Un giallo felpato nella provincia australiana come caleidoscopio di segreti, risentimenti, morti sospette. Il regista Robert Conolly con “Chi è senza peccato –The Dry” (2020) mostra l’ipocrisia del nuovo continente tra Hitchcock e Dürrenmatt

Un ispettore della polizia federale, Aaron Falk (il misurato e pensieroso Eric Bana) viene chiamato nella sua ex cittadina dove è cresciuto, Kiewarra, per partecipare alle esequie del suo amico di adolescenza e gioventù, Luke Hadler. Questi, dalle indagini già chiuse, risulta essersi tolto la vita dopo aver assassinato, per un raptus, sua moglie Karen e un figlio di dieci anni Billy, risparmiando il secondo figlio, un neonato nella culla.

Falk viene contattato urgentemente dai vecchi genitori di Luke i quali non credono che il loro figlio abbia sterminato la famiglia come dalle conclusioni dell’inchiesta a cura di un agente del posto, Greg Raco (Keir O’Donnell: equilibra il personaggio tra l’impacciato e l’operativo). Falk si porta dentro un altro problema, relativo al suo passato. Dovette lasciare la città in fretta, a diciott’anni, quando la sua ragazza Ellie (l’angelica Bebe Bettencourt), fu trovata annegata nel fiume dove i ragazzi andavano a nuotare e a divertirsi. Il padre di Ellie, Mal (il giustamente torbido William Zappa) e il fratello di questa, Grant (Matt Nable, volgare e sporco come un personaggio negativo di Sergio Leone), sono convinti che sia Falk che Luke, annegarono la ragazza nel fiume e si costruirono, poi, un alibi coprendosi a vicenda. Hanno anche influenzato parte dalla cittadina che odia Falk e non vuole che si fermi in città, oltre il tempo delle esequie di Luke. Più volte si recano nel suo albergo a due stelle, per minacciarlo, chiamandolo “assassino”!

Falk sta per andarsene ma, incuriosito dalle pallottole trovate sul luogo del delitto che non sono quelle da Luke abitualmente usate per la caccia, come gli spiega il poliziotto Raco, si ferma qualche giorno in più. Scavando, scavando, si arriverà a scoprire che l’assassino è un insospettabile personaggio, il preside della scuola, Scott Whitlam (John Polson, preoccupato, come alcuni principal anglo-americani, di tutto, tranne che della scuola). Schiavo della ludopatia, il simpatico Scott (che si offre di aiutare Falk nelle indagini), in realtà utilizzava le risorse destinate alla scuola per sanare i propri debiti. Scoperto dalla sua segretaria, Karen, la moglie di Luke, decide di far tacere l’eventuale testimone, che stava per denunciarlo, azione poi trasformatasi in un eccidio di famiglia. Si scoprirà anche, attraverso il rinvenimento fortunoso, ad opera di Aaron, del diario di Ellie, come la ragazza decise di annegarsi perché oggetto delle violenze sessuali del padre, Mal.

Tutto è chiarito. I genitori di Luke, pur rimanendo nel dolore, sono sollevati dalla conferma processuale della innocenza di Luke; Falk ha pulito il suo passato; il vecchio Mal dovrà pagare per la sua orribile colpa; la cittadina forse ha imparato a non comminare condanne per antipatia o per sentito dire. Aaron Falk, se ne va senza aspettarsi i ringraziamenti (che la comunità ora gli riserva), umilmente, in punta di piedi, come era venuto.

Il meccanismo di suspense a fuoripista innescato da Robert Conolly in Chi è senza peccato – The dry (2020) bilancia, oculatamente, la leggerezza del giallo alla Alfred Hitchcock (L’ombra del dubbio, 1943) con il sottofondo assurdo baluginante dai drammi quotidiani dei piccoli centri di provincia di un Friedrich Dürrenmatt (La promessa, 1956). I flashback offerti allo spettatore per ricostruire il passato angosciante di Falk (i bagni al fiume con Luke che faceva scherzi pesanti minacciando di annegare le ragazze; il suo bacio con Ellie prima della morte di questa) pongono abilmente lo spettatore su falsi percorsi, come aveva insegnato Agatha Christie, per poi farci sbattere all’improvviso contro l’insospettabile assassino, spesso una persona per bene, qui un educatore.

Tutta la vicenda si snoda in un tempo stagionale ben definito, una torrida estate, di gran calura e siccità (The dry, è il titolo originale) e ogni tanto il Tg ricorda che vaste zone dell’Australia vanno in cenere. Non piove. La desertificazione avanza. La siccità, simbolo dell’aridità che si impossessa del cuore umano quando giudichiamo e condanniamo il prossimo senza misericordia, dona al film anche un sapore parabolico, da indurre la distribuzione italiana al titolo evangelico, appunto Chi è senza peccato.

La musica di Peter Raeburn, con passaggi post tonali, accompagna sia le distese di raccolti andati a male e i vasti terreni screpolati (drammatici i plongée con droni in C.L.L, su praterie ormai gialle di seccume), sia la cupezza e l’odio dei cittadini verso Falk. Chi è senza peccato – The Dry, film non moralista, fortemente etico, è sociologicamente attuale, in tempi in sui ci si accusa, sovente pesantemente, in Tv, suoi media e sui social, alimentando il deserto dentro di noi.

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