La Fondazione Leonardo ha riunito a Roma lo Spazio italiano (e oltre). Con i ministri Giorgetti e Messa, nella prima parte dell’evento, tanti esperti, industria e addetti ai lavori. Obiettivo? Entrare nel futuro, sempre più extra-atmosferico, tra ricerca di nuove regole, opportunità economiche e ambiziosi obiettivi d’esplorazione

Per Luciano Violante “è il nuovo continente”. Per il ministro Giancarlo Giorgetti “un’infrastruttura critica” e “un mercato con grandi opportunità economiche” che, gli ha fatto eco la ministra Maria Cristina Messa “alla fine avrà sempre bisogno del capitale umano”. Per Leonardo, ha detto l’ad Alessandro Profumo, è “uno dei settori core delle nostre attività” con “un impatto fenomenale sulla vita dei cittadini” ma anche, ha rimarcato il presidente Luciano Carta, “il teatro di un nuovo processo di militarizzazione”. La sintesi l’ha fatto l’astronauta Roberto Vittori: “lo Spazio è tutto”.

IL DIBATTITO

Il dibattito è andato in scena oggi a Roma, dove la Fondazione Leonardo – Civiltà delle macchine ha organizzato l’evento “G20, l’Italia per lo Spazio”, nell’ambito della presidenza italiana del gruppo. Una giornata con esperti, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali, dedicata a indagare un futuro sempre più spaziale. Tra l’ingresso dirompente dei privati, i piani di enormi costellazioni orbitanti e i progetti di esplorazione interplanetaria, il settore è alle prese con una rivoluzione. Ciò alimenta domande di natura economica, normativa e formativa. Le risposte (è il messaggio emerso nella prima parte dell’evento) passano per un approccio sistemico, di maggiore collaborazione pubblico-privata e di incremento dei rapporti con gli alleati extra-atmosferici.

LE TAPPE PRECEDENTI

Il tema è da tempo oggetto di attenzione sulla scena internazionale. A giugno, il G7 in Cornovaglia ha visto sottoscrivere dai sette grandi l’impegno per “un uso sicuro e sostenibile”. Pochi giorni dopo, i leader della Nato riuniti a Bruxelles hanno deciso di “approfondirne ed espanderne l’uso come dominio operativo”. Già allora si notava la necessità di spostare il dibattito al G20, format più adatto ai temi spinosi dello Spazio vista l’adesione di tutte le potenze extra-atmosferiche, comprese Russia, Cina e India. Per questo, tra ieri (all’Asi) e oggi, la presidenza italiana ha ospitato due giornate di lavoro dedicate al tema. L’attenzione principale è su tre aspetti: opportunità economiche (ormai assodate), sicurezza delle attività in orbita e sostenibilità delle stesse in un quadro di crescente competitività.

UN MERCATO COMPETITIVO

Per il titolare del Mise, Giancarlo Giorgetti, sono cambiati i paradigmi dello Spazio: “Da luogo per sognatori e scienziati è diventato un mercato”, nel quale “il motore propulsivo è la ricerca del profitto”. Di fronte ai grandi investimenti privati, “i governi appaiono quasi rachitici”, chiamati a nuove forme di sostengo al settore. Ciò vale per l’Italia in modo particolare, viste le 200 aziende impegnate nello Spazio e il posizionamento di primo piano nel contesto internazionale. Per questo il governo è impegnato su “collaborazioni strategiche su temi sensibili”, ha spiegato Giorgetti, citando i lanciatori e il legame con la Difesa europea, contesti in cui l’obiettivo è avere “pari peso rispetto a Germania e Francia”. Per questo, ha aggiunto “l’industria italiana deve essere capace di creare sinergie internazionali”, come quella tra Thales Alenia Space e Axiom per il futuro commerciale della stazione spaziale internazionale. Importante, ha detto il numero uno del Mise, “che non siano iniziative sporadiche, ma piuttosto un processo in itinere”.

IL VALORE DELLA FORMAZIONE (DIGITALE)

Un altro tassello è quello della formazione. Per quanto lo Spazio diventi un business, “avrà sempre bisogno del capitale umano e della ricerca”, ha ricordato la ministra Maria Cristina Messa. Il focus è sulla “competenze digitali”, già al centro del G20 Ricerca e del Pnrr per la formazione. Si punta a “percorsi sempre più trasversali”, a strumenti che “diano maggiore flessibilità” e a superare il dualismo tra “scienza e umanesimo”, ha spiegato la titolare dell’Università e ricerca, per una strada condivisa nel corso dell’evento dai molteplici rettori di atenei italiani intervenuti. E poi occorrerà generare “maggiore mobilità” per i ricercatori, in una “forte corsa all’internazionalizzazione”.

