Intervista all’ex sottosegretario all’Economia nei governi Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Un Pil al 6% è frutto di un rimbalzo fisiologico ma anche del clima politico e della sana voglia di ripartire, come dopo la guerra. L’Italia può farcela ma stia attenta a non far scivolare il Pnrr sulla burocrazia. Il Patto di Stabilità? Dipende dal governo tedesco, ma il punto di caduta rimane il debito “buono” evocato da Draghi prima ancora di arrivare a Palazzo Chigi

Chi di manovre ne ha maneggiate parecchie, non meno di cinque, distingue a occhio nudo la realtà dalla finzione. E Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia dal 2013 al 2018, nei governi Letta, Renzi, Gentiloni e poi di nuovo dal 2019 al 2021 nel Conte-2, ci mette poco a trovare una risposta efficace quando gli si chiede se la crescita del 6% incastonata nella Nota di aggiornamento al Def fresca di approvazione da parte del governo sia qualcosa di più di un fisiologico rimbalzo, dopo l’ecatombe del 2020.

Nell’aggiornare il Def, il governo ha sancito quell’agognata crescita al 6% di cui si parlava da settimane. C’è da essere felici, però è lecito domandarsi se siamo dinnanzi a un rimbalzo tecnico destinato ad affievolirsi o a un qualcosa di più strutturale, sistemico. Lei che dice? 

Dopo un anno e mezzo di pandemia, appena si intravvede la via di uscita, è naturale che ci sia un rimbalzo. La dimensione annunciata è superiore alle attese tecniche. In questo dato penso che ci sia un po’ di voluto ottimismo da parte del governo, per infondere fiducia.

Allora non siamo dinnanzi all’inizio di una vera e duratura crescita?

In parte lo siamo, il rimbalzo non è solo tecnico, ma anche… politico, nel senso che ad implementarlo positivamente pesa il clima economico e sociale. C’è una voglia di rilancio che travalica i dati oggettivi. Un po’ come nel dopoguerra, si intravedono le condizioni perché la ripartenza abbia caratteristiche strutturali che vanno colte. Ma c’è una condizione.

Ovvero?

La condizione è che si abbia chiaro che bisogna scegliere il modello di crescita. Nella crisi abbiamo visto potenzialità e debolezze della nostra economia… dobbiamo operare delle scelte.

Qui chiamiamo in causa il Pnrr, la cui corretta gestione sarà fondamentale per sfruttare a pieno la grande opportunità offerta dall’Europa. Dove e come potremmo scivolare nell’arco della catena di montaggio?

Durante lo scorso anno, nei momenti più duri abbiamo visto che il nostro settore manifatturiero ha retto. Che le imprese medio piccole, come era successo già nella crisi 2008/2014, si dimostrano più reattive. Che turismo e cultura, nonostante siano stati i più penalizzati, appena è stato possibile sono ripartiti. Abbiamo potenzialità straordinarie da sfruttare nell’agroalimentare, nella chimica fine, nel farmaceutico… insomma il “Made in Italy” resta la nostra miglior risorsa applicata ai diversi settori innovativi. Le risorse, poi, ci sono e mai come stavolta.

Allora zero ostacoli?

No. Potremo scivolare sulla burocrazia e sulla rete. È li che bisogna investire…

Intanto in Europa si discute di ritorno del Patto di Stabilità. Alcuni Paesi del Nord vorrebbero addirittura un ritorno delle vecchie regole di Maastricht. La pandemia e la crisi ad essa connessa non ha insegnato proprio nulla?

Appena in Europa avremo raggiunto l’immunità di gregge e la ripresa economica sarà consolidata la discussione sul debito tornerà all’ordine del giorno. Tanto più dopo il clamoroso incremento causato dalla pandemia. Il fatto che l’esplosione inevitabile del debito sia un problema globale non porta alla conclusione: mal comune mezzo gaudio. Ma può facilitare la ricerca di soluzioni più flessibili e graduali.

La formazione del governo tedesco avrà il suo peso sul ripristino o meno di certe regole di bilancio…

La qualità delle discussione e delle proposte in Europa dipenderà molto dalla possibilità che in Germania si formi un governo più disponibile a soluzioni condivise. La linea da tenere è quella del Next Generation Eu e l’Italia ha Draghi, che potrà fare molto. La sua teoria sul debito buono potrebbe rappresentare un punto di equilibrio. Per dire cioè che la questione non sarà se abbattere il debito, che sarà condivisa da tutti, ma come…

La riforma del Catasto torna ciclicamente ad agitare gli italiani. Il governo ha promesso una riforma a saldo zero, senza spostamenti di carico fiscale, puntando tutto sull’emersione del sommerso e delle case fantasma. Impressioni?

Anni fa, la precedente riforma fiscale prevedeva già una riforma del Catasto che poi non fu attuata da Renzi… I problemi politici di allora ci sono anche oggi, ma la riforma è necessaria. E deve essere l’occasione anche per una nuova politica della casa e del territorio. Non basta dire che sarà senza spostamenti di carico fiscale, tanto più se la si vuole a costo zero, bisogna allora offrire servizi. La pandemia d’altronde ci ha insegnato quanto importante sia il senso di comunità ma anche la vicinanza e la prossimità.

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