sì a un maggior livello d’ambizione, ma sempre nel solco transatlantico. Occhi puntati sullo Strategic compass, destinato ad avere la sua accelerazione nel prossimo semestre di presidenza francese. La “lezione afghana” per l’Unione…

Accantoniamo l’idea “romantica” di un esercito comune europeo e concentriamoci su un’Unione più ambiziosa nel campo della difesa, “in piena sinergia” con l’Alleanza Atlantica. Lorenzo Guerini scrive al Messaggero per rispondere all’editoriale firmato domenica da Romano Prodi sul quotidiano romano: “Ripensare la Nato; la lezione afghana”. Lo fa all’indomani del consiglio straordinario affari interni dell’Unione europea dedicato all’Afghanistan (conclusosi con un verdetto “a metà” sull’aiuto ai rifugiati), e alla vigilia della riunione informale che domani riunirà a Brdo, alle porte di Lubiana, i ministri della Difesa dell’Ue. Entrambi gli appuntamenti si collocano nel semestre di presidenza targato Slovenia, destinata tra quattro mesi a passare il testimone alla Francia, la quale ha già promesso un’accelerazione sulla difesa comune.

“Credo sia ormai chiaro a tutti – scrive Guerini sul Messaggero – e la crisi afghana ce lo dimostra plasticamente, che siamo chiamati ad assumerci responsabilità sempre maggiori, nel quadro di quella che, già oggi, si chiama non a caso Politica di sicurezza e difesa comune”. Perciò, “la Difesa europea va vista non tanto, o non solo, come la risposta a un’esigenza operativa o finanziaria, quanto piuttosto come un tassello fondamentale e necessario alla costruzione di un’Europa più pienamente politica, indispensabile per poter competere sulla scena mondiale”.

Il tema è caldo da tempo, ma la crisi afghana sta alimentando le voci in favore di una spinta all’integrazione. Le iniziative messe in campo dall’Unione negli ultimi anni sono numerose: la cooperazione strutturata permanente (Pesco) per supportare la condivisione di progetti; la revisione coordinata annuale (Card) per omogeneizzare i programmi di spesa; il Fondo europeo di difesa (Edf), partito ufficialmente lo scorso giugno con i primi bandi, dotato di 7,9 miliardi di euro in sette anni per alimentare gli investimenti nel settore, integrare l’industria e spingere su capacità comuni. Alla base di tutto c’è la Strategia globale dell’Ue del 2016, che ha posto l’obiettivo di elevare il livello d’ambizione.

Ma tutto ciò non basta. Anche con risorse appropriate e capacità condivise, l’efficacia dell’azione dipende dalla volontà di impiegarle seguendo una strategia comune verso obiettivi altrettanto comuni. Ciò non è facile quando si tratta di 27 Paesi diversi. È per questo che, a giugno 2020, il Consiglio dell’Ue ha invitato formalmente l’Alto rappresentante a sviluppare insieme agli Stati membri un documento per guidare l’attuazione del livello di ambizione dell’Europa discendente dalla Strategia Globale del 2016. Si chiama “Strategic compass” ed è attualmente in fase di sviluppo, al centro dei vertici tra i ministri dell’Ue da diversi mesi (ben due riunioni tra aprile e maggio a Lisbona). Dovrà individuare priorità e interessi condivisi, così da definire le linee d’azione della politica estera, di sicurezza e difesa comune, mettendo un “cappello strategico” alle varie azioni già in campo: il fondo Edf, la Pesco e Card. Sono quattro i temi in cui si sviluppa: gestione delle crisi, sviluppo delle capacità, resilienza e partnership (che l’Italia coordina).

“Non si tratta di formare semplicemente un esercito comune, ipotesi a mio avviso molto romantica, ma di promuovere una maggiore assunzione di responsabilità, da parte dell’Unione, nel campo della difesa e sicurezza”, chiarisce Guerini, rispolverando un vecchio dibattito che ha fatto discutere le due sponde dell’Atlantico (soprattutto, ai tempi, Emmanuel Macron e Donald Trump). Di più: la maggiore assunzione di responsabilità dell’Ue non è “in contrapposizione, ma anzi in piena sinergia con la Nato”, aggiunge il ministro italiano.

“Come ho in più occasioni sostenuto, la convinta promozione dello sviluppo e dell’acquisizione di capacità militari europee deve essere assolutamente interpretata quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica, a conferma dell’indissolubilità del solido rapporto transatlantico, e con l’obiettivo di consentire all’Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale”. Il punto sembra scontato, ma così non è. Da tempo nel Vecchio continente si dibatte sul concetto di “autonomia strategica”. A confronto ci sono due visioni: una radicale (transalpina), secondo cui l’Europa dovrebbe essere indipendente dall’alleato americano (e dalla Nato); e una più moderata (tedesca e italiana), per cui la Difesa europea si integra e rafforza l’Alleanza Atlantica.

Il momento è quello giusto, per due organizzazioni a membership in gran parte sovrapposta. E mentre l’Ue definisce la sua “bussola strategica”, l’Alleanza ha lanciato l’agenda Nato2030 per essere “più politica e più globale”, a partire dalla definizione del nuovo Concetto strategico (quello attuale risale al 2010). “Sono convinto – scrive Guerini – che la ‘lezione afgana’ debba essere lo spunto per tracciare l’idea stessa di Nato del futuro; una Nato che dovrà relazionarsi in maniera sempre più efficace con le altre grandi organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Unione europea”. Quest’ultima è “chiamata con urgenza, dopo l’epilogo afghano, a definire coraggiosamente la propria autonomia strategica, valorizzando al massimo le peculiarità e gli strumenti che le sono propri, essendo l’organizzazione che, più di tutte, ha le capacità di intervenire con efficacia nella realizzazione di azioni proiettate allo sviluppo economico, culturale e sociale dei Paesi in cui siamo chiamati a operare”.

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