Ora in Europa si possono usare le proteine derivate dagli insetti per certi mangimi animali. La legislazione permette ai produttori di ridurre la dipendenza da prodotti (molto) meno sostenibili. Ecco il ruolo crescente degli insetti nell’economia verde e circolare

Non grilli à la carte, ma una misura con ampie ripercussioni ambientaliste. Oggi in Unione europea è legale utilizzare le proteine degli insetti per il mangime destinato ai maiali e ai polli, i cui allevamenti consumano il 65 per cento dei mangimi composti prodotti nell’Ue.

È il fischio d’inizio di una corsa alla decarbonizzazione di questa filiera, nell’ottica della strategia Farm to Fork europea e dell’economia circolare. La misura permetterà ai produttori di ridurre la dipendenza dalla farina di pesce – che contribuisce alla pesca eccessiva – e la soia – prodotto importato e “reo” di innescare deforestazioni – sostituendole con un prodotto cresciuto in casa, facile ed economico da allevare, nonchè stimolatore naturale del sistema immunitario: gli insetti.

Per innescare il processo virtuoso serve creare un mercato che finora è stato inibito dalla mancanza di regolazione, oltre a una certa diffidenza culturale in Occidente verso gli insetti in qualità di cibo. Oggi, per un allevatore, soia e farina di pesce sono ancora le alternative più economiche, ma nel futuro più verde che va disegnandosi diverrà più facile considerare l’alternativa.

C’è già un precedente: nel 2017 l’Ue ha approvato le proteine derivate dagli insetti per i mangimi destinati alle acquacolture (molluschi, crostacei, pesce…) e le aziende europee del settore hanno raccolto milioni subito dopo, scrive l’Economist. L’anno scorso la International Platform of Insects for Food and Feed (Ipiff) ha stimato che, se incoraggiata, la produzione europea di proteine provenienti da insetti potrebbe salire da 5,000 tonnellate (dato relativo al 2019) a 260,000 entro il 2030.

Prima di alzare gli scudi in difesa del cibo tradizionale, sono d’obbligo alcune considerazioni. Gli insetti, copiosissima fonte di proteine altamente digeribili e ricche di amminoacidi, vengono regolarmente mangiati da due miliardi di persone nel mondo. Da anni vengono indicati come alternativa sostenibile alla carne animale, i cui allevamenti intensivi – in forte crescita – sono annoverati tra i settori più deleteri per l’ambiente in termini di emissioni complessive, utilizzo della terra, consumo d’acqua e risorse.

C’è da dire che secondo alcuni gruppi ambientalisti, come l’Eurogroup for Animals, il ricorso agli insetti per decarbonizzare è un palliativo. La priorità, dicono, è spingere gli europei verso una dieta più basata sulle piante; utilizzare questo prodotto rischia di distogliere l’attenzione, e il ricorso agli allevamenti intensivi di insetti non contribuirebbe a rendere veramente sostenibile l’intero sistema.

A ogni modo, da oggi l’Europa ha un altro strumento da impiegare nella corsa verso la decarbonizzazione. Ora servono investimenti, risorse e studi per giudicare l’impatto delle proteine degli insetti nella filiera, esattamente come accade per il promettente mondo della carne coltivata in laboratorio.

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