Intervista al corrispondente da Roma della Faz: “I tedeschi sono viziati da tanta crescita nell’era Merkel, adesso sembrano persi davanti alle nuove sfide europee e globali. Laschet ha fatto una campagna troppo di basso profilo, Soeder è in agguato. Scholz rischia di non avere sostegno dal suo partito. Baerbock potrebbe scegliere come comporre la coalizione”

Scholz, Laschet, Soder: la margherita elettorale tedesca sfogliata da Tobias Piller, corrispondente in Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) che affida a Formiche.net la sua analisi nel giorno del voto. I tedeschi, osserva, “sono viziati da tanta crescita nel periodo di Merkel, tanti posti di lavoro in più, forte sviluppo di salari, pure nella Germania dell’Est, adesso sembrano persi davanti alle nuove sfide europee e globali”.

Come cambierà il governo tedesco nel primo anno del post merkelismo? Non è semplice archiviare 16 anni di guida così autorevole.

Sembra che la Germania sia davanti ad un periodo con più instabilità. Sarà inevitabile creare una coalizione con tre partiti per governare, e già questo è un fattore nuovo per la Germania. Ci sono varie combinazioni possibili, alcune molto eterogenee. Potrebbero dare vita ad un governo instabile, con difficoltà nel decidere. Certamente i tedeschi sono viziati da tanta crescita nel periodo di Merkel, tanti posti di lavoro in più (5 milioni), forte incremento dei salari, pure nella Germania dell’Est, adesso sembrano persi davanti alle nuove sfide europee e globali.

Quali gli errori commessi da Laschet?

Laschet era stato eletto candidato di punta, perché più simile a Merkel. Pacato, orientato ai compromessi, con una dose di europeismo che viene dalle sue radici di Acquisgrana e di figlio di immigrati dal Belgio. Ma dopo 16 anni di una Merkel abbastanza poco effervescente ed altruista, questo non vuol dire che bisogna offrire più delle stesse cose anche come candidato alla successione. Invece Laschet ha fatto per troppo tempo una campagna elettorale di profilo basso, e nel suo partito ci si lamentava di una “campagna elettorale nel vagone letto”. Alla fine, quando c’è stata la catastrofe delle inondazioni anche nella regione guidata da lui come Presidente di Regione, non ha fatto vedere una vera leadership dinanzi a problemi straordinari.

Scholz al momento riscuote molti consensi nei confronti televisivi: cosa ha in più di Laschet?

Scholz sembra ancora più successore di Merkel. Tranquillo, quasi stoico, nelle discussioni offre una posizione da politico di centro. Merkel è stata la leader democristiana più a sinistra che la CDU abbia avuto, Scholz è abbastanza a destra nel suo partito, vuol dire nel mainstream dei tedeschi. Ha attuato una campagna intelligente, con la proposta “ci pensa Scholz”. Il suo problema non è tanto la campagna elettorale, ma il periodo che verrà dopo. Fino a poco tempo fa, i membri del suo partito non lo volevano come leader e preferivano una coppia di due candidati, poco conosciuti, della sinistra. Loro sono stati messi da parte per la durata della campagna elettorale, ma per il dopo non si sa. Un commento apparso su un giornale ha preso di mira questo pericolo di mancanza di sostegno nel proprio partito, con il titolo “Re Olaf senza terra”.

Le policies tedesche, interne ed internazionali, non cambieranno visto e considerato che tutti i maggiori partiti sono europeisti e atlantisti?

Ci sono ancora margini per cambiamenti. Più o meno spendaccioni, ed anche più o meno disponibili per un’Europa con più debiti. Forse vedremo anche all’inizio una Germania più conciliante, per cambiare poi dopo quattro anni verso un governo più esigente di fronte all’Europa, per esempio con il leader bavarese della CSU Markus Soeder.

La performance elettorale dei Verdi arricchirà la probabile grosse koalition di tematiche più inerenti i giovani e il green?

I Verdi volevano prima catturare voti tra tutti gli elettori borghesi, alla fine sono tornati ad essere più tradizionali. Comunque potranno essere i kingmaker, scegliendo a quale coalizione aderire, per esempio con i socialdemocratici e la Linke (rosso rosso verde), con i socialdemocratici e liberali (rosso giallo verde, semaforo), o con i democristiani ed i liberali (nero giallo verde, giamaica).

Le relazioni con Erdogan saranno improntate alla stessa disponibilità e apertura degli ultimi tre lustri?

Guardare da vicino le relazioni tra Merkel ed Erdogan può far vedere quante notizie poco informate sono circolate in Italia. Merkel (a differenza di Berlusconi) non è mai stata un’ammiratrice di Erdogan, anzi, lo ha anche contrastato quando voleva fare campagna elettorale in Germania. Comunque, con 4 milioni di cittadini con radici turche in Germania, e con la posizione strategica della Turchia, Merkel non ha scelto la rottura definitiva con Erdogan, pensando che dopo un passo del genere, le cose sarebbero andate ancora peggio.

Mentre in Italia si raccontava che Merkel avrebbe costretto la UE a regalare soldi ad Erdogan per non avere più migranti, la storia è stata del tutto diversa: Merkel si rendeva conto che prima della grande ondata di migrazione nel 2015, c’era stato un periodo in cui, semplicemente, non c’era più da mangiare nei campi di rifugiati in Turchia, Giordania o Libano. Per questa ragione Merkel ha proposto di offrire 6 miliardi di euro ad Erdogan, per trattare meglio i rifugiati. E metà dei soldi, cioè 3 miliardi, li ha messi la Germania, lasciando agli altri 27 dell’UE di pagare insieme l’altra metà.

Con Bruxelles, Mosca, Washington e Pechino il nuovo cancelliere sconterà un pizzico di inesperienza rispetto alla “mamma”Angela?

I giornalisti tedeschi hanno calcolato che Merkel ha fatto 533 viaggi all’estero, con 766 giorni trascorsi all’estero. Molto semplicemente vedendo regolarmente gli stessi interlocutori, o almeno gli stessi paesi, facendosi vedere anche a Cipro, in Lituania, in Estonia o in Portogallo, ha creato una ampia rete di contatti. I Presidenti del Consiglio italiani non visitano pure i paesi piccoli vicini, vista la durata corta dei loro Governi. Adesso, chiunque sarà il successore, dovrà riprendere a costruire rapporti. Potrebbe comunque copiare il metodo Merkel: pensare a tutti, non solo ai grandi, e certamente non farsi accecare della propria importanza.

[Foto: https://www.instagram.com/bundeskanzlerin]

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