Braw (Aei) aveva parlato di “vittoria di Pirro” per Pechino sul caso della figlia del fondatore del colosso del 5G. E infatti… Ecco tutti i risultati dell’indagine 

Il 76% dei canadesi pensa che il governo di Ottawa debba bandire Huawei dalla rete 5G del Paese, seguendo le orme di alleati come l’Australia, il Regno Unito e gli Stati Uniti secondo cui il colosso cinese rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale spiando per conto del governo di Pechino (accuse sempre respinte dall’azienda). Il sondaggio effettuato nei giorni scorsi da Nanos per il Globe and Mail mostra un trend in forte crescita: due anni fa poco più delle metà dei cittadini canadesi voleva l’esclusione di Huawei dalla rete di quinta generazione. Solo il 10% crede che Huawei debba avere un ruolo nel 5G canadese; due anni fa lo pensava il 22%.

Che cos’è cambiato dal 2019? Che poche settimane fa sono tornati in patria due canadesi, l’ex diplomatico Michael Kovrig e l’uomo d’affari Michael Spavor, dopo oltre due anni e mezzo di carcere in Cina, dove le autorità li aveva arrestati per spionaggio come ritorsione per la cattura in Canada di Meng Wanzhou, dirigente di Huawei e figlia del fondatore del colosso cinese, arrestata su mandato americano. Dopo l’accordo di “Lady Huawei” con la giustizia americana, i due sono stati liberati da Pechino, a conferma del fatto che si trattava di un’azione di “diplomazia degli ostaggi”, una misura di ritorsione.

Elisabeth Braw, senior fellow dell’American Enterprise Institute e firma di Foreign Policy, aveva detto a Formiche.net: “Questa partita l’ha vinta la Cina perché la manager di Huawei è ora di nuovo nel Paese nonostante abbia ammesso alcuni dei reati contestatigli dalla giustizia americana”. Ma “è una vittoria di Pirro”. Pechino “non si rendere conto che trattando così gli altri Paesi, questi tenderanno a non voler cooperare su molte questioni. Con che sicurezza le aziende occidentali continueranno a guardare alla Cina?”, si chiedeva l’esperta.

E, a conferma dei sospetti di Braw, il 43% degli intervistati vorrebbe che le relazioni tra il governo canadese e quello cinese fossero non amichevoli (il 42% neutrali; il 12% amichevoli).

Altri risultati dell’indagine per il Globe and Mail fotografano una relazione complicata tra Cada e Cina. Il 69% sostiene che il Canada dovrebbe rinviare le trattative per un accordo commerciale; nel 2019 era il 47%. Solo il 19% chiede di proseguire i negoziati, percentuale in netto calo rispetto al 43% di due anni fa.

L’87% dei canadesi sostiene che il Canada debba unirsi ad Australia, Regno Unito e Stati Uniti, cioè i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo di sicurezza Aukus riguardante all’Indo-Pacifico, “per contenere la crescente potenza della Cina”.

Il sondaggista Nik Nanos ha spiegato che i risultati del sondaggio riflettono “un effetto di accumulo” sulla scia di anni di condotta aggressiva della Cina, da Hong Kong allo Xinjiang, dal Mar Cinese Meridionale a Taiwan.

A fine settembre il primo ministro Justin Trudeau ha annunciato che una decisione del governo è imminente. “Abbiamo effettivamente visto che molte società di telecomunicazioni canadesi, se non tutte, hanno iniziato a rimuovere Huawei dalle loro reti”, ha dichiarato.

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