Il gigante del fashion e del tessile Shandong Ruy, proprietario della maison transalpina Smcp, finisce insolvente per 250 milioni di dollari in obbligazioni e spiana la strada all’ingresso dei creditori dell’azionariato

Da Shenzhen a Parigi, senza ritorno. Il debito cinese e i suoi mali non conoscono frontiere e arrivano persino nel cuore della moda mondiale, all’ombra della Tour Eiffel. Con ogni probabilità è l’onda lunga di Evergrande, il gigante immobiliare collassato sotto il peso, insostenibile, di 305 miliardi di dollari di debiti, che ora coinvolge nientemeno che il settore del fashion.

Tutta colpa di Shandong Ruy, colosso internazionale cinese della moda, finito insolvente per 250 milioni di euro di obbligazioni emesse nel settembre di tre anni fa. Pagamenti la cui scadenza sarebbe fissata per il prossimo martedì ma che con ogni probabilità il gruppo non onorerà a causa di seri problemi di cassa. Ora, Shandong Ruy, la cui filiale europea ha sede in Lussemburgo, è azionista di maggioranza di holding d’investimento European topsoho, a sua volta proprietaria di poco più della metà del capitale della maison francese Smcp, cui fanno capo i brand Sandro e Maje.

Il problema è a monte. Shandong ruyi, forte di molteplici acquisizioni tra il 2015 e il 2018, sarebbe fortemente indebitata e da molti mesi in gravi difficoltà finanziarie, complice la pandemia, avendo mancato più pagamenti. Dunque, a tutti gli effetti, insolvente. Ora tutto sta nella capacità e la volontà del conglomerato cinese di adempiere ai suoi obblighi finanziari. In caso di fallimento, i creditori del gruppo diventerebbero quasi certamente azionisti di Smcp. Attualmente, European topsoho detiene una quota del 53% della controllante di marchi quali Sandro, Maje, Claudie Pierlot e De Fursac, mentre il flottante ammonta al 40% (Smcp è quotata su Euronext da ottobre 2017); i fondatori e i manager possiedono una quota di quasi il 7%.

In termini pratici, European topsoho e i suoi creditori hanno inizialmente concordato che questi ultimi possano far valere i loro diritti per acquisire il 37% del capitale sociale detenuto dalla società lussemburghese (28 milioni di azioni su 75,6 milioni di azioni). Ma se questo importo dovesse essere inferiore ai 250 milioni di euro di rimborso delle obbligazioni, i creditori potranno rivendicare la differenza anche attraverso il restante 16% di Smcp detenuto da European topsoho. Una bella grana per Isabelle Guichot, neoeletta ceo e direttrice di Smcp dopo le dimissioni di Daniel Lalonde passato a Design holding.

Tutto ciò apre a un riassetto della proprietà, con i creditori, ovvero i titolari delle obbligazioni che diventeranno, almeno temporaneamente, proprietari di azioni Smcp, anche se rumors dicono che cercheranno di scaricarle su un acquirente. Quale, non si sa. Forse americano, almeno secondo gli analisti di Jefferies, per i quali “il cambio di proprietà potrebbe essere un processo lungo osservando che gli operatori di private equity e i gruppi di lusso a prezzi accessibili statunitensi saranno probabilmente interessati all’acquisizione del gruppo”.

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