Nel mondo che per ripartire ha bisogno di speranza e vuole sempre più affidarsi alle donne, testimoni di sentimenti, l’archetipo Bond rivive, così, nella bellezza e nella forza della fragilità svelata. E fa ancor più sognare. Non resta che attendere la nuova 007 in azione! Dovrà dimenticare di essere donna per dimostrare di essere altrettanto “brava”?

Rientro verso la normalità. Riaprono i battenti cinema e teatri, discoteche. Musei a capienza piena.
Il piano vaccinale è il ponte verso la ripresa. Mentre proseguono dibattiti e polemiche, tra paura e violente mobilitazioni di piazza. Ma è anche il tempo della marcia della pace Perugia – Assisi e, al sessantesimo anniversario, riprende il suo cammino, dopo due anni, all’insegna dell’I care.

“Avere a cuore il proprio destino come quello dell’altro che ci sta accanto, come quello della persona lontana che però sappiamo essere a noi legata da una rete invisibile ma robusta, è la scintilla della cultura di pace che può sconfiggere l’egoismo, l’indifferenza, la violenza, la rassegnazione all’ingiustizia”, sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato.

Ritorno al cinema. Green pass alla mano, gli appassionati del grande schermo rientrano numerosi nelle sale per vivere sogni e suggestioni. Attraverso il proprio sentire. E, per ciascuno, ogni film è diverso.
Nelle sale, incassi record per Daniel Craig nei panni di James Bond (nome in codice 007) che conclude con “No time to die” (25° film della serie), uno spazio temporale narrativo iniziato, nel 2006, con “Casino Royale”, nelle vesti del mitico agente britannico.

Una chiusura che è, soprattutto, un radicale cambiamento per il personaggio bondiano. Per l’uomo “alfa” per antonomasia, con le sue “Bond girl”, interpreti del carisma di conquistatore dell’irresistibile agente in smoking dal passo deciso che ordina con sguardo seducente un Cocktail Martini, “agitato, non mescolato”.
È la fine di un’era. E fa riflettere.

Quest’anno, Daniel Craig non è solo protagonista di operazioni rocambolesche e di avventure. Tra virilità e dolcezza, intraprendenza e abbandono, romanticismo e tragedia, sogni infranti e segreti nascosti, svela la fragilità dell’“infallibile” 007 e, al tempo stesso, restituisce piena dignità alla donna. A quell’universo femminile abile e coraggioso che, in fondo, ha sempre rappresentato la potenza sentimentale del fascino del più famoso seduttore del cinema.

Una nuova rappresentazione già svelata, in “Casino Royale”, dall’amore fra Daniel Craig e l’agente doppiogiochista Vesper Lynd, nato nella solitudine di una vita privata, per entrambi, da affetti profondi. Un incontro interrotto, tuttavia, dalla morte di Vesper.

“No time to die” squarcia definitivamente il velo per un nuovo percorso dell’agente 007, attraverso un emozionante viaggio nel mistero della nostalgia e dell’amore. Tra Italia, Norvegia, Giamaica, Londra e Isole Faroe. Dominano la pellicola tre figure femminili. La grintosa Lashana Lynch (Nomi), la sensuale Ana de Armas (Paloma) e la delicata Léa Seydoux (Madeleine).
Fragilità, cura, umanità, amore e fiducia sono il fil rouge del film e cambiano radicalmente la prospettiva dell’“eroe” bondiano, dando il passo alle donne. Bond, per amore, sceglie la salvezza dell’amata, rinunciando alla propria.

E dopo “No time to die”, nella serie, secondo quanto annunciato, per la prima volta sarà una donna a ricoprire il ruolo che, prima di James Bond, fu di Sean Connery, Roger Moore e Pierce Brosnan. Uomini “simbolo” per il fatto di essere, soprattutto, uomini. Craig esprime, ora, un linguaggio universale e senza tempo. Protagonista è l’amore assoluto che accetta anche la disperazione e la distruzione, escludendo la propria soddisfazione.
Un sentimento che, nel film, intrecciando mito e leggenda, lascia spazio e significato alla forza della fragilità. Madeleine è la donna lontana dalle iconiche star del “repertorio” 007. Non è la donna fatale e seducente da conquistare e non è un agente segreto.

È la donna segnata da una ferita indelebile, nell’infanzia, ma capace di comunicare sentimenti ai quali l’agente più famoso del cinema non vuole sottrarsi. È la sola donna da amare e da desiderare. Nella fragilità, il richiamo e la forza dell’autenticità sono il legame che li unirà per sempre. È l’irripetibile incontro di due anime. Ma è un sogno, purtroppo, interrotto, nel finale del film.

Il personaggio con “licenza di uccidere” della finzione scenica cede, dunque, il passo all’uomo che lascia traccia di sé nel cuore degli spettatori.
Non è tempo di morire, è tempo di amare, per Craig. Esce di scena con “licenza di innamorarsi”. E’ l’ultima scelta, forse, azzardata dell’infallibile 007?
Un addio perfetto. Passione, emozioni e sentimenti per costruire non un “mito” ma un “uomo” che riconosce e accoglie anche il dolore e l’amore. “Vulnerabilità” non più da evitare, per uomini “veri”.

Nel mondo che per ripartire ha bisogno di speranza e vuole sempre più affidarsi alle donne, testimoni di sentimenti, l’archetipo Bond rivive, così, nella bellezza e nella forza della fragilità svelata. E fa ancor più sognare. Non resta che attendere la nuova 007 in azione! Dovrà dimenticare di essere donna per dimostrare di essere altrettanto “brava”?

 

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