Il politico misuratino Ahmed Maiteeg, già tra i leader del Gna, pensa concretamente alla candidatura per le presidenziali. Figura chiave nel contatto Est-Ovest in corso, e molto vicino all’Italia (ma anche a Usa, Turchia e Russia), potrebbe essere il primo a mostrare le carte per il voto del 24 dicembre

Lo scatto in avanti del presidente del parlamento libico HoR, Agila Saleh, verso l’istruzione di una bozza di legge elettorale all’iter previsto, produce già i primi movimenti politici. Ahmed Maiteeg, già vicepresidente e vicepremier libico del precedente governo onusiano Gna, starebbe già muovendo le carte verso una candidatura alla presidenza.

‎”La legge per eleggere il presidente direttamente dal popolo è un passo positivo che spinge verso l’instaurazione di un ambiente politico ed economico stabile, nonché spinge verso l’unificazione delle istituzioni divise. Chiediamo a tutte le parti libiche di sostenerla”, ha dichiarato su Twitter quello che, secondo i rumors, sarà il primo candidato a presentarsi.

Maiteeg è una figura centrale per le questioni intralibiche. Misuratino, è stato protagonista di diversi passaggi che hanno seguito e rinforzato il cessate il fuoco. Cerchio che si chiuderebbe con la candidatura alle elezioni – considerate dall’Onu e da tutte le parti della Comunità internazionale come il passaggio definitivo verso la stabilizzazione di un paese che da dieci anni è senza pace.

L’ex vice di Fayez Serraj ha guidato una serie di processi di contatto tra Tripolitania e Cirenaica che hanno contribuito alla creazione del momentum e innescato il percorso verso la stabilità che le Nazioni Unite stanno guidando, aprendo alla possibilità di una Libia unita.

A settembre dello scorso anno, grazie a un accordo con Khalifa Haftar (l’uomo forte della Cirenaica) ha permesso la riapertura delle produzioni petrolifere, principale fonte di introiti per la Libia. Maiteeg ha personalmente mediato con colui che ancora nutriva ambizioni militari su Tripoli, includendo nell’intesa anche la benedizione di Russia e Turchia – i principali attori internazionali sul dossier insieme all’Italia, con cui tra l’altro Maiteeg ha relazioni molto strutturate.

Da quell’accordo con Haftar sul petrolio è scaturita un’implementazione del ruolo e delle attività del “Comitato 5+5”, la commissione militare composta da cinque comandanti della Tripolitania e cinque della Cirenaica. L’attuale cessate il fuoco su cui si basa tutto il processo in corso è garantito dal comitato stesso, che ha iniziato ad avere un dialogo più franco e proficuo dall’autunno scorso.

Altro passaggio che ha segnato il ruolo trasversale di Maiteeg è stata la riunificazione del tasso di cambio tra Est e Ovest, a dicembre 2020. L’accordo raggiunto è stato definito un successo diplomatico per l’allora inviata speciale dell’Onu, l’americana facente funzioni Stephanie Williams, e appunto per l’ex vicepresidente: i due hanno lavorato attivamente per portare in contatto le diverse anime libiche.

Il percorso è complesso. Quando Maiteeg e gli altri candidati che si lanceranno nella competizione avranno davanti a loro tre mesi di battaglia elettorale: il voto, secondo la regola con cui l’Onu ha creato il governo ad interim di unità nazionale, è fissato per il 24 dicembre. La bozza presentata da Saleh pone undici condizioni per la candidatura alla presidenza: paletti piuttosto aperti, inclusivi. Tre giorni fa, il documento, composto da 77 articoli, è stato notificato all’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Jan Kubis. Secondo la bozza, vincerà chi otterrà il 50 per cento più uno dei voti al primo turno: in caso nessuno raggiunga la maggioranza prevista, si andrà al ballottaggio tra i due candidati più votati.

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