Il parlamentare del Partito Democratico sulle ipotesi per il Colle: “Serve un nome sostenuto da tutta l’attuale maggioranza. Se non ci riuscissimo, i leader di tutti i partiti avrebbero il dovere di chiedere al Presidente Mattarella una disponibilità alla rielezione”

Si affilano coltelli e si alimentano le voci per la successione al Colle di Sergio Mattarella. Proprio questa mattina Libero, diretto da Alessandro Sallusti, ipotizza come futura inquilina del Quirinale la dem Rosy Bindi. Un nome che si aggiunge a quelli di Draghi, Cartabia, e dello stesso Mattarella. Poiché il Pd (con i suoi antenati) è stato il kingmaker nelle ultime elezioni quirinalizie, è interessante capire quali siano i piani che si stanno profilando all’interno del partito in ordine alla partita. Per capirli, abbiamo fatto due chiacchiere con il deputato dem Stefano Ceccanti.

Onorevole, si vocifera di un appello, approdato sula scrivania di Enrico Letta, firmato da un non meglio identificato gruppo di femministe, per avere al Colle l’onorevole Rosy Bindi. Sono voci veritiere?

Non lo so. Starei comunque ben attento, come metodo, ad evocare solo candidature che possano, in partenza, avere il consenso almeno di tutta la maggioranza che sostiene il Governo. Un conflitto sul Quirinale rischierebbe di avere effetti sul governo e indebolirebbe anche il Presidente neo eletto.

In questo momento, il Partito Democratico sta facendo ragionamenti approfonditi sul prossimo nome da candidare alla Presidenza della Repubblica?

Mi sembra che il segretario Letta abbia invitato ad una moratoria della riflessione fino a gennaio per non creare tensioni, cosa condivisibile, anche se ovviamente singole persone o gruppi possono preparare la discussione con ragionamenti su criteri e modalità di scelta.

Si è profilata la candidatura di Marta Cartabia. Potrebbe essere un nome che coniuga le vostre e le istanze del Movimento 5 Stelle in ottica dell’alleanza ormai sempre più strutturale?

I candidati devono avere la capacità di raccogliere l’intera maggioranza di Governo, quindi per ciascuna di esse va fatta una verifica.

A suo giudizio il premier Draghi sarebbe meglio rimanesse a Palazzo Chigi o che corresse per il Colle?

Credo francamente che sia preferibile che rimanga a Palazzo Chigi. Da ottobre-novembre Merkel non sarà più ai consigli europei e Macron potrebbe non restarci oltre maggio, Draghi fino al 2023 sarebbe la personalità chiave dei Consigli, eviterei quindi di metterlo in discussione proprio per quel motivo. Se poi consideriamo che i primi che lo hanno evocato al Quirinale, da alcuni leader del centrodestra a qualche personalità del centrodestra lo hanno teorizzato come premessa di un suicidio della legislatura devo dire che questo imprinting non aiuta certo a raccogliere voti a scrutinio segreto. Eviterei di esporre il Presidente del Consiglio a possibili scenari di questo tipo.

Renzi, recentemente, ha proposto il nome di Pier Ferdinando Casini. Potrebbe essere ‘papabile’ anche per voi?

Bisogna verificare per ogni candidatura se può raccogliere l’intera maggioranza, non sono certo al momento che nessuna delle candidature già evocate possano conseguirla.

Con il centrodestra, su questa partita, è possibile raggiungere un accordo?

Non solo può, ma deve essere possibile.

Il nome di Romano Prodi è definitivamente tramontato?

Vale la stessa risposta data per Casini. Ovviamente se alla fine si dovesse concludere che nessuna candidatura nuova ottiene il risultato di riunione l’intera maggioranza, credo che i leader di tutti i partiti avrebbero il dovere di chiedere al Presidente Mattarella una disponibilità alla rielezione. Il consenso unanime potrebbe ragionevolmente rimuovere la pur legittima contrarietà del Presidente.

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