La condizione della politica in Italia è un mix tra le indubbie capacità e l’autorevolezza del “personaggio” Draghi e l’impossibilità da parte delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione di prevedere una alternativa al mandato che gli ha affidato il capo dello Stato

La domanda da porsi dopo la decisione del governo sull’ampliamento del Green pass che ha costretto Matteo Salvini ad un dietrofront sospinto anche da buona parte della Lega, è se è Super Mario ad essere troppo forte oppure i partiti ad essere troppo deboli. Allo stato attuale, la risposta è che sono vere entrambe le cose, ma anche che non hanno lo stesso peso. In effetti il sistema politico pencola alla stregua di un piano inclinato verso il presidente del Consiglio ed è una condizione di squilibrio destinato a durare almeno fino alla fine dell’anno.

Si può anche provare ad andare più a fondo. In molti, infatti, hanno elogiato una sorta di “metodo Draghi” che consisterebbe nell’ascoltare tutti per poi decidere da solo. All’apparenza è così. Ma il discorso può – e forse deve – essere anche rovesciato. Nel senso che il capo del governo ha una strategia in testa che intende perseguire con determinazione e che in buona parte si trasfonde nel cronoprogramma riformista concordato con Bruxelles. Poi però c’è una verità più sostanziale. E cioè che Draghi fa quel che ritiene necessario e se qualcuno dei partiti della maggioranza tira la corda poi alla fine è costretto a cedere perché non esiste un piano B. Non esiste cioè la possibilità di sfiduciare il premier e imboccare strade che erano e restano imperscrutabili.

Insomma, la condizione della politica in Italia è un mix tra le indubbie capacità e l’autorevolezza del “personaggio” Draghi e l’impossibilità da parte delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione di prevedere una alternativa al mandato che gli ha affidato il capo dello Stato.

Non solo. Draghi si muove con scioltezza sul proscenio italiano ma non trascura di esercitare una leadership allo stesso tempo “gentile e decisa” sui principali dossier internazionali. Vale per il G20 straordinario sull’Afghanistan che è in via di concretizzazione; vale per il severo richiamo sul clima espresso al vertice Eu Med di Atene dove il presidente del Consiglio ha detto che gli impegni di Parigi del 2015 non sono stati rispettati e che anche la conferenza di Glasgow del prossimo novembre rischia di fallire. Il risultato potrebbe essere disastroso: “Non c’è più tempo. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono devastanti. Negli ultimi 50 anni il numero di disastri legati ad eventi meteorologici si è quintuplicato. L’ultimo rapporto dell’Onu sui cambiamenti climatici ha dichiarato che, per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo realizzare riduzioni immediate, rapide e significative delle emissioni. Non possiamo semplicemente contare sugli altri: dobbiamo tutti fare la nostra parte”. Ce n’è anche per l’Italia: “Da un lato siamo determinati a percorrere l’obiettivo della transizione ecologica con il massimo impegno, la massima determinazione; dall’altro siamo altrettanto determinati a proteggere soprattutto i più deboli dai costi sociali che potrebbero essere – come stiamo vedendo ora per le bollette – davvero significativi”.

Al dunque Super Mario non rinuncia ad una visione binoculare, inserendo l’azione di riassestamento del Paese nell’ottica più ampia di un mondo sempre più interconnesso e multipolare.

Abbiamo detto che un tale abbrivio continuerà fino a Natale e dovrà essere corroborato da interventi di peso: dalla riforma fiscale alla legge sulla concorrenza e all’implementazione della circa cinquantina di progetti legati al Recovery.

Poi però ci sarà uno stop obbligato e alcune delle attuali debolezze del quadro politico potrebbero esplodere con conseguenze non preventivabili. Il riferimento è all’elezione del nuovo capo dello Stato, passaggio obbligato che rappresenta una sorta di stress test per il sistema nel suo complesso. Se infatti Draghi rimarrà a palazzo Chigi magari ancora con Mattarella al Quirinale, il decorso della legislatura prenderebbe una piega; se invece si trasferisse al Colle ne imboccherebbe un’altra opposta. In ogni caso il copione che ciascuna parte in campo sta interpretando – il premier da un lato, i partiti dall’altro – è destinato a mutare in profondità.

E dunque? Dunque più che una corsa contro il tempo, è in fieri un riassestamento complessivo del panorama politico-istituzionale. È senz’altro un passaggio delicato in un contesto di non risolta crisi di sistema. Ma la crisi può diventare anche un motore di cambiamento. Il punto sostanziale è che in ogni caso non si potrà prescindere dalla volontà di Draghi. Sarà lui che indicherà quale strada imboccare, per lui e per il Paese. Una condizione tanto inedita quanto necessitata.

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