Nel dibattito parlamentare sugli incidenti di Roma, oltre che di Milano e di Trieste, la novità non è stata la posizione di Lamorgese che ha ricostruito l’accaduto né quella di Lega e Fratelli d’Italia che l’hanno attaccata per l’intera gestione del Viminale. La vera novità è l’attacco frontale mosso dal capogruppo di FdI, Francesco Lollobrigida, al sottosegretario Franco Gabrielli

Nel dibattito parlamentare sugli incidenti di Roma, oltre che di Milano e di Trieste, la novità non è stata la posizione del ministro dell’Interno che ha ricostruito l’accaduto né quella di Lega e Fratelli d’Italia che hanno attaccato Luciana Lamorgese per l’intera gestione del Viminale, dall’ordine pubblico all’immigrazione, chiedendone a più riprese le dimissioni. La vera novità è l’attacco frontale mosso dal capogruppo di FdI, Francesco Lollobrigida, al sottosegretario Franco Gabrielli, accusato neanche tanto velatamente di non avere fornito al ministro adeguate informazioni e di aver consentito di fatto a Giuliano Castellino, vicesegretario di Forza Nuova, di aver fatto per anni ciò che ha voluto. Un attacco più morbido a Gabrielli è stato anche quello di Matteo Salvini. Tensione prevedibile, quindi, sia alla Camera che al Senato con la differenza che la Lega è al governo e che continua la guerra del leader leghista nei confronti di chi ha preso il suo posto al ministero dell’Interno.

“NESSUNA STRATEGIA DELLA TENSIONE”

La dettagliata informativa di Lamorgese ha confermato criticità e carenza di informazioni alla vigilia di quel 9 ottobre, respingendo (senza citarla) l’accusa di strategia della tensione rivolta da Giorgia Meloni pochi giorni fa durante il question time. Il ministro, nel ricostruire i minuti precedenti all’assalto alla sede della Cgil e al ruolo di Castellino, ha parlato di “lettura politica” per la quale il disegno di Forza Nuova sarebbe stato “quasi assecondato dal comportamento delle forze dell’ordine” che, ha aggiunto ricordandone i 41 feriti, non si prestano a “essere strumenti di oscure finalità politiche”, un’accusa ingiusta che “getta un’ombra inaccettabile” sul loro operato. Nessun agente infiltrato, inoltre, ma normali agenti della Digos in borghese.

“OTTO ANGOSCIANTI MINUTI”

L’intenzione di arrivare alla sede della Cgil non è stata resa pubblica da Castellino dal palco in piazza del Popolo, ma in precedenza ai funzionari di polizia da Luigi Aronica (ex esponente dei Nar, oggi a Forza Nuova, arrestato successivamente con altre sette persone). In breve, nonostante il diniego a un corteo verso la sede sindacale, circa 3mila persone si sono mosse soverchiando di fatto gli agenti che si sono frettolosamente riorganizzati. I violenti sono entrati nella sede della Cgil da una finestra laterale aprendo dall’interno l’ingresso principale: “Otto angoscianti minuti”, li ha definiti il ministro, prima che la polizia riprendesse il controllo. Alle polemiche sul fatto che Castellino fosse a piede libero nonostante il Daspo sportivo ed essere sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, il ministro ha risposto che la giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo e della Consulta pongono precisi limiti tranne violazioni specifiche che hanno poi portato all’arresto nelle ore successive.

STIME SBAGLIATE

Gli organizzatori annunciarono mille manifestanti, prefettura e questura ne stimarono 3mila o 4mila, ne arrivarono 10-12mila. Dunque, gli 840 poliziotti, carabinieri e finanzieri schierati affrontarono una massa molto più grande del previsto. Ci sono state “evidenti criticità, occorre riconoscerlo”, ha detto il ministro spiegando che le informazioni a disposizione non indicavano numeri anomali. Difficoltà nel reperire informazioni attendibili: è stato questo il vulnus. Insofferenze personali e difficoltà economiche per il blocco delle attività produttive hanno prodotto innumerevoli manifestazioni di protesta: 5.769 dal febbraio 2020 al 18 ottobre 2021, 3.668 quest’anno, di cui 1.526 dal 22 luglio al 18 ottobre contro la certificazione verde con quasi 17.500 unità di forze di polizia impiegate. Incidenti in 52 casi, il 3,4 per cento. Se “l’equilibrio è elemento cardine della democrazia”, tra il diritto a manifestare e quello dei cittadini, non c’è dubbio che la situazione creatasi il 9 ottobre, anche per il tentativo di arrivare a Palazzo Chigi e alla Camera, “non ha precedenti per dimensioni, intensità e durata”.

L’ATTACCO A GABRIELLI

Lollobrigida (FdI) è stato durissimo accusando il ministro di aver mentito scaricando le colpe sulle forze di polizia e ha parlato di “piano politico” chiedendole retoricamente se il sottosegretario alla Sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli, non l’abbia informata su quanto poteva accadere: “I nostri servizi segreti sono così inefficienti?”. Inoltre, ha continuato, Gabrielli era prefetto di Roma nel 2015 quando “Castellino comincia a fare un po’ come gli pare in questa città”. Un’accusa pesante che lascia intuire altre tensioni e polemiche nelle prossime settimane. Per Fratelli d’Italia non c’è problema a definire Forza nuova fascista, ma dopo i fatti di Milano nessuno ha parlato di “violenza rossa”, di “organizzazioni comuniste”. Dunque, per il capogruppo di FdI, Forza nuova è “strumentale, rispunta quando ce n’è necessità, durante la campagna elettorale, per annebbiare la vista agli elettori e spaventare la gente. Noi siamo convinti che tutte le organizzazioni eversive vadano sciolte, di estrema destra e di estrema sinistra” e bisogna chiarire “se esiste in Italia il tentativo di usare forze eversive per stravolgere il sistema democratico e da quale parte questo tentativo proviene”.

Salvini non ha fatto sconti al suo successore: nessuna autocritica, scarico di responsabilità sui livelli inferiori, manifestazioni alla vigilia del voto, “idranti a urne aperte” che “nemmeno in Cile o Venezuela”. Anche dal leader leghista un attacco a Gabrielli camuffato: se il sottosegretario all’intelligence non ha fornito le informazioni al ministro “è un problema”, se sono arrivate e il ministro “non le ha capite, il problema è più grande”. Il timore, ora, è per il G20 di fine ottobre sperando che non ci sia “sciatteria o inadeguatezza” perché “non possiamo permettercelo”.

Federico Fornaro (Leu) invece ha chiesto provvedimenti su prefetto e questore di Roma per i fatti del 9 ottobre.

MILANO E TRIESTE

A Milano le proteste hanno coinvolto 3mila persone, di cui 80 anarchici del centro sociale Telos di Saronno: nei vari tentativi di raggiungere sedi istituzionali, della Cgil e di alcuni quotidiani, la polizia ha usato lacrimogeni e idranti. A Trieste le polemiche sono nate dalla decisione di sgomberare i manifestanti del Coordinamento lavoratori portuali con “strumentali adesioni di ambienti ideologizzati”. Dopo giorni di trattative e 8mila persone come massima adesione al blocco del varco 4 del molo VII, nonostante il porto abbia continuato a operare, sabato e domenica scorsi è stato impedito a oltre 700 mezzi pesanti di raggiungere l’area di carico e scarico e di far scaricare merce da una nave attraccata. Per questo, il ministro Lamorgese ha spiegato che dopo una riunione del comitato per l’ordine pubblico il prefetto ha deciso lo sgombero.

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