È deceduto all’età di 84 anni l’ex presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, passato alla storia nel suo Paese per essere passato da candidato al quinto mandato presidenziale a capo di Stato deposto

L’ex presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, è morto ieri 17 settembre all’età di 84 anni. L’uomo, malato da tempo, secondo una nota della presidenza algerina sarebbe deceduto per un arresto cardiaco. In realtà non si era mai ripreso dall’ictus subito nel 2013 al punto che ha governato gli ultimi anni evitando di apparire in pubblico, tanto che quelle poche volte la Tv di Stato era costretto a riprenderlo veniva mandato in onda senza audio. Le voci sul fatto che fosse suo fratello, Said Bouteflika, a guidare realmente il Paese e la decisione di volerlo ricandidare per un quinto mandato presidenziale, nonostante fosse evidente a tutti che non era più in grado di svolgere questo compito, sono alla base della rivolta popolare del movimento Hirak che nell’aprile del 2019 lo ha costretto a dimettersi, finendo per essere di fatto deposto dal suo popolo.

Il 22 febbraio dello stesso anno infatti un intero Paese si era mobilitato contro la sua candidatura al quinto mandato presidenziale. Prima di dimettersi l’ex capo dello Stato ha però governato il Paese per due decenni, dopo essere stato eletto per la prima volta il 27 aprile 1999 con il Fronte di liberazione nazionale (Fln), partito al potere dalla fine della colonizzazione francese.

Si tratta quindi del capo di stato algerino più longevo. Da diplomatico a leader contesto, Bouteflika ha segnato la storia dell’Algeria per diversi decenni. Nato il 2 marzo 1937 a Oujda, in Marocco,  si è unito all’Esercito di Liberazione Nazionale (Aln) all’età di 19 anni. All’interno dell’Aln, si è arruolato nell’esercito a Dar el Kebdani (Oujda) prima di diventare, nel 1957, controllore per la direzione della provincia. Tra il 1957 e il 1962 ha fatto carriera nell’apparato amministrativo dell’Aln, legandosi con Houari Boumediene. Con l’indipendenza, è stato eletto deputato a Tlemcen ed è entrato nel primo governo di Ahmed ben Belle come ministro della Gioventù, dello sport e del turismo.

Un anno dopo, nel 1963, Bouteflika è stato nominato ministro degli Esteri fino al 1979. All’epoca capo della diplomazia di un paese più giovane del mondo, ha preso parte nel 1965 al colpo di stato di Boumedienne, che aveva deposto Ben Belle. Con la morte di Boumedienne, Bouteflika è stato gradualmente allontanato dalla scena politica. Da ministro degli Esteri era passato ad essere consigliere del presidente Chadli Bendjedid (1979-1992). E’ poi andato in esilio in Svizzera perdendo ogni ruolo anche nell’Fln per poi rientrare in patria sono nel 1998 annunciando di candidarsi come indipendente alle elezioni presidenziali anticipate dell’aprile 1999.

Il 15 aprile di quell’anno è stato eletto. Appena assunto il suo incarico, ha lanciato il progetto di “riconciliazione nazionale” per porre fine alla guerra civile che aveva fatto più di 200.000 morti. In cinque anni ha convinto gli islamisti a deporre le armi e a porre definitivamente fine al conflitto sorto nel 1992 con il colpo di Stato condotto di fatto per impedire al Fronte islamico di Salvezza (Fis), partito islamico, di vincere le elezioni. Bouteflika ha vinto quattro elezioni presidenziali consecutive nel 1999, 2004, 2009 e 2014 con percentuali crescenti, ma contestate dall’opposizione. Indebolito da un ictus che ne ha compromesso la mobilità e la parola, è stato rieletto a 77 anni, in sedia a rotelle, con l’81,53% dei voti. Durante il suo quarto mandato, ha visto però rapidamente il suo regno scivolare nelle mani di una mafia politica ed economica, che ha finito per causare la sua rovina e quella del suo gruppo di potere.

Nel 2019 infatti il fratello Said è stato chiamato in giudizio, insieme a 2 ex capi dell’intelligence e al leader di un partito politico accusato di tramare contro l’esercito. Said Bouteflika, generalmente considerato il vero detentore del potere presidenziale da quando il fratello si era ammalato, nel 2013, deve affrontare accuse di “cospirazione contro lo Stato” e “attacco all’autorità dell’esercito”. L’ex ministro della Difesa, Khaled Nezzar, ha rivelato che, quando le proteste in Algeria si sono intensificate, durante il mese di aprile di quell’anno, Said aveva deciso di dichiarare lo stato di emergenza e licenziare il capo dell’esercito, il generale Ahmed Gaid Salah.

Il fratello dell’ex presidente era stato arrestato a maggio insieme al generale Mohamed Mediene, capo per 25 anni dei servizi segreti, e Bachir Tartag, tutti catturati durante l’ondata di arresti che hanno riguardato i membri dell’entourage di Bouteflika poco dopo la sua deposizione, il 2 aprile 2019. In quel momento l’esercito algerino, vero detentore del potere nel Paese, ha deciso di intervenire ponendo fine al potere di Bouteflika e dando vita al potere dell’attuale presidente, Abdelmajid Tebboune.

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