Migliorare la qualità della vita fa bene al lavoro e alla produttività. Ma le aziende non possono fare tutto da sole. Il convegno Aiwa con Bonetti, Massagli, Murelli, Benaglia e Costanzo

Oltre lo stipendio, c’è il benessere dei lavoratori. I quali, se aumentano il livello della propria qualità della vita, riescono a svolgere meglio le loro mansioni e magari ad aumentare la produttività. Il welfare aziendale rappresenta il benessere dei dipendenti, che si ottiene offrendo loro un livello soddisfacente di vita privata e vita professionale. Tutto questo si traduce in una maggiore motivazione per i collaboratori che, sviluppando un senso di appartenenza e di fedeltà verso l’azienda, sono anche più produttivi.

Se fosse esteso a tutte le imprese del settore privato il valore del welfare aziendale potrebbe arrivare a 53 miliardi di euro. Il beneficio per le aziende sarebbe pari a 34 miliardi, tra vantaggi fiscali e possibili incrementi di produttività mentre per il singolo lavoratore il beneficio sarebbe pari a quasi una mensilità in più all’anno, per un totale di 19 miliardi. Il punto è che il grosso del welfare aziendale è a carico delle imprese le quali vanno incentivate e sostenute della loro azione di miglioramento della vita dei dipendenti.

Di questo si è parlato nel corso del convegno Il contributo del welfare aziendale alla ripresa e resilienza dell’economia italiana, organizzato dall’Associazione italiana welfare aziendale, presieduta da Emmanuele Massagli. Tra i partecipanti, coordinati dal giornalista Raffaele Marmo, oltre allo stesso Massagli, il leader della Fim Cisl, Roberto Benaglia, i deputati Marco OsnatoJessica CostanzoElena Murelli, la senatrice Roberta ToffaninSonia Malaspina, capo HR di Danone Italia e Alberto Piantamura, welfare manager di Sky Italia.

“Il tema del welfare, relegato fino a qualche anno fa a grandi realtà industriali è diventato ormai un tema di massa, non solo per gli aspetti legati alle convenienze fiscali ma soprattutto rispetto alle esigenze vere di benessere nel lavoro, elemento quest’ultimo che rappresenta poi anche un elemento fondamentale per le imprese e la loro competitività”, ha spiegato Roberto Benaglia.

“Per questo crediamo fortemente nello strumento del welfare contrattuale, anche come risposta alle esigenze del cambiamento nel rapporto di lavoro e delle nuove esigenze che esso porta. La contrattazione in questo senso è chiamata a dare delle risposte e delle soluzioni rispetto alle richieste di nuovi servizi che arrivano dai lavoratori, lavorare attraverso la contrattazione per il suo sviluppo, soprattutto nel rapporto con i territori che diventa strategico e decisivo per un welfare integrato e funzionale soprattutto nelle piccole e medie imprese che rappresentano il tessuto connettivo dell’economia del nostro Paese. Il futuro è pensare a forme meno consumistiche e più mutualistiche più servizi e meno rimborsi. In un paese in cui le famiglie sono poco aiutate dal pubblico, il welfare aziendale offre un supporto concreto. In questo senso la contrattazione va misurata sulla persona”.

La deputata Elena Murelli ha invece sottolineato come “il welfare aziendale sia una vera e propria leva che ha permesso a molte persone di affrontare al meglio la vita lavorativa. Pensiamo solo a chi non ha tempo di stare con i figli o con gli anziani. Trovo molto bello quando le imprese vanno incontro ai lavoratori ma se lo fanno spesso è a carico loro. Questo è il punto, occorre che lo Stato faccia la sua parte con incentivi, sgravi e altre forme”. Sulla stessa linea anche Jessica Costanzo. “Sono sicura che ci sarà una certa fibrillazione sul welfare aziendale, parlo di una fibrillazione fiscale. Lo Stato può e deve poter alleggerire i costi del welfare aziendale. Allo stesso tempo il lavoratore deve poter mettere in conto un’offerta di beni e servizi offerti dall’azienda”.

Il presidente di Aiwa, Massagli, ha puntato invece i riflettori sul dialogo tra aziende e istituzioni. “Il welfare aziendale evolve e diventa sempre più sociale. È proprio questa natura sociale del welfare aziendale che deve essere compresa e valorizzata dal Legislatore. Quel che occorre sono politici che ne comprendano funzioni e finalità, parlando con le aziende, i consulenti del lavoro, i sindacati, i provider. Basta un serio dialogo con la realtà per comprendere gli spazi di miglioramento del welfare aziendale”. Massagli ha ricordato l’importanza di misure quali la detassazione e decontribuzione degli acquisti all’interno del piano di welfare di veicoli per la mobilità personale a basso impatto ambientale, come monopattini, biciclette o mezzi elettrici, o di abbonamenti a servizi di sharing.

Massagli ha poi spostato l’attenzione sui cosiddetti fringe benefits, voci addizionali alla retribuzione, riportate in busta paga ma esenti da tassazione entro una certa soglia. Una vera e propria retribuzione in natura che l’azienda sceglie di corrispondere ai lavoratori, sotto forma di beni o servizi, per aumentarne il livello di soddisfazione e incentivarne la produttività. Il decreto Sostegni ha confermato il raddoppio della soglia entro la quale beni e servizi riconosciuti ai lavoratori non concorrono a formare reddito: anche per il 2021, l’importo limite resta quindi di 516,46 euro, a fronte dei 258,23 euro originari. Per sostenere il welfare, dunque “si può ricorrere all’ampliamento dei beni e servizi di welfare aziendale previsti dal Tuir, alla strutturazione della nuova soglia di 516 euro e all’ammodernamento di alcuni servizi da sempre centrali nel welfare aziendale, come l’assistenza sanitaria integrativa”.

In un videomessaggio il ministro per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, ha rimarcato la bontà del progetto #Conciliamo, 74 milioni di euro destinati a progetti di welfare aziendale volti a consentire lo sviluppo di azioni su misura per le famiglie e per migliorare la qualità della vita di mamme e papà lavoratori. Sono 127 i progetti selezionati, presentati in tutta Italia da imprese grandi e piccole oltre che da consorzi e gruppi di società collegate o controllate, anche in forma associata.

Con la pubblicazione della graduatoria abbiamo portato a compimento un altro impegno per cambiare la qualità della vita delle famiglie e costruire un modello più giusto, in cui i tempi della vita, quelli della famiglia e del lavoro sono riconosciuti e davvero armonizzati. Il segno di un Paese che torna a investire nel suo futuro: nei desideri e nelle esperienze delle donne e degli uomini, nel diritto a un lavoro davvero umano, nella vita delle famiglie, nelle nuove generazioni, nella scelta di essere genitori che è valore e bene e futuro per tutti.”

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