Giovedì prossimo la Nato Defense College Foundation riunisce esperti, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali delle regione mediorientale per la settima edizione di “Arab Geopolitics”. A dieci anni dalle Primavere arabe, sarà l’occasione per indagare il futuro dell’area e le nuove dinamiche di sicurezza

A dieci anni dalle Primavere arabe, cosa ne resta in Medio Oriente? Come è cambiata (e cambierà) la sicurezza della regione? Quali effetti su Unione europea e Nato? A tutto questo risponderà “Arab Geopolitics 2021”, la conferenza in programma giovedì a Roma, organizzata dalla Nato Defense College Foundation, in collaborazione con la Nato Political Affairs and Security Policy Division, la Fondazione Compagnia di San Paolo, il Policy Center for the New South e il Nato Defense College. È la settima edizione della rassegna dedicata al mondo arabo, in scena dal 2011, anno dell’avvio delle cosiddette Primavere arabe, che riunisce regolarmente esperti, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali della regione mediorientale per discutere degli sviluppi strategici e politici nell’area, con le conseguenti implicazioni di stabilità e sicurezza.

Per l’edizione 2021 sono previsti più di quindici speaker, distribuiti tra due sessioni e un’intervista tematica. Tra gli interventi di apertura, oltre al presidente della Fondazione Alessandro Minuto Rizzo e al comandante del Ndc Olivier Rittimann, ci saranno Nicolò Russo Perez (capo sezione Affari internazionali della Compagnia di San Paolo) e Giovanni Romani (capo della sezione Medio Oriente e Nord Africa della Nato Political Affairs and Security Policy Division).

La geopolitica regionale e gli avvenimenti più recenti saranno affrontati durante la prima sessione di lavoro, a partire dalla nuova ondata di accordi di normalizzazione tra Israele e altri Paesi dell’area, e dalla ricomposizione del Consiglio di cooperazione del Golfo. Tra gli oratori che prenderanno parte a questa sessione, Mahmoud Karem (già ambasciatore d’Egitto presso l’Ue e la Nato), e Oded Eran (già ambasciatore di Israele presso l’Ue e la Nato) che interverrà in remoto da Tel Aviv. La seconda sessione si concentrerà sul cosiddetto “Deep Maghreb”, la regione del Sahel e i diversi elementi che contribuiscono a deteriorare la sicurezza di quest’area, creando una diffusa instabilità. Tra i relatori che faranno luce sullo scenario attuale ci saranno Claudia Gazzini (senior Libya analyst dell’International Crisis Group di Tripoli), Ernesto Savona (direttore Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Bakary Sambe (direttore del Timbuktu Institute – African Center for Peace Studies, Dakar).

A intervallare le due sessioni ci sarà un’intervista tematica a Marco Piredda (capo sezione, Scenari politici e supporto istituzionale per lo sviluppo aziendale di Eni) e Jamal Fakhro (managing partner di KPMG) che dibatteranno sulla transizione energetica e i possibili effetti collaterali sugli equilibri della regione. I due ospiti saranno intervistati dalla famosa giornalista di Al Arabiya Mayssoun Azzam.

“Arab Geopolitics 2021” sarà anche l’occasione per presentare e distribuire l’ultimo dossier sul mondo arabo curato dalla Nato Defense College Foundation; Beyond the Arab Risings: what kind of future. “Nel decimo anniversario delle rivolte arabe – si legge nella nota – la pubblicazione vuole fornire una trattazione omnicomprensiva delle dinamiche future di un’area che, nonostante i tentativi per uscire dallo stallo, è ancora affetta da una grande instabilità”. Per maggiori informazioni sull’evento è possibile consultare l’apposito sito web.

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