La Commissione europea ha presentato recentemente un piano contro l’antisemitismo. Un primo banco di prova. Scrive Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri

L’Unione europea sembra finalmente tornare al proprio, naturale ruolo di protagonista nella promozione dei principi democratici, della libertà e dei diritti umani.

Il piano contro l’antisemitismo lanciato la scorsa settimana segna una svolta da tempo attesa per riaffermare come non possa assolutamente essere più concesso alcuno spazio a campagne o episodi di odio e intolleranza nei confronti degli ebrei, in Europa e nel mondo. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha opportunamente ribadito “ci impegniamo a promuovere in tutta la sua diversità la vita ebraica in Europa. Vogliamo che essa torni a prosperare nel cuore delle nostre comunità. La strategia che presentiamo rappresenta una svolta decisa nella nostra risposta all’antisemitismo. L’Europa può prosperare soltanto se le comunità ebraiche si sentono sicure”.

La strategia propone, tra le altre, “misure volte a rafforzare la cooperazione con le società informatiche per contrastare l’antisemitismo online”, uno spazio che ha costituito finora il terreno più fertile per la diffusione di messaggi e promozione di iniziative contro la comunità ebraica e l’esistenza stessa dello Stato di Israele.

È proprio in questo ambito che, qualche settimana fa, è stato annunciata l’imminente uscita – il prossimo dicembre – di un videogame dai chiari contenuti jihadisti e odiosamente antisemiti, dal titolo “Fursan al-Aqsa: The Knights of the Al-Aqsa Mosque” (“I cavalieri della moschea di al-Aqsa”).

Il videogame è stato realizzato in quasi dieci anni di lavoro da Nidal Nijm, un tecnico brasiliano figlio di un ex militante di Al Fatah espatriato in Sudamerica dopo la guerra in Libano del 1982.

Al momento è disponibile in Internet una breve versione demo e alcuni video di presentazione del gioco, dai quali sono lanciati agghiaccianti messaggi di incitamento al terrorismo jihadista e a uccisioni e violenze di ogni tipo contro gli israeliani e gli ebrei.

Con il nuovo piano contro l’antisemitismo europeo vi è quindi occasione, per la Commissione e tutti gli Stati membri, di dimostrare concretamente che alle enunciazioni e agli impegni politici seguono azioni efficaci, a cominciare da questo gravissimo caso di incitamento antisemita. Infatti, la piattaforma Steam che diffonde il videogioco è registrata negli Stati Uniti ed è la più grande a livello mondiale di giochi in streaming. Se questa perversa strategia dovesse avere successo, decine di  milioni di giovani di tutto il mondo che “giocano” ogni giorno su Steam sarebbero pericolosamente esposti alla più atroce propaganda antisemita dei “soliti noti”: Hezbollah, Jihad islamica, Hamas e i gruppi palestinesi istigati e finanziati dall’Iran di Ebrahim Raisi, che fanno dell’antisemitismo e del suo collante Jihadista la propria ragione d’essere, convinti che esso sia un loro incontrastato punto di forza. La politica di appeasement a tutti i costi nei confronti dell’Iran ne è la manifestazione evidente.

La questione è stata sollevata nei giorni scorsi e portata all’attenzione del governo italiano dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, che ha rilevato come l’odierno antisemitismo stia persino, e ancor più pericolosamente “trasformando le sue forme espressive e si manifesta anche con la diffusione di videogame antisemiti e jihadisti”.

Si rende quindi necessario un fattivo e urgente intervento delle nostre istituzioni e di quelle europee, ha ribadito l’onorevole Rampelli “affinché il videogame non possa essere scaricato né in Italia né in Europa”. Non è più tollerabile, infatti, che internet diffonda anche in Italia incitamenti “ad attività terroristiche che inneggiano alla fine di Israele utilizzando il ‘cavallo di Troia’ della rete e sotto forma di attività creative e commerciali”.

Purtroppo siamo di fronte a un sistema collaudato al cui vertice si pone il regime degli ayatollah. È storicamente ben noto il protagonismo iraniano nel promuovere e diffondere l’antisemitismo come arma politica da sempre. Lo scorso maggio, mentre si stava delineando l’ultima crisi di Gaza, Teheran vi ha fatto ancora una volta ricorso per istigare le opinioni pubbliche palestinesi e dei loro sostenitori anche in Europa.

Pochi giorni prima dell’inizio dei lanci di migliaia di razzi contro la popolazione israeliana, l’allora ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif aveva bollato Israele come “un regime di apartheid. La Palestina è un metro di giustizia. L’Iran è orgogliosamente al fianco del popolo palestinese che resiste alla brutalità di un regime di apartheid. Il ‘Quds Day’ ricorda ogni anno l’imperativo morale della solidarietà globale per la Palestina”.

Queste dichiarazioni, unite ad altre ancora più incendiarie dell’ayatollah Ali Khamenei, si qualificano come antisemitismo e propaganda d’odio secondo tutti gli standard accettati a livello internazionale, in particolare quelli dell’International Holocaust Remembrance Alliance, riconosciuti da molti governi anche europei. Essi individuano l’antisemitismo come “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

Purtroppo si deve rilevare come non sia stato fatto sino a ora molto dalle istituzioni europee e dagli Stati membri per contrastare, come avrebbero dovuto fare, la propaganda antisemita e di odio dell’Iran prima, durante e dopo gli attacchi di Hamas contro Israele.

Nessuno sforzo dovrebbe essere risparmiato per dire la verità sulla disinformazione, l’odio e l’antisemitismo architettati dal regime iraniano, e dalle organizzazioni terroristiche che agiscono come proxy dell’Iran. L’attuazione concreta da parte dell’Unione europea del  piano contro l’antisemitismo e l’eliminazione del videogioco antisemita e jihadista dal cyberspazio europeo sono un primo, importantissimo test di serietà e di coscienza civile.

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