Il costituzionalista Michele Ainis sullo scioglimento di Forza Nuova chiesto a gran voce dal Pd. “Si rischierebbe di invertire le prospettive: quando si scioglie un movimento, non è mai una bella pagina per la democrazia. Il centrodestra? La butta in caciara sul comunismo”

Il Pd, assieme a 5 Stelle e sodali, chiede a gran voce lo scioglimento di Forza Nuova. Il centrodestra rilancia con una mozione nella quale si chiede di colpire tutti i movimenti eversivi di qualsivoglia ispirazione politica. Dopo gli attacchi alla sede della Cgil di Roma e gli scontri di piazza alla manifestazione no green pass dei giorni scorsi, la politica e, di riflesso, il Paese, sono tornati a dividersi in tifoserie. Ma, siamo sicuri che per contrastare i rigurgiti neofascisti sia conveniente sciogliere una formazione come Forza Nuova? Lo abbiamo chiesto a Michele Ainis, costituzionalista e scrittore.

Professor Ainis, cosa comporterebbe la dissoluzione di Forza Nuova?

Il rischio più concreto che personalmente intravedo è un’inversione di prospettiva tra persecutore e perseguitato. Per eterogenesi dei fini, si rischierebbe di creare una vittima, dove in realtà vittima non c’è. Un conto è la necessità di perseguire singoli individui che hanno commesso reati. Un altro conto è decidere di sciogliere una formazione politica, ancorché della natura di Forza Nuova.

Dunque forse è meglio perseguire la strada proposta dal centrodestra, colpendo tutti i movimenti di natura eversiva al di là delle singole matrici ideologiche?

Così la si butta semplicemente in caciara.

La posizione di Salvini, ad esempio, è quella di perseguire con la stessa veemenza comunismo e fascismo.

Peccato che nel nostro ordinamento non ci sia un reato che contempli l’apologia di comunismo. Non c’è una fattispecie che vieta la ricostituzione del partito Comunista o del partito leninista. Ad ogni modo, come ho spiegato, intravedo più rischi qualora si voglia perseguire la strada dello scioglimento di Forza Nuova rispetto alla strada del perseguimento di coloro che, singolarmente, hanno commesso reati.

Giuridicamente, ci sono gli estremi per sciogliere il movimento capitanato da Roberto Fiore?

Giuridicamente è possibile sciogliere Forza Nuova in due modi. Da un lato, dando attuazione all’articolo terzo della legge Scelba, dissolvendo un movimento o un partito che in qualche modo sia di ispirazione fascista. Nel caso in cui intervenga una sentenza della magistratura, lo scioglimento di Forza Nuova diventerebbe quasi un atto dovuto. Il Ministro dell’Interno, attraverso un suo decreto, dovrebbe procedere in questo senso. La seconda ipotesi è più politica, ed è qui che si arriva al vero nodo della questione.

E quale sarebbe?

La seconda strada per lo scioglimento di un movimento di questa natura è stata introdotta nel 1975, pieni anni di Piombo. La disposizione normativa prevede che il Governo, attraverso un decreto legge, possa provvedere a sciogliere un movimento qualora ne ravveda la necessità e l’urgenza. Ed è qui che si apre il capitolo della discrezionalità politica.

È una decisione che il governo Draghi potrebbe prendere, secondo lei?

La valutazione sull’urgenza e sulla necessità è squisitamente politica. Un pronunciamento dell’Esecutivo in questo senso, in una fase come quella che stiamo vivendo avrebbe una complicazione ulteriore. Il partito meno distante da Forza Nuova, quello di Giorgia Meloni, è l’unica formazione che incarna l’opposizione a questo Governo.

Una soppressione del dissenso?

Diciamo una scelta politica complessa.

Dunque, che fare?

Se si vuole sciogliere Forza Nuova nel modo più lineare possibile occorre sottoscrivere, da parte di tutti i partiti che compongono l’arco costituzionale, una mozione con questa precisa richiesta. Ma sono spinto a credere che questa impellenza sarà vanificata immediatamente dopo i ballottaggi. E’ un po’ come succede a tutte le emergenze italiane, in prossimità delle elezioni. In definitiva, c’è da fare un’ultima considerazione: lo scioglimento di un partito o di un movimento, non è mai una bella pagina per una democrazia.

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