Droni turchi nel Donbas, gas russo in Europa. Due dossier collegati per Mosca, che teme di non poter rispondere a un’escalation nell’Est ucraino per evitare sanzioni dall’Ue

Una settimana fa, lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine ha comunicato su Facebook di aver usato droni di fabbricazione turca per bombardare postazioni dei separatisti filo-russi nel Donbas. Si tratta dei Bayraktar Tb2, sistemi molto avanzati ed efficienti che se per l’Ucraina sono un vantaggio tattico, per la Turchia rappresentano un valore politico. Una sorta di via della seta con cui Ankara ha collegato a sé diversi Paesi accomunati da una necessità: avere velivoli senza pilota da attacco mentre l’Occidente (meglio dire: gli Stati Uniti) non erano disposti a fornirglieli – per ragioni di carattere politico essenzialmente. Mosca ha contestato l’attacco, ha parlato di “situazione potenzialmente destabilizzata lungo la linea di contatto”, e ha avanzato una critica tanto a Kiev quanto ad Ankara. Nello specifico, spiega invece la Difesa ucraina, il raid aereo è stato usato contro una batteria di obici D-30 che erano stati usati “dai terroristi russi” (così vengono definiti usualmente i separatisti nei comunicati governativi ucraini). Avevano colpito le forze di Kiev uccidendo un soldato e ferendone altri due. Le unità ucraine hanno messo in azione i droni per verificarne le capacità – note, ma mai testate sul campo in quest’anno di disponibilità.

Hanno colpito dal di qua del confine, e dunque hanno dimostrato una delle caratteristiche del loro potenziale tecnologico; una di quelle che preoccupa la Russia. Mosca teme che i droni Tb2 – di cui l’Ucraina costruirà con la ditta un training&testing center – possano essere parte di una campagna militare con cui Kiev aumenterà l’intensità della guerra nell’Est ucraino e potrebbe finire per riprendersi Luhansk e Donetsk. Campagna contro cui i russi sarebbero in difficoltà politica, non semplicemente tecnico-militare. Per Mosca sarebbe necessario mandare rinforzi ai separatisti (se non intervenire direttamente in qualche modo, magari senza insegne ufficiali), ma sarebbe tutto molto complicato. Come reagirebbero Stati Uniti e Unione Europea? Vladimir Putin ha un obiettivo al momento, cercare di portare l’Europea a firmare nuovi contratti di fornitura a lungo termine e contemporaneamente ottenere le licenze definitive per Nord Stream 2. Il riempimento dei depositi gasiferi austriaci e tedeschi riguarda queste dinamiche, ma anche le preoccupazioni su un’accelerazione del conflitto del Donbas. Mostrarsi collaborativo così che se le cose dovessero precipitare avrebbe più spazio per reagire. E intanto alcune unità russe che si sono esecutate al confine ucraino non sarebbero rientrare nelle loro basi di stanza.

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