Tutte le ricerche e le indagini ci dicono che la lotta al gioco illegale per gli italiani non si fa con soluzioni proibizioniste che penalizzano il gioco legale: ma con maggiori informazioni e con più formazione

I convegni che si stanno ripetendo in quest’ultimo periodo su tutto il territorio nazionale all’insegna della legalità hanno come principali obiettivi quello di:

  1. Monitorare la situazione dei singoli territori e lo stato dell’arte del settore dei giochi;
  2. Esaminare l’adeguatezza o meno della legislazione e delle normative vigenti sul piano locale regionale e nazionale;
  3. Valutare l’impatto del proibizionismo sul piano sociale ed economico; della salute del consumatore giocatore; ecc. ecc.
  4. Fare proposte per agevolare le attività economiche, ma anche per garantire la tutela della salute pubblica e dell’ordine pubblico;
  5. Riconfermare la volontà dell’intero settore, e dei concessionari in particolare, di essere disponibili a rappresentare ed a svolgere il ruolo di terminali dello Stato e di garanti della legalità e del rispetto delle regole;

Questa vera e propria ricognizione è tanto più utile dopo quasi 2 anni di pandemia e dopo questo periodo emergenziale. I dati, qualche dato solamente. Nell’ultimo anno, il 37,8% degli italiani ha giocato a uno o più giochi legali tra lotto, lotteria, superenalotto, scommesse sportive e non, bingo, giochi online, slot machine. 19 milioni di persone che nel periodo pandemico hanno giocato legalmente sono la migliore certificazione che il gioco è un’attività praticabile in modo responsabile, contenuto e sano.

Tutte le ricerche e le indagini ci dicono che la lotta al gioco illegale per gli italiani non si fa con soluzioni proibizioniste che penalizzano il gioco legale: ma con maggiori informazioni e con più formazione.

Nel 2020 la raccolta complessiva del settore è stata di 88,4 miliardi di euro, di cui 75,4 miliardi tornati ai giocatori nella forma di vincite (85,3%). Ed invece anche molta stampa di rango parla di 110 mld gettati via dai giocatori (vedi il supplemento “Buone Notizie” del Corriere della Sera):

Nel 2020 c’è stato il boom del gioco a distanza: infatti, la raccolta a distanza è stata di 49,2 miliardi di euro, +12,8 miliardi di euro rispetto al 2019 che era stato di 36,4 (+35,3%), mentre quella fisica si è fermata a 39,1 miliardi di euro rispetto ai 74,1 (-35 miliardi di euro rispetto al 2019, -47,2%): in 10 anni, l’incidenza della raccolta a distanza su quella complessiva è passata dal 7,2% del 2010 al 55,7% del 2020. Quindi è evidente che non tutta la diminuzione del gioco fisico si è spostato sul gioco a distanza legale. Infatti, se nel 2019 il valore del gioco illegale era stimato in circa 12 miliardi di euro, nel 2020 è salito a 18 miliardi (+50%) e nel 2021 rischia di andare oltre i 20 miliardi di euro come ha cifrato il Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero de Raho.

La conferma della crescita del gioco illegale viene dalle operazioni di contrasto delle forze dell’ordine: tra inizio del 2020 e l’aprile 2021 ogni 3 giorni è stata scoperta una sala clandestina, 145 sono le inchieste condotte dalle forze dell’ordine, 1.000 le persone denunciate (493 del 2019).

Il sistema del gioco legale è un settore economico che genera occupazione, redditi per gli occupati, valore aggiunto, gettito fiscale, conta 300 concessionari autorizzati dallo Stato e 3.200 imprese di gestione che, si occupano della gestione del gioco pubblico sul territorio e in cui nel complesso operano direttamente o indirettamente circa 150mila addetti.
La filiera diretta, che include le attività riguardanti lotterie, scommesse e case da gioco nel 2019 era composta da 8.271 imprese per un totale di oltre 40 mila addetti e un fatturato di 14 miliardi di euro; i punti vendita, sono circa 80mila, tra bar, tabacchi.

Nel 2020 la raccolta complessiva, ovvero l’ammontare complessivo delle puntate effettuate dai giocatori è stata di oltre 88 miliardi di euro, le vincite sono state pari a 75,4 miliardi, cioè l’85,3% della raccolta.

Il confronto con l’anno precedente rende evidente il duro colpo che il settore ha subìto durante la pandemia per la prolungata chiusura, a cui è stato costretto, pur avendo adottato dei protocolli rigorosi che hanno dimostrato di saper funzionare bene: rispetto al 2019 si registrano -22,2 miliardi di euro di raccolta (-20%), -15,7 miliardi di euro di vincite (-17,2%), -4,1 miliardi di gettito erariale (-36,3%) e -2,3 miliardi di euro di ricavi per le imprese (-28,9%), che praticamente sono state messe in ginocchio.

Sono stimate in circa 1.600 le sale giochi e sale scommesse che non hanno ancora riaperto e che, presumibilmente, non riapriranno.
Nel mezzo della crisi profonda descritta, nell’anno c’è stato anche il boom del gioco a distanza, che ha registrato 49,2 miliardi di euro di raccolta, con +12,8 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, pari ad un eccezionale +35,3%.

