Il senatore dem dopo le parole di Prodi. “Non è la prima volta che sono d’accordo con lui. Io, a differenza di qualche collega, penso che l’impianto delle riforme volute dal presidente del Consiglio siano la premessa fondamentale alla crescita di cui abbiamo maledettamente bisogno”

Come un padre quando assesta un buffetto al figlio per farlo rientrare sui binari. Sulla retta via. Romano Prodi, ospite domenica del programma condotto da Lucia Annunziata, ha stuzzicato il segretario del Pd Enrico Letta. Serve tornare sui programmi, sul lavoro, con le persone. Il Pd, in questo momento, che strade sta percorrendo? Un po’ le attenzioni sono concentrate sulle amministrative, un po’ un’oggettiva mancanza di spunti. Ma non solo. Lunedì durante il Premio Cavour Prodi ha detto a Giovanni Minoli, in riferimento a un secondo mandato del Capo dello Stato: “I siciliani silenziosi non cambiano mai parere e Mattarella è un siciliano silenzioso”. Quindi no Mattarella-bis, ma nemmeno Prodi stesso in corsa. Sul Quirinale e sulla situazione del Partito e dell’agenda da scandire Formiche.net ne ha parlato con il senatore del Partito Democratico, già capogruppo a Palazzo Madama, Andrea Marcucci.

Senatore, il grande saggio della sinistra Romano Prodi, ospite di Lucia Annunziata, ha punzecchiato il segretario dem Letta, spronandolo a parlare di lavoro, di crescita. Tutti temi che in qualche modo dovrebbero appartenere all’agenda del Pd. Ci sono proposte in questo senso?

Non è la prima volta che sono totalmente d’accordo con Prodi. Il Pd spesso comunica scarsa attenzione su questi temi, che pure sono decisivi per il rilancio del Paese. In fondo è la famosa discussione sull’Agenda Draghi, che ci divide. Io, a differenza di qualche collega, penso che l’impianto delle riforme volute dal presidente del Consiglio siano la premessa fondamentale alla crescita di cui abbiamo maledettamente bisogno. Altri nel Pd giudicano Draghi un ‘male’ transitorio da rimuovere. Nel mezzo ci sono battaglie parlamentari del mio partito, non ben calibrate o comunicate male. La tassa di successione, che non ha chance di riuscita, ha comunque prodotto un’idea distorta sui nostri obiettivi.

A proposito del coinvolgimento delle persone. Le agorà democratiche stanno assolvendo all’intento di ricreare un rapporto con la base del partito?

Le agorà possono eventualmente servire ad incuriosire più persone, ad allargare la base. Le dico però la verità: io sono affezionato alle tesi, alle discussioni ed ai congressi. Sono quelli i luoghi dove un partito discute la propria linea politica e prende a maggioranza le decisioni conseguenti. Il resto, spesso, mi sembra un palliativo. Siamo l’unico partito che sceglie con le primarie alla luce del sole, per me resta un motivo di orgoglio, di cui non dobbiamo mai avere paura.

Da sempre il Pd è attraversato da correnti. Prodi ha riconosciuto a Letta il ruolo di federatore. Quali sono i punti di convergenza sui quali il Pd è graniticamente concorde in termini di proposte politiche?

Sui grandi temi certamente l’europeismo forte ed orgoglioso. Sull’attualità: l’agenda Draghi e la crescita. Non mi stanco di ripetere che l’Italia uscirà dalla crisi solo con il lavoro e gli investimenti. E anche, mi permetta, virando con molta più decisione, sull’agenda Draghi. L’agenda Draghi deve essere l’agenda del Pd, senza se e senza ma.

Dalle parole dell’ex premier, emerge che né lui né Mattarella scenderanno nell’agone per la corsa al Colle. Che ne pensa?

Che è troppo presto per parlarne. Fino a gennaio c’è tempo per gli appassionati di fantapolitica, che come il fantacalcio, può anche essere un passatempo divertente. Però poi le partite si decidono in campo, e al posto delle fantasie, subentrano gli schemi di gioco.

Anche lei si sente di escludere il bis quirinalizio per l’attuale Capo dello Stato?

Come sopra, non mi sento di affermare o di escludere nulla. L’esperienza mi insegna che sul Quirinale fanno la differenza gli ultimi giorni, spesso le ultime ore.

Prodi ha confessato di avere un buon rapporto con Conte? Come sono, a oggi, i rapporti fra la dirigenza del Pd e il Movimento 5 Stelle?

Aspettiamo l’esito delle amministrative, che saranno il primo banco di prova vero per Conte. Io sono per un’alleanza chiara, la più larga possibile. Può anche andare bene il M5S, ma il M5S da solo non basta.

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