Vittorio Colao ha chiuso l’evento “G20 – L’Italia per lo Spazio” organizzato a Roma dalla Fondazione Leonardo. Con lui Piero Angela, Simonetta Di Pippo, Josef Aschbacher e Giorgio Saccoccia. Il risultato è una tabella di marcia per salire a bordo della New Space Economy

“L’Italia può e deve pensare in grande”. È il messaggio del ministro Vittorio Colao, autorità delegata per le politiche spaziali e aerospaziali, intervenuto oggi a Roma per concludere i lavori di “G20 – L’Italia per lo Spazio”, una giornata organizzata dalla Fondazione Leonardo – Civiltà delle macchine. Il pomeriggio (qui il focus sulla mattinata) i lavori sono stati aperti da Piero Angela, con un focus sulla divulgazione scientifica. Poi gli interventi delle istituzioni di settore: la direttrice dell’Unoosa Simonetta Di Pippo, il direttore generale dell’Esa Josef Aschbacher, il presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia e il ministro Colao. “In tre settimane non ho neanche scalfito la superficie di questi temi”, ha esordito Colao ricordando la recente delega da parte del premier Mario Draghi.

L’AMBIZIONE ITALIANA

Tre settimane sono comunque bastate per comprendere che il settore è “un punto di forza del nostro Paese”. Per questo “l’Italia può, deve e vuole pensare in grande”. Il momento è “adesso”, ha aggiunto, “essenzialmente per i grandi sviluppi che stanno avvenendo a livello tecnologico e per i cambiamenti dei modelli di business”, che vedono “cambiare insieme i modelli di costo e quelli di valore”. Significa che “ci sono grandissime opportunità”, a partire dal “coinvolgimento sano dei privati, regolamentato e sostenibile in tutte le sue forme, dalle partnership pubblico private alle forme di co-investimento”. In altre parole, è “il momento in cui si può far partire una grande mobilitazione pubblico-privata”. Il tutto con “efficienza e rapidità”. Dunque, “i grandi programmi spaziali devono essere un magnete per attrarre il capitale privato”.

L’OCCASIONE PNRR

Per l’Italia l’occasione è rilanciata dal Pnrr che, se sommato ai fondi nazionali, destina allo Spazio 4,5 miliardi di euro: “risorse importanti – ha detto Colao – da mettere nelle aree che riteniamo più fruttuose”. Gli esempi citati dal ministro sono diversi: agricoltura di precisione, manutenzione del territorio, interventi di emergenza, monitoraggio delle infrastrutture, mobilità. Si tratta di “alzare l’ambizione e coordinarci di più come Paese”. Per questo, l’impegno promesso dal ministro è “dedicare tempo ed energie affinché i fondi che abbiamo siano utilizzati al meglio, sui piani più solidi, più innovativi e con maggiore efficienza”. Il Pnrr è “debito per le generazioni future” e impone di ragionare con “l’orizzonte di un vero ritorno con solidarietà inter-generazionale”. E lo Spazio “per definizione non investe guardano al breve”.

UNO SPAZIO “NUOVO”

Anche per Giorgio Saccoccia l’Italia ha la possibilità di “fare un grosso salto di competitività e produttività nello Spazio”, grazie “alle capacità industriali e alle risorse a disposizione”. Potrebbe mancare “il capitale umano”, elemento che impone un riflessione su nuovi modelli formativi, “improntati alla multi-disciplinarietà”. D’altra parte, ha spiegato il presidente dell’Asi, ciò che rende “nuovo” lo Spazio di oggi è che i progetti “nascono con obiettivi e specifiche che mutano nel corso nel tempo, anche nella fase di sviluppo”. Ciò richiede il “ritorno all’uomo umanistico, con una preparazione sugli impatti economici e sulle ricadute sociali di un investimento tecnologico”.

LA SFIDA DEI PRIVATI

La sfida è stare al passo con i grandi privati d’oltreoceano. Loro hanno la forza del “controllo totale dell’investimento”, ha notato Saccoccia. “Partono senza sapere dove vanno, provano e riprovano, e accelerano sulla base dell’esperienza diretta la capacità di arrivare a un risultato”. Tutto questo “è difficile da accettare per un settore finora tutto basato su investimenti pubblici”, che richiedono “un livello di attenzione estremamente elevato”. Perciò, anche per Saccoccia, “oggi bisogna cercare risorse in modo diverso”, dalla logica pubblico-privata ai fondi d’investimento, dalle ditte che si aprono al public shareholder fino al turismo spaziale.

IL PIANO EUROPEO

Negli Stati Uniti, ha ricordato nel suo intervento Josef Aschbacher, gli investimenti privati nello Spazio ammontano a circa 7,5 miliardi. In Europa “molto meno” (sotto il miliardo), e ciò dà l’idea della sfida in corso. Il trend è comunque in positivo, e con la sua Agenda 2025 Aschbacher si è dato l’obiettivo di “capire cosa sia davvero necessario per far entrare l’Europa a pieno titolo nella New Space Economy. L’obiettivo, ha aggiunto, è “creare un’economia vitale, un contesto dinamico in cui start-up e grandi attori possano trovare buoni partner per ampliare il mercato”. Di più: “vogliamo lavorare con il venture capitale e con gli investitori per farli entrare nello Spazio”, ha spiegato Aschbacher.

UN APPROCCIO MULTI-STAKEHOLDER

Si tratta di salire su un treno in corsa. Simonetta Di Pippo ha ricordato che dal 2010 il valore dello Spazio a livello globale è cresciuto del 50%, raggiungendo oggi i 420 miliardi di dollari. Nello stesso periodo l’aumento del Pil mondiale è stato del 28,3%. Una crescita testimoniata anche dal numero di satelliti lanciati oltre l’atmosfera: già duemila quest’anno, contro i 1.300 del 2020, a loro volta circa il doppio del 2019. Numeri destinati a crescere ancora, in un processo “che ha anche diversi rischi”, ha spiegato la direttrice dell’Unoosa. Per questo occorre ragionare in sede internazionale “sul mantenimento dell’uso pacifico dello Spazio”, tema che “richiede proattività”. Si tratta di “lavorare in modo trasparente, aperto e collaborativo per creare un ecosistema stabile nel tempo”, così da attrarre ulteriormente investimenti nel settore. L’Unoosa è per questo impegnata “ad avviare un processo di discussione per arrivare a un sistema globale di coordinamento del traffico spaziale”. La strategia scelta è “un approccio multi-stakeholder”, che mira alla piena convergenza internazionale e a portare il tema al “Summit of the future” dell’Onu tra due anni.

IL MESSAGGIO DALLO SPAZIO

In fondo, è la convergenza suggeritaci direttamente dallo Spazio. Piero Angela ha ricordato come la missione Apollo 8, nel 1968, fu la prima a lasciare l’orbita terrestre per un giro intorno alla Luna, e dunque la prima a consegnarci le immagini del nostro Pianeta da lontano: “Una pallina che non sembra contare nulla – ha detto il divulgatore scientifico – un granellino nel buio dell’Universo che gira a centomila chilometri intorno al Sole da migliaia di anni”. Eppure, “sotto quell’atmosfera così sottile noi continuiamo a litigare”. L’immagine, ha concluso, basta “per darci una regolata su cosa siamo e su cosa dovremmo essere”.

Condividi tramite