IL RUOLO DEI PRIVATI

La ragione è sotto gli occhi di tutti. Luciano Violante, presidente della Fondazione Leonardo, ha riassunto il processo in corso: “Lo Spazio è il nuovo continente di questo secolo, capace di generare grandi ricchezze, da cui dipende gran parte di attività umane”. In questo settore, ha aggiunto, “il presente è già futuro”, con “trasformazioni” imponenti introdotte dai nuovi attori del New Space. Campione di tale dinamica è Elon Musk, che con i suoi razzi riutilizzabili “sta aeronautizzando lo Spazio”, ha spiegato Roberto Vittori. Secondo l’astronauta ciò capovolge la prospettiva: “dobbiamo partire dai business plan”. Nel dettaglio, “la grande opportunità” per l’industria italiana è nel completamento dell’offerta di SpaceX. “Loro fanno i sistemi di trasporto, noi possiamo fare la logista”, sfruttando le competenze su moduli pressurizzati. “Sarebbe un matrimonio perfetto”, secondo Vittori.

LA COLLABORAZIONE NECESSARIA

Intanto, entro i confini nazionali, la strada scelta è quella della collaborazione pubblico-privata. “La compartecipazione tra meccanismi istituzionali e privati è importantissima, e in Italia la gestione sembra funzionare bene”, ha detto Alessandro Profumo, ad di Leonardo. Eppure, il paragone con i numeri mobilitati dalle potenze extra-europee (compresi i privati americani) rende necessario allargare lo sguardo al Vecchio continente nel suo complesso.

RISPOSTE EUROPEE

“Le risposte alle domande che ci poniamo oggi le potremmo dare solo in ottica europea”, ha spiegato Profumo. Occorre dunque sviluppare “un sistema cooperativo che ci consenta di poter mettere insieme le forze”. Per il presidente di Leonardo Luciano Carta “si tratta di definire una road-map europea per lo Spazio, che coniughi in maniera coerente gli investimenti, tenendo conto sia degli interessi strategici dell’Ue, sia delle legittime aspirazione dei Paesi membri”.

Anche perché ha aggiunto l’ad di Telespazio Luigi Pasquali nel corso del primo panel, “lo Spazio è un settore strategico per la sua natura tecnologica, di abilitatore di sviluppo, per i servizi a beneficio dei cittadini e per la sua rilevanza ai fini della sicurezza”.

LA RICERCA DI REGOLE

Ciò chiama in causa anche le prospettive normative. “In mancanza di regole condivise rischiamo la giungla spaziale”, ha detto Carta. “L’industria – ha rimarcato Profumo – per poter operare ha bisogno di regole certe”. L’invito è stato colto dal ministro Giorgetti: “Ci vogliono però regole più precise” per un settore al momento “poco regolamentato”. È il dibattito sul nuovo Space law (a cui la rivista Airpress ha dedicato il numero di luglio/agosto), alimentato dall’aumento dei satelliti in orbita e dalla crescente competizione spaziale.

SPAZZATURA SPAZIALE

Tra le maggiori preoccupazioni ci sono i detriti spaziali, noti come “space debris”. Secondo i numeri dell’Esa, ricordati dal presidente Carta, i satelliti attualmente operativi intorno al nostro Pianeta sono circa 4.300. Il numero di oggetti che rappresentano “debris”, da un millimetro fino a oltre dieci centimetri, si stima possa aggirarsi intorno ai 130 milioni, a fronte degli 28.600 “debris” che si riescono a tracciare. Il numero è destinato a crescere. L’Italia, ha detto Giorgetti, potrebbe per questo rilanciare un progetto già ideato in passato: “Un battello spazzino spaziale”.

L’USO DELLO SPAZIO

Grande attenzione è poi rivolta all’uso dello Spazio in senso stretto, visti i programmi già calendarizzati per la colonizzazione di corpi celesti differenti dalla Terra. Il primo caso sarà la Luna, con Stati Uniti, Russia e Cina determinati a posizionarvi una presenza stabile. Per questo Washington ha lanciato gli Artemis Accords (in cui propongono un set di regole comuni) e coinvolto i grandi attori privati, desiderosi di partecipare non solo per il valore immaginifico dell’esplorazione spaziale, ma anche per la prospettiva di allettanti ritorni economici. Questi dipenderanno pure dallo sfruttamento delle risorse lunari. Già si parla di estrazioni in situ, mentre non sono in pochi a considerare la Luna un’enorme potenziale fonte di preziose terre rare (con evidenti ripercussioni geopolitiche). Insomma, la rivoluzione dallo Spazio è già arrivata.

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