Parla Paolo Grimoldi, ex segretario nazionale della Lega in Lombardia e prima fila a via Bellerio. Ora un congresso nel partito perché “libertà è partecipazione”. Giorgetti? Ha ragione, in città fatichiamo. Green pass? Strumento di libertà. E sul caso Morisi…

Paolo Grimoldi è l’ex segretario nazionale della Lega in Lombardia. Dopo una vita in prima fila nel Carroccio, dove milita fin dal 1991, nel pieno dell’era Bossi, è stato chiamato in segreteria lo scorso febbraio da Matteo Salvini. Lo scossone di Giancarlo Giorgetti al partito con un’intervista a La Stampa lo ha lasciato impassibile, “ha detto la sua, ma ha anche fotografato la realtà”. Nessuna spaccatura, dice a Formiche.net, solo un confronto interno che è bene sfoci, il prima possibile, in un Congresso.

Partiamo dalle basi. Draghi sta meglio al Quirinale o a Palazzo Chigi?

Questo non lo decido io, ma so fare i conti. Per prendere i 209 miliardi del Recovery Fund bisogna fare due cose: spenderli bene, e mettere in campo una quarantina di riforme che il Paese aspetta da trent’anni.

No Draghi no party?

Draghi è una garanzia per fare riforme di buonsenso ed evitare che i fondi Ue siano sperperati in assistenzialismo e statalismo. Siamo a un bivio storico: possiamo spendere i soldi per la ripresa in cultura, infrastrutture, sviluppo, oppure in monopattini e reddito di cittadinanza. Però poi tiriamo giù la saracinesca e dichiariamo bancarotta.

Ricapitolando: andare al voto anticipato non conviene a nessuno, giusto?

Io sono sempre favorevole al voto, perché la democrazia non è mai un male. Detto questo, so che le elezioni anticipate potrebbero portarsi dietro qualche problema.

Ad esempio?

Grazie a questa pessima legge elettorale, retaggio dell’era Renzi, c’è il serio rischio che nessuno vinca in modo netto. Un voto incerto potrebbe creare instabilità, che in questo momento non è utile al Paese. C’è fretta di fare le riforme e usare i fondi europei. A volte un confronto parlamentare prolungato può far uscire soluzioni migliori.

Ora le amministrative. Roma, Milano, Torino, i pronostici non sono i migliori. Si poteva fare di più?

Nelle grandi città abbiamo qualche difficoltà, non è una novità. Le faccio un esempio. A Monza, da dove vengo, la Lega è intorno al 20-25%. Basta uscire dalla città nei Paesi confinanti, e quelle cifre raddoppiano.

A Sud però si parla di ben altre cifre. Col senno di poi il progetto della Lega nazionale ha mostrato qualche crepa?

Per me la questione è semplice: bisogna prendere voti, dappertutto. Il problema semmai è cosa farne. Se li usi per fare le riforme, abbassare le tasse e incentivare la meritocrazia nella Pubblica amministrazione, benissimo. Se diventano un assist per politiche assistenzialiste un po’ meno.

A proposito di assist. È vero che una parte della Lega ha flirtato troppo con i no-vax?

Salvini è stato chiarissimo: la Lega è il partito per la libertà di scelta. Sottoscrivo.

E il green pass?

Il green pass è uno strumento di libertà, per tornare a vivere, riaprire, crescere. Se avessimo il 5% dei vaccinati non potremmo tirare su una saracinesca. Dobbiamo scongiurare anche solo l’ipotesi di un nuovo lockdown.

Grimoldi, il Congresso si fa? Non c’è ancora una data…

Non sono io a doverlo convocare. Posso dire che girando il territorio percepisco la necessità di fare i congressi.

Perché?

“Libertà è partecipazione”, dice Gaber in una canzone che un tempo trasmettevamo sempre in radio. Un militante non partecipa solo quando deve lavorare per la campagna elettorale, la vita elettiva degli organi è un po’ venuta meno negli ultimi tempi, anche a causa della pandemia. Salvini ha detto che i congressi si terranno a ottobre, mi sembra una buona decisione.

Una parola sul caso Morisi bisogna dirla…

Eccola: Morisi ha sbagliato. Gli errori si pagano nella vita, in politica e sul lavoro, e Morisi pagherà, sono convinto, solo sul piano personale. Se mi chiede invece se ho stima di lui, è un altro conto.

E allora glielo chiedo.

La risposta è sì. Negli anni ha dimostrato capacità, impegno, carattere, e ha riscosso il successo del suo lavoro. Una persona che aiuta il partito a passare dal 4% al 36% si commenta da sola.

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