Anche se la crescita dell’online non è bastata a colmare il crollo della raccolta fisica (39,1 miliardi di euro, -35 miliardi di euro rispetto al 2019, cioè -47,2%), tuttavia ha avuto una performance straordinaria. Da tener presente che la raccolta del gioco a distanza in dieci anni è salita dal 7,2% della raccolta totale al 32,9% nel 2019, per poi decollare letteralmente al 55,7% nel 2020.

A fronte del blocco del gioco legale nei punti vendita fisici, che è durato grosso modo oltre un anno, si è registrato un boom del gioco illegale che, rispetto al 2019, quando il suo fatturato era stato stimato in circa 12 miliardi di euro è salito nel 2020 a 18 miliardi, +50%. Il persistere di restrizioni nel 2021 rende probabile un ulteriore rialzo fino a superare i 20 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le proposte che si potrebbero avanzare, mi è difficile non ricordare quanto emerse nel 2003 al termine dell’Indagine conoscitiva che svolse la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, quando il sottoscritto ne era il Presidente, nelle conclusioni votate pressoché all’unanimità da tutte le forze politiche.

In sintesi, la Commissione formulò le seguenti indicazioni:
1) ripristinare un diretto collegamento tra la vendita dei biglietti di concorsi pronostici, scommesse e lotterie e la destinazione sociale e culturale dei proventi erariali, ovvero le quote destinate agli enti di settore come il CONI e l’UNIRE, anche con previsione di un sostegno diretto a determinate campagne sociali;
2) incrementare l’azione di contrasto del gioco clandestino, dando piena dignità al gioco pubblico, ampliando la percezione di un chiaro disvalore sociale del gioco clandestino, i cui proventi servono solo alla malavita organizzata. Il significato strategico di tale indirizzo induce a ritenere essenziale un’opera di coinvolgimento pieno dei soggetti imprenditoriali e commerciali chiamati a cooperare con le autorità competenti e con le forze dell’ordine in modo da attuare politiche attive di emersione del gioco illegale per dare credibilità e trasparenza al settore garantendo solide prospettive di sviluppo;
3) predisporre un quadro normativo nuovo per consentire il controllo delle nuove forme di gioco per via telematica e informatica, anche con misure concordate a livello comunitario, garantendo comunque agli operatori italiani di poter competere nei nuovi scenari;
4) gestire unitariamente l’offerta dei giochi coprendo anche quella parte del gioco che attualmente è gestito dal mercato illegale, evitando sovrapposizioni e omogeneizzando le regole, la disparità di trattamento fiscale, di aggi e di condizioni di concessione;
5) gestire l’apporto degli operatori privati in qualità di concessionari per permettere comunque condizioni di apertura a soggetti nuovi e vigilando sulla tutela della concorrenza;
6) all’azione di razionalizzazione organizzativa deve naturalmente accompagnarsi una decisa opera di semplificazione e riorganizzazione normativa e regolamentare: solo la redazione di un corpo di norme, sia di natura legislativa che regolamentare, attraverso l’emanazione di uno specifico testo unico, può consentire al settore di godere dei pregi della immediatezza, chiarezza, semplicità e conoscibilità delle norme.

Non vi è dubbio che il richiamo ai valori etici e morali in forza dei quali occorre frenare un uso smodato del gioco dovrà costituire l’indirizzo fondamentale e unanime di tutta la filiera dei giochi. Come si vede si tratta di proposte di grande attualità e che dimostrano che in effetti in quasi venti anni poco si è fatto per questo settore. Oggi, però, abbiamo una base di partenza rappresentata dall’Intesa del 07/09/2019 della Conferenza Stato Regioni Autonomie Locali, che ci consente di riassumere le principali esigenze:

a) Vanno definite ed armonizzate le competenze tra ministeri competenti (Interni, Salute e MEF);
b) Vanno regolamentate le attribuzioni trai vari Enti, evitando legislazioni concorrenti che creano confusioni e contenziosi tra Stato, Regioni, Comuni;
c) Va varato al più presto un Testo Unico;
d) Vanno coinvolti gli enti locali e, quindi in base al principio di sussidiarietà va destinato parte del gettito (vedere quanto previsto nella legge di bilancio per Trento e Bolzano);
e) Va promossa un’azione di moral suasion nei confronti del sistema bancario, che da una parte nega l’apertura di conti correnti agli operatori del settore perché ad alto rischio di riciclaggio e nello stesso tempo pretende la tracciabilità del contante.

Per concludere tutti gli operatori del settore intendono:
1) essere protagonisti nella tutela dell’ordine pubblico;
2) i garanti della salute del giocatore consumatore;
3) i tutori della legalità, della trasparenza e della regolarità delle attività che svolgono;
4) i collaboratori più vicini alle forze dell’ordine, delle quali l’intera filiera dichiara di essere a disposizione;

Per tutto questo, la istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, rappresenta un’opportunità ed una luce in fondo al tunnel.

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