Il presidente americano Joe Biden ha scelto Jessica Rosenworcel come prima presidente donna della FCC, la potente agenzia federale che regola le telecomunicazioni negli Usa. Huawei&Co avvisate: con le tech cinesi non userà i guanti, infatti il primo giorno mette al bando China Telecom. Dall’O-Ran alla net-neutrality, le prossime mosse

Cambio alla guida della Federal communication commission (Fcc). Joe Biden ha scelto le nuove nomine dell’agenzia federale americana che decide vita, morte e miracoli delle telecomunicazioni a stelle e strisce. Jessica Rosenworcel, 50 anni, avvocato nata e cresciuta in Conneticut, è stata nominata presidente, la prima donna nella storia.

Non si può dire che non conosca il ruolo: già da gennaio Biden l’ha chiamata a guidare ad interim la Fcc dando il benservito al suo predecessore Ajit Pai, nominato da Donald Trump. Il nome di Rosenworcel è in una rosa di nomine nel settore tech proposte dalla Casa Bianca e in attesa di conferma al Senato. Fra queste, la scelta come commissaria della Fcc di Gigi Sohn, avvocato e grande esperta di proprietà intellettuale, di Alan Davidson come vicesegretario al Commercio con delega alle comunicazioni, le telecomunicazioni e l’informazione, e Kathi Vidal come Sottosegretaria al Commercio per la Proprietà intellettuale e direttrice dell’Ufficio americano marchi e brevetti.

In questi nove mesi le telco che lavorano in America hanno già conosciuto il nuovo corso della Fcc con Rosenworcel. Un corso solo parzialmente in continuità con il passato. Come è noto la commissione si occupa di tanti dossier sensibili del settore tech, dalla regolamentazione dell’accesso alla rete ai criteri di sicurezza per i fornitori. Quest’ultimo fronte è diventato il più caldo da quando gli Stati Uniti, prima con Barack Obama, poi con Trump a Pennsylvania Avenue, hanno messo nel mirino le aziende tech cinesi vicine al governo di Xi Jinping o da questo direttamente controllate.

È il caso di Huawei, il colosso della telefonia mobile fondato dall’ex ufficiale dell’Esercito di liberazione popolare Ren Zhengfei, ma anche della competitor Zte, partecipata dallo Stato. Entrambe sono state dichiarate dalla FCC di Paj “fornitori a rischio” e messe al bando dalla rete 5G americana, una decisione che da anni la Casa Bianca chiede di assumere ai suoi più stretti alleati in Europa, Italia inclusa.

Non solo: dalla Fcc dipende l’attuazione del “Rip and replace act”, la legge approvata da una maggioranza bipartisan al Congresso che con un sistema di sussidi statali propone di smontare (rip) e rimpiazzare (replace) l’equipaggiamento di Huawei con quello di fornitori considerati affidabili. Attività che hanno avuto il placet di Rosenworcel, decisa a proseguire sulla lina della fermezza con i fornitori cinesi.

Non è un caso che, il giorno della sua nomina a presidente, l’FCC abbia annunciato la sospensione della licenza a un altro gigante di Pechino, China Telecom. È solo l’ultima di una lunga serie di restrizioni proseguita senza sosta da gennaio. A marzo l’agenzia ha ampliato la “black list” delle aziende cinesi cui sarà vietato installare prodotti nelle reti di telecomunicazione americane. A Huawei e Zte si erano aggiunte Hytera Communications, Zhejiang Dahua Technology e Hangzhou Hikvision Digital Technology, tre compagnie attive nel mercato dei servizi di sorveglianza, anche in Italia.

I prossimi mesi saranno decisivi per chiudere un ciclo. C’è infatti da risolvere il vero problema della campagna anti-tech cinesi: gli indennizzi da corrispondere alle aziende americane che decidono di cambiare fornitori. Una cifra monstre, secondo le stime della FCC: l’operazione complessiva può costare 1.837 miliardi di dollari, cui il Congresso dovrà provvedere almeno in parte con un finanziamento pubblico.

Poi ci sono le soluzioni alternative cui lavora il Dipartimento di Stato americano per un mercato delle telco più sicuro. Come l’O-Ran (Open radio access network), un progetto per dar vita a un mercato modulare e non più proprietario, con una standardizzazione delle reti mobili. Un’idea che ha già trovato il favore di centinaia di aziende (unite nella O-Ran alliance) che punta a spezzare il monopolio di alcuni vendor, inclusa la cinese Huawei, di cui Rosenworcel è da sempre convinta sostenitrice.

Altre due poi sono le direttrici della nuova era dell’FCC guidata dall’avvocatessa democratica. La prima è la net-neutrality: da anni Rosenworcel si batte per un equo accesso a internet garantito dagli Isp (internet service providers). La seconda è la lotta alle robo-call, i sistemi di chiamata robotizzati che ogni anno inducono migliaia di consumatori ad acquistare prodotti e servizi inesistenti. Una truffa dalle dimensioni e dalla portata preoccupanti – secondo i dati di Truecaller solo in America tra il 2020 e il 2021 ha colpito 59 milioni di persone con una perdita complessiva di 29,8 miliardi di dollari – cui ora la FCC targata Rosenworcel vorrà mettere un freno.

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