Il ministro leghista sarà a Boston e Washington dal 21 al 23 ottobre. Vedrà il governatore del Massachusetts (noto antitrumpiano), la segretaria al Commercio, il National Economic Council e il National Security Council. Incontri e obiettivi

Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi e vicesegretario federale della Lega, sarà negli Stati Uniti dal 21 al 23 ottobre prossimi e incontrerà, tra gli altri, Gina Raimondo, segretaria al Commercio all’amministrazione Biden.

Lo ha comunicato nelle ultime ore l’ufficio stampa del ministro in risposta a una ricostruzione pubblicata da Repubblica definita “oltre che inesatta, infondata e fantasiosa”.

Come già raccontato da Formiche.net il ministro è stato invitato dalla National Italian American Foundation (Niaf) per il gala del 23 ottobre in occasione dei 46 anni dell’organizzazione. Sarà l’“ospite d’onore in rappresentanza dell’Italia alla celebrazione annuale”, spiega l’ufficio stampa. A quanto si apprende sul sito della Niaf, all’evento ci saranno anche il cantante Tony Bennett, l’attore Stanley Tucci, lo sceneggiatore Enrico Casarosa, l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono e John Silvestri, numero uno del Jefferson Health New Jersey.

“La missione”, si legge nella nota, “inizierà giovedì 21 a Boston dove il ministro visiterà gli stabilimenti per la produzione del vaccino anti Covid di Moderna e incontrerà il Ceo della Big Pharma, presenzierà a Harvard all’inaugurazione del corso lanciato dalla locale università con la Bocconi e incontrerà il governatore del Massachusetts” Charlie Baker, esponente dell’ala moderata del Partito repubblicano, che gode di ampio e diffuso consenso nello Stato tanto da pensare di candidarsi a un terzo mandato, in aperto scontro con l’ex presidente Donald Trump.

La visita di Giorgetti proseguirà venerdì a Washington, dove incontrerà la segretaria Raimondo e “avrà incontri al National Economic Council e al National Security Council della Casa Bianca”, ha fatto sapere l’ufficio stampa. “Sabato parteciperà alle celebrazioni della Niaf e domenica mattina farà rientro in Italia”.

A giudicare dall’agenda, la Cina sarà tra i temi centrali della visita. Anche perché la segretaria Raimondo ha partecipato alla recente inaugurazione del Consiglio su commercio e tecnologia lanciato da Stati Uniti e Unione europea per lavorare assieme contro l’ascesa di Pechino in quei settori.

Su Formiche.net abbiamo raccontato come, dopo 5G e microchip, il governo di Mario Draghi, che ha un noto ottimo rapporto con il ministro leghista, abbia acceso un faro su un altro asset strategico finito in parte in mani cinesi: Cdp Reti, veicolo di investimento che gestisce le partecipazioni in Snam, Italgas e Terna e che nel 2014 ha ceduto a State Grid of China una quota di minoranza (35%).

Come raccontato su Formiche.net, il viaggio di Giorgetti negli Stati Uniti nel 2019, quando era sottosegretario a Palazzo Chigi del governo Conte I (occupandosi, tra le altre cose, di 5G e Golden power) e alla Casa Bianca c’era Trump, era pensato anche per rassicurare l’establishment americano davanti a certe pulsioni interne al Carroccio (che da lì a quel mese sarebbe stato scosso dalle inchieste sui presunti fondi dalla Russia che hanno coinvolto, tra gli altri, Gianluca Savoini, fedelissimo del leader Matteo Salvini). La visita in agenda è, invece, pensata per confermare la svolta intrapresa dall’Italia con Draghi. Cioè, come ha scritto la rivista americana Foreign Affairs, che “allineando le sue politiche con le priorità statunitensi ed europee, l’Italia ha reso chiara la sua posizione nell’emergente competizione tecnologica tra Cina e Occidente”.

E come due anni e mezzo fa, la traversata dell’Atlantico servirà al Giorgetti numero due della Lega per rinsaldare i suoi rapporti con l’amministrazione Biden e gli Stati Uniti. Rapporti coltivati anche negli ultimi mesi. Come ricordavamo su Formiche.net, a giugno è stato ospite dall’assemblea annuale dei soci della American Chamber of Commerce in Italy assieme a Robert Needham, console generale americano a Milano, e all’ambasciatore Philip Reeker, allora numero due della diplomazia americana, già console a Milano e oggi chargé d’affaires a Londra.

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