Il documento dei vescovi americani sulla Comunione era atteso da mesi e per molti motivi, come è ovvio per un documento episcopale sulla comunione. Pubblicato al termine della riunione plenaria dei vescovi svoltasi a Baltimora, è stato votato a larghissima maggioranza e non contiene indicazioni anti-Biden, sebbene chiarisca che i cattolici che rivestono ruolo di autorità hanno una “responsabilità speciale”

L’avevano chiamato “documento sulla coerenza eucaristica”. E per alcuni doveva essere il documento dello scisma americano dalla linea di papa Francesco, per altri la rivincita del trumpismo dopo la vittoria elettorale di Joe Biden, per altri ancora l’occasione per tornare comunque alle guerre culturali.

Insomma, il documento dei vescovi americani sulla Comunione era atteso da mesi e per molti motivi, come è ovvio per un documento episcopale sulla comunione. La grande discussione è stata durissima e ha riguardato l’ammissibilità o non ammissibilità di Joe Biden in particolare, politico “pro choice” ma che mai in vita sua ha scelto per l’aborto. Ritenere la sua linea di politico pro choice un peccato da impedirgli di ricevere la comunione, lui, secondo presidente cattolico degli Stati Uniti, rendeva evidente che l’aborto è la priorità etica, una questione superiore a tutte le altre, dalla costruzione dei muri anti-migranti alla divisione dei loro nuclei familiari a tanto altro.

Ma in fin dei conti quella che si poneva era la grande questione se la comunione sia un premio per i giusti o una medicina per i peccatori. Così nell’attesa del documento dei vescovi americani sulla comunione, che non si scriveva da quindici anni e che l’elezione del “pro choice” cattolico Biden aveva reso per alcuni urgente e assolutamente indispensabile per togliere al vescovo competente la possibilità di comunicarlo comunque, il Vaticano ha indicato due criteri chiari: non si dia a un tema morale preminenza rispetto ad altri, non si parli di una categoria di persone più di altre.

Francesco ha ripetuto mille volte che la comunione non è un premio, ma un unguento, un balsamo per le nostre ferite. Il documento alla fine è arrivato ieri sera, alla riunione plenaria dei vescovi svoltasi a Baltimora, è stato votato a larghissima maggioranza e non contiene indicazioni anti-Biden, sebbene chiarisca che i cattolici che rivestono ruolo di autorità “hanno responsabilità speciale”, ovviamente nel seguire gli insegnamenti della Chiesa.

Stando a quanto scritto dalla Washington Post “una prima versione trapelata del documento affermava che i laici che esercitano una qualche forma di autorità pubblica hanno una responsabilità speciale nell’incarnare l’insegnamento della Chiesa al servizio del bene comune”. La nuova versione afferma che i laici che esercitano una qualche forma di autorità pubblica hanno una responsabilità speciale “di formare le loro coscienze secondo la fede della Chiesa e la legge morale e di servire la famiglia umana sostenendo la vita e la dignità umana”.

Dunque che documento è? Sul Washington Post c’è una testimonianza molto interessante al riguardo. “Inizialmente abbiamo visto un momento di idee diverse su cosa dovrebbe essere il documento. Si tratta principalmente di responsabilità politica? Un risveglio eucaristico? Un documento didattico? Il documento ha cercato di sfumare questo”, ha detto il vescovo Daniel Flores, di Brownsville. “Non è una taglia unica. Non è giudicato dall’opinione popolare. Dobbiamo essere pazienti e pazienti gli uni con gli altri. Penso che i vescovi volessero parlare con pazienza gli uni con gli altri”.

Alcuni emendamenti che volevano un più netto richiamo al dovere di rispettare la dottrina come altri che volevano più enfasi sulla preferenza per i poveri e le persone vittime di traffico sono stati respinti e così David Gibson, direttore del Centro per la religione e la cultura della Fordham University dice che alla fine il documento è così innocuo e generico “che votare contro era votare contro l’Eucaristia stessa”. Anche per questo però, osservano alcuni, le acque resteranno agitate nella Chiesa statunitense, perché chi vorrà usare il documento in modo politico potrà seguitare a farlo, senza però impedire a chi condivide la visione del papa di portare avanti la propria visione che il testo certo non rigetta.

Forse però meritava più attenzione nella discussione episcopale un altro punto, quello che il documento evidenzia chiedendo ai fedeli di tornare nelle chiese, dicendo “ci mancate e vi amiamo”. Forse dare più attenzione alle loro vite più che alle guerre culturali aiuterebbe il ritorno.

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