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C’è un F-35 disperso nel Mediterraneo. Occhio a Russia e Cina

Un caccia britannico partito dalla portaerei HMS Queen Elizabeth è precipitato durante un’operazione di routine. Il pilota è al sicuro, le indagini sono in corso. Il deputato Ellwood sottolinea le attività di Mosca e Pechino: nel mirino la preziosa tecnologia stealth

Doveva essere un’operazione di routine. Ma qualcosa è andato storto. Mercoledì mattina un F-35 britannico è precipitato nel Mar Mediterraneo. Il pilota si è eiettato dal caccia ed è tornato in sicurezza alla portaerei HMS Queen Elizabeth da cui era partito. Il ministero della Difesa ha informato anche che è stata avviata un’indagine sull’accaduto, ma non ha commentato ulteriormente. Secondo quanto ha riferito l’emittente BBC, l’indagine si concentrerà innanzitutto sul chiarire le cause dell’incidente, in particolare se si sia trattato di un errore tecnico o umano. È il primo caso di un F-35 britannico; in passato, invece, alcuni incidenti hanno riguardato degli F-35 statunitensi.

Ci sono otto F-35B del Regno Unito e dieci statunitensi a bordo della portaerei HMS Queen Elizabeth (su cui Formiche.net è stata a giugno in occasione del suo attracco in Sicilia, il primo dopo la partenza da Portsmouth, intervistando il ministro della Difesa britannico Ben Wallace). La versione B, cioè quella a decollo verticale, del caccia realizzato da Lockheed Martin costa circa 100 milioni di dollari. Sul mezzo sono montante tecnologie all’avanguardia e gelosamente custodite da produttore e forze armate: basti pensare che durante la nostra visita a bordo della HMS Queen Elizabeth ci è stato permesso di fotografare i velivoli evitando però però le prospettive frontali per ragioni di sicurezza.

Si tratta del terzo F-35B perso nella storia del programma. L’anno scorso, durante una missione di rifornimento in volo sopra i cieli della California, un caccia è entrato in collisione con Lockheed Martin KC-130J, entrambi del Corpo dei Marines degli Stati Uniti: l’F-35B si è schiantato al suolo mentre l’aerocisterna è riuscito, seppur danneggiato, a compiere un atterraggio di emergenza fuoripista. Nel 2018, invece, un jet si è schiantato vicino alla Marine Corps Air Station di Beaufort, in Carolina del Sud: colpa di un difetto ai tubi del carburante, che ha portato a una pausa nel programma. In tutti e tre questi casi, il pilota – così l’equipaggio dell’aerocisterna del caso del 2020 – è riuscito a mettersi in salvo.

La BBC, come detto, spiega che l’indagine dovrà chiarire se si sia trattato di un errore tecnico o umano. Questo in virtù del fatto che, ha evidenziato il giornalista esperto di difesa Jonathan Beale, non c’erano “altri aerei coinvolti o azioni ostili” nei pressi dell’incidente.

In ogni caso c’è “enorme urgenza di localizzare e salvare il relitto”, ha dichiarato Tobias Ellwood, ex capitano della Riserva oggi presidente della commissione Difesa della Camera dei Comuni per il Partito conservatore, su Twitter. In un messaggio pubblicato poche ore poco la notizia dell’incidente aveva scritto: “Molte domande – ma per dopo. In questo momento sono felice che siano tutti al sicuro”. In quello successivo, però, ha lanciato un avvertimento: “Sia la Russia sia la Cina impegneranno anche risorse sottomarine sperando di recuperare componenti stealth e sensori fondamentali che potrebbero aiutare la loro comprensione di come affrontare l’aereo in combattimento”.

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