Intervista all’ammiraglio, già capo di stato maggiore della Marina Militare: “La Russia ha sempre usato l’energia per condizionare l’Europa, che senza gli Usa non può avere un’autonomia militare. L’Italia è considerata utile soprattutto per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, che si sta riarmando”. E poi Erdogan, Five Eyes, Aukus

“Essere amici dell’America, magari con il broncio è l’unica opzione oggi percorribile, magari sperando in una riparazione adeguata per il torto subito”. Questa la lettura geopolitica che affida a Formiche l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di stato maggiore della Marina Militare dal 2013 al 2016. Punto di partenza la contrapposizione tra Mosca e Bruxelles (ovvero tra Mosca e Washington) che si intreccia, da un lato, con il dossier energetico su cui si stanno sviluppando quasi tutte le policies da e verso il Mediterraneo e, dall’altro, con il principale riverbero della crisi afgana: quell’emergenza immigrazione che potrebbe essere nuovamente scaricata sulle spalle dell’Italia. A meno che Mario Draghi...

Otto diplomatici espulsi da Bruxelles e contatti azzerati con l’alleanza: si può ancora fermare la forte contrapposizione tra Russia e Nato?

La contrapposizione è fra gli Stati Uniti e la Russia. La Nato non ha una politica estera autonoma. La Nato non è altro che l’alleanza di Paesi vincitori del secondo conflitto mondiale in Europa, allargato alle nazioni sconfitte, Germania e Italia. Nel tempo l’importanza di Inghilterra e Francia è andata diminuendo, anche se essendo le uniche potenze nucleari in Europa contano molto più degli altri partner. L’Italia da sempre è considerata utile soprattutto per la sua posizione strategica nel Mediterraneo e fornitrice di forze ausiliarie nelle guerre a bassa intensità a supporto delle forze combattenti di Usa e Inghilterra. Per memoria, la Nato non è l’alleanza più importante per gli americani. Viene dopo l’alleanza delle 5 nazioni di lingua inglese, la cosiddetta Five Eyes: Usa, Uk, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Unica vera alleanza a livello globale. La Nato è rilevante nel teatro europeo. In sintesi, le fibrillazioni sul fronte orientale Europeo sono in funzione dei rapporti Usa/Russia. Si fermeranno se e quando i rapporti fra USA e Russia miglioreranno, magari evolvendo in un’ottica di contenimento anticinese.

Quanto sta influendo in tutto ciò il dossier energetico? Il commissario europeo agli esteri Borrell ha ammesso che “la Russia usa il gas come una clava per esercitare pressioni politiche, ma di contro l’Europa potrebbe aver bisogno di più gas russo del previsto”.

È il motivo per cui la Germania si muove da sola nel rapporto con la Russia, a prescindere dalla volontà americana e dagli interessi dei Paesi europei. La Russia ha sempre usato le risorse energetiche per condizionare l’Europa. Continuerà a farlo, ma con risultati modesti a livello strategico. Nessuno degli Stati Europei è infatti in grado di condizionare la politica degli Stati Uniti. Senza la tutela americana non esiste sicurezza europea. Immaginare una politica estera europea indipendente o addirittura contrastante con quella Usa vuol dire non aver chiaro quali siano i rapporti di forza fra le nazioni in gioco.

Un errore più commerciale o geopolitico quello da parte dell’Ue?

L’UE non è in grado di commettere errori non essendo un soggetto politico sovrano in politica estera. Le nazioni che dipendono maggiormente dalla Russia per il gas, vedi Germania, cercheranno di percorrere lo stretto sentiero lasciato aperto dagli Stati Uniti nel rapporto con la Russia, per cercare di mantenere rapporti meno conflittuali possibile. Sinora è quello che ha fatto la Merkel con successo.

Intanto la Grecia acquista caccia e fregate dalla Francia, mentre la Turchia punta agli F16 Usa al posto degli F35. E’ corsa al riarmo nel Mediterraneo orientale?

Questo è il secolo marittimo. E’ naturale che la Grecia dia nuovo impulso alla propria Marina, vista la minaccia turca nel Mediterraneo. Così come era da prevedere che i greci si rivolgessero alla Francia per potenziare le proprie forze armate, visto che è stata l’unica nazione che li ha appoggiati concretamente contro l’espansionismo turco rispetto al solito equilibrismo messo in scena dalla nostra politica estera. La Turchia paga l’eccessiva disinvoltura con cui si è avvicinata alla Russia, comprando fra l’altro sistemi di difesa antiaerea russi. Ha pagato per questo motivo lo scotto di vedersi esclusa dal programma degli F35.

Il che ha voluto dire non solo di dover rinunciare per il momento ad uno dei più avanzati sistemi d’arma americani, ma anche a disporre di una componente aerotattica imbracata, con conseguenti gravi limiti alla capacità di proiezione di potenza dal mare della propria Marina. Al tempo stesso la Turchia è insieme alla Francia l’unica potenza in grado di giocare un ruolo attivo nel Mediterraneo, in chiave di contenimento dell’espansionismo russo, oltre a possedere le chiavi del Mar Nero. E’ quindi prevedibile che l’America continuerà a sostenere militarmente la Turchia, anche se con mezzi meno avanzati dell’F35. Il riarmo marittimo, per rispondere alla sua domanda, è senz’altro ripartito nel Mediterraneo, così come sta accadendo in tutto il mondo.

Erdogan punta ad allargarsi: dopo Libia e Siria, eccolo proiettato in Africa dove in questa settimana farà un lungo viaggio di affari. Troverà la concorrenza o l’alleanza di Cina e Russia?

In Africa Erdogan non dovrebbe trovare ostacoli da parte della Russia, interessata soprattutto a consolidare la propria presenza sulle coste meridionali del Mediterraneo, mentre potrebbe trovarsi in competizione con la Cina e la sua “Via della seta”. L’America non dovrebbe interferire vista la priorità assegnata al quadrante indo-pacifico, potrebbe sostenere l’interesse francese nell’Africa francofona, in cambio di un più convinto sostegno francese nel Pacifico. Non dobbiamo dimenticare che la Francia ha ancora basi navali e molti territori d’oltremare nella regione, strategicamente rilevanti in chiave anti-cinese. Anche per questo, l’America tenterà di ricucire lo strappo nei rapporti con la Francia creatosi a seguito della vendita di sottomarini Usa all’Australia al posto di quelli francesi. E’ interesse degli Stati Uniti ma lo è anche per la Francia. Essere amici dell’America, anche con il “broncio”, è l’unica opzione oggi percorribile, magari sperando in una riparazione adeguata per il torto subito.

Il caso afgano porta in grembo un aumento delle migrazioni: l’Italia rischia nuovamente di portare da sola l’intero peso?

Sì. Non mi sembra ci sia stata una svolta concreta nell’atteggiamento dei membri dell’Ue, per immaginare la piena condivisione di responsabilità e di impegno nell’affrontare il tema dell’immigrazione. A meno che il prestigio e la competenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi non riesca a fare la differenza. Del resto, se non ora quando?

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