Non facciamoci illusioni, la Cina continuerà a crescere ed “allargarsi” secondo i piani, e lo farà sotto ogni profilo. L’”ipersonico” è solo uno dei tanti esempi possibili. E il sorpasso militare e tech sull’Occidente, se non si prendono precauzioni, non è un miraggio. Il commento del generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa

Dopo un periodo di calma piatta seguito alle denunce dei primi trattati sull’uso militare dello Spazio, da qualche tempo gli sviluppi nel settore missilistico ricominciano a popolare le cronache. Non riescono certo a relegare in secondo piano la vivacità dei problemi che caratterizzano in questo periodo autunnale le relazioni internazionali, ma di quando in quando si affacciano con prepotenza in uno spazio di cronaca che ravviva l’attenzione sugli oggetti che, sempre più numerosi, popolano non solo lo spazio lontano, ma anche le basse orbite.

Poi verrà la primavera, e con le pulizie di casa (anche sotto il tappeto) vedremo cosa resterà di questi improvvisi clamori. È il caso del test del missile ipersonico cinese, la cui avventura, lanciata dal Financial Times e ripresa con commenti dal Corriere della Sera, ha fatto grande scalpore  negli ambienti specializzati, “stupendo” gli addetti ai lavori statunitensi. Il focus militare, quindi, ritorna sulla minaccia missilistica e sulle possibilità di difesa da parte dell’Occidente.

Un giro d’orizzonte può essere utile. I missili del dittatore nordcoreano sono per lo più sceneggiate ad uso interno, o spendibili nel Pacifico. I missili pachistani ed indiani ci sono, anche nucleari, ma la minaccia è reciproca, non diretta ad occidente. La minaccia dei missili iraniani ci sarebbe, ma è più lontana nel tempo che nello spazio. Non è diretta all’Europa o alla Nato, ma certamente una sua immanenza non consentirebbe sonni tranquilli. In quanto ad efficacia reale, il suo sviluppo, sempre tentato e mai portato a termine, è tenuto sotto stretto controllo dagli F-35 di Israele e, da tempo, dalle centrali intelligence e cibernetiche Usaf. Fatto sta che il loro progresso, sia in termini di vettori che di testate, subisce lunghi periodi di arresto. Scendendo per i rami, restano il problema dello sviluppo missilistico cinese, che avanza secondo una pianificazione severa mai compromessa  e quello del progresso della missilistica russa, che tenta di viaggiare di conserva.

Gli americani, da qualche anno, sembrerebbero in ripresa. Ma è proprio vero? Vale la pena osservare che Joe Biden, al di là della campagna elettorale, non ha disconosciuto nulla delle azioni condotte da Donald Trump per riconfigurare nei mezzi e nella struttura lo strumento aerospaziale, compresa la riqualificazione nel civile della Nasa e dell’Industria privata. Anche prima degli annunci (la Cina non ne ha fatti, ma ha lavorato con serietà), era ben noto da tempo che lo scenario si stava configurando come una triplice sfida: da parte di Cina e Russia, le sperimentazioni dei missili intercontinentali ipersonici per orbite basse non si sono mai fermate, e ne abbiamo avuto evidenza. Una ricaduta civile la vedremo  (ma prima di quanto lo si possa credere) nel futuro del trasporto aereo.

I missili ipersonici sono (o diventeranno) armi strategiche non necessariamente nucleari, con rientro anch’esso ipersonico, guidato, manovrante, in grado di mutare obiettivo rapidamente e con estrema precisione anche in fase finale. La capacità di superare gli attuali sistemi di difesa viene data per certa. Putin ha già annunciato con enfasi, tempo addietro, il pieno successo di una prima fase sperimentale. La Cina, ne abbiamo appena avuto conferma, ci sta lavorando alacremente.

Gli Stati Uniti, dopo la lunga stasi obamiana, stanno impegnando a fondo l’industria per non essere surclassati e ritornare, anche in questo, a quell’America first trumpiana che oggi consente a Joe Biden, che ha rielaborato il motto mantenendone in buona parte il significato, di dire che l’ America is back. E’ ovvio come tutto ciò sia in grado di incrinare definitivamente gli equilibri strategici globali, rendendo obsolete le dottrine e persino le dotazioni missilistiche nucleari ereditate dagli anni della guerra fredda. Ecco perché c’è un braccio di ferro in atto.

Non tanto tra Usa e Russia (Putin in questa corsa non si rassegna a fare da numero tre, ma ha già il fiato corto e si sta dissanguando come l’Urss ai tempi di Reagan), quanto tra Russia e Cina. D’altro canto il braccio di ferro si gioca in due, mai in tre, e questo già la dice lunga sul futuro di un mondo nuovamente bipolare. Bipolarità che, stiamo bene attenti, non dovrà escludere né l’Europa, né la Russia. Le quali, anche (improbabilmente ma auspicabilmente) unendosi, non avrebbero mai la forza di diventare da sole un “terzo polo”. Con la Cina che continua a crescere sotto ogni profilo (e, a meno di crisi sociali, continuerà così), è imperativo  che, con il tempo, Europa, Russia e Usa trovino un’intesa di “campo”.

Non facciamoci illusioni, la Cina continuerà a crescere ed “allargarsi” secondo il pianificato, e lo farà sotto ogni profilo. L’”ipersonico” è solo uno dei tanti esempi possibili. Alcuni, ai nostri occhi occidentali, potrebbero apparire addirittura disumanizzanti. Chi ha letto il documento “Space, Science & Tecnology in China: a road map to 2050” (non sono in molti) ed è in grado di misurare il riscontro con la realtà dei progressi, se ne rende ben conto. Il documento non è classificato, viene preparato dalla “Chinese Academy of Sciences” ed è edito, in versione periodicamente aggiornata, dalla Beijing Science Press.

I cinesi procedono nelle attività spaziali di conserva con il progresso tecnologico, che ormai è nelle loro mani, e lo fanno con regolarità impressionante, cronometrica, passo dopo passo. Non perdono colpi. Il calendario che si sono proposti ha riscontri misurabili. Due anni fa, la discesa di una sonda attrezzata sulla faccia non visibile della luna, l’anno scorso, i primi moduli della loro stazione spaziale “trampolino” ed oggi, infine, il riuscito sperimento di rientro ipersonico.

Forza, Occidente, rompi qualche schema e datti una mossa! Altrimenti, ormai, è a rischio la nostra civiltà.

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