Il senatore Andrea Marcucci è convinto che la disfatta del centrodestra sia imputabile all'”aver scelto candidati in gran ritardo ma soprattutto una linea politica folle. Attaccare il governo per la politica sanitaria e per il green pass”. E punta su una maggioranza pro-Draghi anche dopo il 2023: “Dobbiamo portare a termine le riforme”

Non giriamoci tanto attorno. La vittoria per il centrosinistra sui territori è stata netta. Altrettanto lampante la sconfitta della coalizione avversa. La leader di Fratelli d’Italia, pur non nascondendo le responsabilità dei partiti, imputa parte di questa debacle alle campagne mediatiche “di fango” contro il centrodestra. Sarà vero? Fatto sta che il Pd ha vinto, e ora ha davanti a sé non poche sfide in un terreno impervio, dovendosi misurare con un Paese in cui la tensione è altissima. Al pari delle aspettative di ripresa. Siamo partiti da qui, nella conversazione che abbiamo fatto con Andrea Marcucci, senatore dem, già capogruppo a Palazzo Madama

Marcucci, il centrosinistra piglia (quasi) tutto. Le città principali, specie dal punto di vista strategico, sono andate al Pd. Che segnale è arrivato dagli elettori?

Gli elettori hanno premiato candidati di valore e programmi municipali concreti. Poi, sicuramente, ha contato la responsabilità del Pd nel sostegno incondizionato al governo Draghi. In un periodo storico così difficile, i cittadini hanno riconosciuto il buon senso e la buona politica.

Quali sono stati – in particolare a Roma e a Torino – i punti che hanno portato a questo risultato?

Mi ripeto: candidati in sintonia con le città e chiarezza. Un Pd convinto delle proprie azioni, che a Roma e a Torino, ha significato anche un netto no ad alleanze spurie. Mi riferisco soprattutto al M5S, dalle cui fila venivano proprio le due sindache precedenti. E poi il dato storico. Cinque anni fa proprio dai risultati di queste due città, tutti iniziarono a profetizzare come lo “tsunami” 5stelle avrebbe spazzato via la politica e in particolar modo il Pd. Come si è visto, è andata in un altro modo

La “cura” Letta sta funzionando?

L’obiettivo è stato sicuramente raggiunto. Come ha detto lo stesso segretario, non userei enfasi. Riavremo nella prossima primavera un turno amministrativo delicato ed in mezzo l’elezione del capo dello Stato. Avanti così ma senza ubriacature e senza abbassare mai la guardia.

La vittoria alle amministrative, che riflessi avrà sul governo centrale?

Io credo riflessi positivi. Immagino che da domani tutti i gruppi parlamentari si siano anche resi conto che si debba assolutamente mettere mano al sistema elettorale, in senso proporzionale. Arriveremo al 2023. Concordo con Letta sul fatto che questo risultato rafforzi il governo Draghi.

La leader di FdI denuncia una campagna elettorale costellata da schizzi di fango per il centrodestra. È d’accordo con questa lettura, oppure sono altri i fattori che hanno portato all’affossamento del centrodestra?

Il centrodestra paga certamente il fatto di aver scelto candidati in gran ritardo ma soprattutto una linea politica folle. Attaccare il governo per la politica sanitaria e per il green pass ha contribuito a questa indubbia debacle. La conferma arriva anche da Forza Italia, laddove il partito di Berlusconi aveva candidati, come in Calabria e a Trieste, i risultati sono stati diversi. Insomma, Lega e Fratelli d’Italia sono stati bravi a farsi del male da soli dimostrando ancora una volta la loro incapacità politica.

Lei ha parlato di Draghi al governo anche oltre il 2023. A parte le ripercussioni politiche a lungo termine, nel breve significa escluderlo dalla corsa al Quirinale?

Draghi, come è naturale che sia, farà le sue opportune valutazioni. L’Italia certamente ha bisogno di lui. La prossima legislatura sarà molto importante perché bisognerà attuare le riforme che stiamo approvando. Il candidato migliore per stare a Palazzo Chigi è naturale che resti Draghi. Alle elezioni politiche del ‘23 potrebbe uscire una maggioranza politica netta in questa direzione.

Da adesso, quali devono essere le priorità dell’agenda politica del Pd?

Lavoro, sostegno all’impresa, investimenti, con un occhio di riguardo alle alleanze. Riscoprire i nostri valori e la nostra vocazione. Se il Pd fa il Pd vince insieme a tutto il centrosinistra. Io non voglio escludere nessuno, sia chiaro: dico però che il Pd debba discutere preliminarmente con chi è più vicino e cioè le forze riformiste moderate. Comunque, di alleanze, credo che parleremo anche al prossimo congresso del partito. Nel frattempo da buon ostinato quale sono, continuo a pensare che la strada principale sia quella che da sempre ci caratterizza: buona politica e alternativi alle destre del salto nel vuoto.

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