In una lectio magistralis all’Università di Cagliari il presidente della Consob torna a chiedere regole certe e immediate sui criptoasset. Il rischio, da evitare, è l’instabilità finanziaria e monetaria

Non è la prima volta che Paolo Savona, presidente della Consob, va all’attacco di Bitcoin. Già in occasione della relazione annuale al mercato, lo scorso giugno, aveva chiarito il punto di vista della Commissione per la Borsa: sulle criptomonete servono regole, ora e subito. E oggi Savona, è tornato a tuonare, auspicando l’introduzione di una regolamentazione seria e verticale. Gli Stati e le authority devono fare uno sforzo per riuscire a integrare le monete digitali nel loro quadro istituzionale e normativo, superando “l’inadeguatezza delle loro conoscenze”, ha avvertito il numero uno della Consob in una lectio magistralis all’Università di Cagliari. Solo così sarà infatti possibile evitare “la guida da parte del mercato, che agirebbe ignorando la storia dei suoi fallimenti e rischierebbe di generare squilibri di cui patirà l’uomo della strada”.

Savona nel suo intervento ha ricordato che, secondo alcuni calcoli, ci sono oggi in circolazione circa seimila criptomonete, con un volume di transazioni nell’ordine di 2.200 mila miliardi di dollari equivalenti. Una crescita impetuosa, alimentata dall’attrazione esercitata sugli investitori dai guadagni registrati dai Bitcoin, che ha accresciuto le preoccupazioni delle autorità sugli effetti sistemici delle criptovalute.

Una situazione “che sollecita le autorità di governo e quelle di controllo del mercato a dotarsi con urgenza di conoscenze e di strumenti nuovi per assolvere ai loro compiti, nonché di condividerli tra tutte le istituzioni”.  Secondo Savona, è tempo insomma di riedere coscienza che aperto un enorme contenzioso tra grossi interessi in gioco già maturati, “la cui soluzione richiederebbe lungimiranza e una comune volontà da parte dei titolari del capitale, del lavoro e delle istituzioni pubbliche. Forse  mancano economisti e legislatori a livello di quelli che, nel corso del XX secolo, seppero trasmettere i risultati della loro intuizioni alla politica”.

Savona, nel giorno in cui a El Salvador, primo Stato al mondo ad aver dato corso legale al Bitcoin, è tornato ad auspicare una conferenza monetaria internazionale del tipo di quella tenutasi a Bretton Woods, si è soffermato, inoltre, sul futuro delle banche. I timori al riguardo stanno ritardando le scelte delle pubbliche autorità. Sono però timori motivati. Se le banche centrali recupereranno il monopolio della creazione monetaria criptata, creando le Central Bank Digital Currenc (Cbdc), per Savona “si potrebbe risolvere la maggiore instabilità monetaria, ma nascerebbe un problema di adattamento per gli istituti stessi che “si dovrebbero dedicare alla sola gestione del risparmio raccogliendolo in forme adeguate”.

 

 

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