Se in un tempo passato è esistita l’acqua su Marte, allora è possibile che ci sia stata anche la vita. È a questo importante quesito che cercherà di dare risposta la sua missione ExoMars 2022, gestita dall’Esa (con l’Italia in testa) e da Roscosmos, inviando sul Pianeta rosso il rover “Rosalind Franklin”, che sta effettuando gli ultimi test pre-missione presso i laboratori di Thales Alenia Space Italia

“Marte è sempre più vicino”. Questo è il messaggio dell’amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, Massimo Comparini, rispetto al coinvolgimento della società nelle attività di ExoMars 2022, la missione europea diretta verso Marte alla ricerca di tracce di vita passata. “La prima volta di un rover europeo sul pianeta rosso con la capacità di prelevare campioni fino a due metri di profondità, grazie alla tecnologia sviluppata in Italia da Leonardo”. La joint venture tra Thales e Leonardo, infatti, è stata una protagonista di primo piano in tutte le fasi di progettazione e realizzazione del veicolo, il rover “Rosalind Franklin”, la cui partenza verso Marte è prevista per settembre del 2022. Il veicolo raccoglierà un carotaggio del suolo marziano e lo analizzerà direttamente a bordo, senza bisogno di una seconda missione di recupero dei campioni (come invece accadrà per i campioni di Perseverance con la missione Mars sample-return)

IL ROVER

Il rover al momento si trova negli stabilimenti romani della Thales Alenia Space Italia, dove sta venendo sottoposto al trattamento di decontaminazione da eventuali residui organici che potrebbero inquinare le misurazioni del laboratorio di bordo. Una volta terminato questo delicato processo, sul rover verrà installato l’ultimo software di navigazione che permetterà a “Rosalind Franklin” di muoversi sulla superficie del Pianeta rosso in autonomia. Come spiega Andrea Allasio, responsabile dei programmi di esplorazione robotica e Program manager di ExoMars di Thales Alenia Space: “Con l’ultima versione del programma basterà dirgli di andare verso determinate coordinate e il rover ci andrà da solo, compito non facile visto che su Marte non c’è il Gps”.

ARRIVARE SUL PIANETA ROSSO

Il momento più delicato dell’intera missione sarà l’ingresso nell’atmosfera rarefatta del pianeta e l’atterraggio sulla superficie marziana: “Quando entra nel punto di interfaccia di Marte, ci arriva a una velocità folle, circa 80, 90mila chilometri all’ora”, spiega ancora Allasio. Il modulo di discesa a quel punto subirà una prima frenata dallo scudo termico, “rallentando” fino a Mach 2, ovvero due volte la velocità del suono. Dopodiché si apriranno uno dopo l’altro due paracaduti che ne freneranno ulteriormente la discesa verso il suolo, che avverrà tramite il lander russo “Kazachok”. L’arrivo previsto su Marte è per il 10 giugno 2022, in una finestra di tempo che va dalle 14 alle 15.

UN AMBIENTE DIFFICILE

L’obiettivo della missione e trovare tracce di vita. Con un’atmosfera composta quasi esclusivamente di anidrite carbonica (al 96%), una pressione di otto millibar (un ottomillesimo di quella della terra al livello del mare), e una temperatura che si estende dai circa 25 gradi di giorno ai -120 di notte, Marte non è esattamente il luogo più adatto ad ospitare la vita. “Tuttavia – continua Allasio – sappiamo che su Marte c’era acqua, perché ci sono tracce di erosione, e si più pensare che ci fosse vita, simile a quella sulla Terra primordiale”. Se, dunque, la vita è esistita, le tracce si potranno trovare nel permafrost, uno strato di ghiaccio incluso nelle rocce del terreno sotto la superficie marziana, a circa 30, 40 centimetri di profondità.

ALLA RICERCA DELLA VITA

Come spiegato da Arianna Pandi, Contamination control engineer di Thales Alenia Space:“Il campione verrà prelevato dal trapano sviluppato da Leonardo, che può arrivare fino a due metri di profondità, e questa novità ci permette di essere speranzosi sul ritrovamento di tracce di vita su Marte perché ci permette di aggirare l’effetto dei raggi cosmici sugli strati superficiali del terreno, che uccidono tutto ciò che si trova in superficie”. Una volta prelevato il campione, questo verrà sminuzzato e distribuito in piccole provette, circa una ventina, presenti all’interno del rover. Qui un laboratorio miniaturizzato provvederà a eseguire i primi test chimici e morfologici alla ricerca di tracce di vita. “Quello che cerchiamo sono tracce di composti organici derivate da molecole più complesse, come proteine o acidi grassi – illustra Pandi – questi composti sono i marker della vita”. Più che cercare tracce di vita presenti, dunque, la missione spera di accertarsi se nel passato su Marte ci sia stata vita: “La probabilità è abbastanza alta, essendoci stata l’acqua”. I dati raccolti dal “Rosalind Franklin” verranno inviati in tempo reale a vari laboratori sulla terra che si occuperanno di studiarli e valutarne i risultati.

IL RUOLO DELL’ITALIA

“L’investimento complessivo ha superato il miliardo di euro, e l’Italia ha partecipato per oltre il 40%, tuttavia quantificare il ritorno di tale investimento è difficilmente quantificabile, dati i grandi ritorni non solo in termini economici”. Così Silvia Ciccarelli, responsabile per l’internazionalizzazione e promozione dell’industria spaziale nazionale dell’Asi. Al di là del valore economico, infatti, gli investimenti nell’esplorazione spaziale consentono sviluppi in campo scientifico, tecnologico, industriale e persino diplomatico che non sono quantificabili. “In questo senso il ruolo dell’Italia è fondamentale, e l’Asi è il primo sostenitore del cornerstone marziano del programma di esplorazione di Esa”. Inoltre, l’Italia è anche il secondo investitore in Europa su tutti i programmi di esplorazione, superati solo dai tedeschi. “La Germania – spiega però Ciccarelli – è molto concentrata sulle orbite basse e la Luna, mentre il contributo italiano è trasversale su tutti i campi, partecipando inoltre anche come intera filiera industriale italiana”.

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