Spedita a Bruxelles la prima legge di Bilancio dell’era Draghi. Oltre 23 miliardi di gittata, di cui 8 per ridurre le tasse sul lavoro e uno in più per rifinanziare il reddito di cittadinanza. Ma sulle pensioni è ancora buio pesto. In compenso saltano le imposte sulle bevande zuccherate e la plastica, ma è solo un arrivederci…

La prima manovra di Mario Draghi. Da questa mattina, sul tavolo di Ursula von der Leyen e dei suoi più stretti collaboratori c’è la legge di Bilancio italiana, che vale 23 miliardi di euro. Non pochi ma nemmeno tantissimi, se pensiamo che quella dello scorso anno, ottobre 2020 e Giuseppe Conte premier, valeva 40 miliardi. Ma allora infuriava la pandemia e la manovra, al netto delle spese correnti, era imbottita di misure d’emergenza per le imprese e i liberi professionisti. Quest’anno il testo è più asciutto, si parte da un importo pari all’1,2% del Pil.

In Parlamento, il tradizionale assalto alla diligenza farà lievitare i capitoli di spesa, forse fino a 25-27 miliardi, ma è tutto da vedere. Due i capisaldi della manovra presentata dal ministro dell’Economia Daniele Franco: un taglio delle tasse, con al centro cuneo fiscale (per la gioia di Confindustria) e il probabile, ma ancora non certo, intervento sulle pensioni, per garantire la continuità della flessibilità in uscita, una volta scaduta Quota 100 (qui l’intervista all’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano).

MENO TASSE SUL LAVORO. MA L’IRAP…

La manovra di Mario Draghi e Daniele Franco porta in dote un intervento da 8 miliardi per il taglio delle tasse, che Italia Viva e Forza Italia avrebbero voluto ancora più robusto, almeno fino a 10 miliardi, da concentrare sulla riduzione del cuneo fiscale. Una mossa da sempre chiesta dagli imprenditori che però  volevano anche un alleggerimento dell’Irap che non si riduca a una semplice sostituzione del tributo regionale con un’addizionale all’Ires. Ma al momento appare difficile e l’intervento sull’Irap dovrebbe essere rinviato alla delega fiscale, nei mesi avvenire.

Tra le ipotesi in manovra c’è poi la cancellazione del contributo Cuaf, la cassa unica assegni familiari, che costa circa 2 miliardi ed è a carico dei datori di lavoro. Ma è una misura che si incrocia con l’introduzione dell’assegno unico.  L’intervento per il taglio delle tasse sarà accompagnato da un fondo da un miliardo per far fronte ai rincari di luce e gas. Per la copertura si ricorrerà a uno dei due miliardi già destinati dalla Nadef alla riforma del fisco.

ARRIVEDERCI PLASTIC TAX

Il governo ha poi deciso di rinviare due tra le tasse più contestate in questi anni, in grado di colpire industrie strategiche per il Paese: plastic e sugar tax. La prima è l’imposta sul consumo della plastica monouso che sarebbe dovuta partire già nel luglio del 2020, ma ha subito diversi rinvii. L’obiettivo della plastic tax sarebbe quello di disincentivare l’utilizzo di prodotti di plastica e, contemporaneamente, di portare progressivamente a una diminuzione della produzione della stessa.

La seconda è la tassa sulle bevande zuccherate. Il suo rinvio al 2023 è stato accolto con soddisfazione dall’industria del food&beverage. ”Il rinvio della sugar tax al 2023 salva oltre 5mila posti di lavoro e 180 milioni di euro di fatturato con un pesante effetto valanga sull’intera filiera”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

OCCHIO ALLE PENSIONI

Il vero problema sono semmai le pensioni, un punto molto sensibile per la Lega, che vuole mitigare l’impatto della fine di Quota 100 ed evitare un brusco ritorno alla Fornero. Potrebbe essere introdotta nel 2022 Quota 102, cioè un meccanismo che consentirebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi (ci rientrerebbero poco meno di 50mila persone), e nel 2023 Quota 104. Questo consentirebbe di ammorbidire lo scalone della Fornero, che costringerebbe ad aspettare i 67 anni per dire addio al lavoro.

La Lega però non ne vuol sentir parlare di ritorno alla Fornero. “Sulle pensioni”, ha tuonato il ministro dello Sviluppo e numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, “ci sono diverse ipotesi in ballo, ma nessuna decisone su quota 100 è stata presa, così come chiesto dai ministri della Lega. Nei prossimi giorni si decideranno modalità e tempi delle modifiche del sistema pensionistico. Escludo qualsiasi ritorno alla legge Fornero”.

AVANTI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

E che dire del reddito di cittadinanza? Lo stanziamento per la misura simbolo del Movimento 5 stelle è passato apparentemente senza obiezioni da parte di centrodestra e Italia viva, che pure avevano promesso battaglia contro il sussidio anti povertà arrivando ad annunciare referendum ed emendamenti per abolirlo. Del resto, fanno sapere fonti di governo, il premier Draghi e il ministro Franco erano allineati sul rifinanziamento aggiuntivo di circa un miliardo per il 2022.

In totale, tra stanziamento già previsto a regime e nuovi fondi, per il sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle saranno così a disposizione circa 8,8 miliardi, la stessa cifra di quest’anno, quando i fondi sono stati a più riprese aumentati per fare fronte al maggior tiraggio della misura causa pandemia.

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