Matteo Salvini, stando a quanto si dice e che non risulta smentito, non ha incontrato il papa. Non ha incontrato il Segretario di Stato vaticano. Ha incontrato il Segretario per il rapporti con gli Stati della Santa Sede, monsignor Richard Gallagher. L’incontro ha una grammatica, e quindi un senso. Riccardo Cristiano spiega quale

Come sarà andato il colloquio di Matteo Salvini con il Segretario per il rapporti con gli Stati della Santa Sede, monsignor Richard Gallagher? La risposta a questa domanda più che da comunicati o da indiscrezioni di giornali amici di questo o di quello ce la daranno i fatti. Tra le regole più note del mondo non ideologico di Francesco una è nota a tutti: “la realtà è superiore all’idea”. E indubbiamente se si continuassero a vedere rosari agitati durante comizi politici vorrebbe dire che i colloqui potrebbero non aver avuto il miglior avvio. Non è più tempo di partiti confessionali né di battaglie di Lepanto. Ma l’Italia, e l’Europa, possono sperare che sia cominciato un nuovo corso. Nella reciproca comprensione di cosa agita il mondo che per prassi chiamiamo conservatore, ma anche nella comprensione di cosa infastidirebbe un qualsiasi interlocutore trattato alla stregua di un impostore.

Dunque l’incontro è importante. Matteo Salvini, stando a quanto si dice e che non risulta smentito, non ha incontrato il papa. Non ha incontrato il Segretario di Stato vaticano. Ha incontrato il Segretario per i rapporti con gli Stati. Dunque l’incontro avrebbe, ha una grammatica, e quindi un senso. Se il senso fosse avviare un chiarimento tra quel conservatorismo che oggi partecipa a guidare l’Italia fuori dalle secche della pandemia nella prospettiva della comune responsabilità e quell’autorità morale che questo ha sempre auspicato, ferma restando la differenza dei ruoli e dei compiti -come nel caso di tutti gli altri soggetti politici- sarebbe un bene.

Una casa cattolico-conservatrice non illiberale, come quella orbaniana, serve a tutti. Serve all’Italia, serve all’Europa, serve alla sinistra, serve ai conservatori. Per farlo è chiaro che l’autorità morale va riconosciuta come tale, ma questo non tutti lo fanno. L’autorità morale non impone un programma politico, ma indica una prospettiva che si può interpretare. Se la si vuole accettare come tale, lo si può fare da “cattolici adulti”, come disse in un senso anni fa Romano Prodi e come altri possono dire altro senso oggi. Ma non definire non legittima. In questa prospettiva, per me auspicabile, credo che il senatore Salvini farebbe bene a intraprendere questa lunga marcia senza libretti, magari rosso porpora.

Indicare un cardinale o un altro che in passato hanno riconosciuto i suoi meriti cattolici, come fanno alcuni giornali, non credo aiuti. Anche articoli che dipingono il Vaticano come un’entità non capace di intendere cosa significasse il ddl Zan, non appare corroborare l’impresa. Perché l’impresa è importante: si tratta di costruire quel referente non ratzingeriano o bergogliano, ma attento ai valori cattolici nel mondo di un conservatorismo europeo che oggi appare pervaso da molto altro. I valori cattolici in questi ambiti si evincono prioritariamente dalla dottrina sociale, non da quella dei teocon. E quei valori richiedono di riflettere sul passato, sul presente, sul futuro e soprattutto sul bene comune.

Il senatore Salvini, prima di andare al colloquio che avrebbe, ha avuto in Vaticano, ha detto secondo un importante sito di informazione: “Papa? Non la vediamo così diversamente”. È un’espressione strana, ma prendendo il buono delle intenzioni, è un passo avanti rispetto ai tempi andati, quelli dei comizi. Ma non credo che sia questo il punto. Il punto è capire cosa serve all’Italia e all’Europa, e capire se si conviene, anche con idee diverse, che la priorità oggi si chiama responsabilità. Fatti in questo senso aprirebbero scenari da esito positivo. Il cattolicesimo praticato e quindi anche in politica ha bisogno di riscoprire e far riscoprire il Vangelo.

Non si tratta di aspettarsi e tanto meno di augurarsi nuove cinghie di trasmissione, non servono. Si tratta di confrontarsi insieme sulle urgenze e i rischi che tutti gli estremismi creano, sempre ma soprattutto oggi. La famiglia certamente è un punto, ma va capita a mio avviso come famiglia privata, nazionale e umana. Poi le ricette per curarle tutte non le dà l’autorità morale, ieri come oggi. Lavorare da conservatori per il bene comune è un bene anche per sperare che altri lavorino per il bene comune da progressisti. Le autorità morali servono a questo.

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