La presidente della Commissione Europea lancia chiari messaggi ai supporter del rigore e del Patto di Stabilità formato Maastricht. La pandemia ha inondato di debito e deficit le grandi economie e ridisegnato nuovi bisogni dei cittadini. Non si può non tenerne conto e ripetere gli errori del 2008

Ci voleva forse il tanto atteso discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen (qui il testo integrale) per convincersi che sì, certe regole sui deficit e debiti sovrani non hanno più senso. Perché la pandemia ha cambiato tutto e posto le basi per una nuova Europa, forse più equa e meno spigolosa. E così, nelle settimane in cui il Paesi frugali guidati dall’Austria tornano a pressare la Commissione europea per un ripristino urbi et orbi del vecchio Patto di Stabilità formato Maastricht, il capo del governo comunitario risponde per le rime, spiegando che dopo la pandemia nulla potrà più essere come prima.

E c’è da crederci. Le principali economie del Vecchio continente, Francia, Germania e Italia, hanno imbottito i propri bilanci di deficit (Bankitalia proprio oggi ha aggiornato il contatore del debito italiano, a 2.725 miliardi) per finanziare le misure anti-Covid. In più c’è il Recovery Fund, che fa rima con spesa e non certo con rigore. Ce ne è abbastanza insomma per mettere definitivamente sotto terra il Patto e le sue regole. Altrimenti il presidente della Commissione Ue, ascoltata in sessione plenaria del Parlamento europeo, non si sarebbe affrettata a dire che è tempo di scrivere nuove regole sui conti (qui l’intervista all’economista Giulio Sapelli).

“La Commissione europea rilancerà la discussione sulla revisione della governance economica nelle prossime settimane”, ha messo in chiaro von der Leyen, prendendo atto dei grandi cambiamenti imposti dalla pandemia e invitando anche i più ostinati a guardare in faccia la realtà. “Dobbiamo riflettere su come la crisi ha colpito la forma e la struttura della nostra economia: è aumentato il debito, ci sono nuove modalità di lavoro, ci sono impatti diversi sui vari settori. Per questo, la Commissione rilancerà la discussione sulla revisione della governance economica nelle prossime settimane. L’obiettivo è quello di generare un consenso sulla strada da seguire con largo anticipo sul 2023”. Data per la quale è previsto, almeno sulla carta, il ritorno all’operatività del Patto di Stabilità.

La presidente è convinta di un fatto: l’austerity imposta dall’Ue all’indomani della grande crisi finanziaria del 2008 fu un errore. All’Italia, poi, costò quasi il default andato in scena in Grecia. Guai a ripetere certi errori. “Affrontando la crisi economica causata dalla pandemia l’Ue non ha ripetuto gli errori fatti durante la precedente crisi economica e finanziaria, e ha dato la risposta giusta, con il suo Recovery Plan per garantire una rapida ripresa”, ha chiarito von der Leyen.

“In molti campi abbiamo fatto quello che occorreva. Ci siamo attivati per creare subito il programma Sure (il piano di sussidi per il lavoro, ndr) per finanziare i sistemi nazionali di cassa integrazione negli Stati membri, che ha sostenuto più di 31 milioni di lavoratori e due milioni e mezzo di imprese in tutta Europa. Abbiamo tratto la lezione dalle nostre esperienze passate, quando eravamo troppo divisi e troppo in ritardo. La differenza è netta: la scorsa volta ci sono voluti otto anni per far tornare il Pil della zona euro ai livelli pre-crisi”. Conclusione: “gli insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria dovrebbero servirci da monito: all’epoca, l’Europa aveva cantato vittoria troppo presto e poi ne ha pagato lo scotto. Non ripeteremo lo stesso errore”. L’Austria è avvisata.

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