Con il progresso informatico dai processori agli algoritmi, i siti hard sono diventati uno degli strumenti principali per l’attività tecnicamente detta di preventive intelligence, e il caso Onlyfans lo dimostra. L’analisi del professor Igor Pellicciari (Università di Urbino)

Il percorso del progresso umano è lastricato di fallimenti, improvvisazione e tentativi operati  a mo’ di salti nel buio. Vi sono poi scoperte (alcune veri punti di svolta) cui si giunge per sbaglio, deviando da quello che inizialmente la sperimentazione e la ricerca pensavano di ottenere.

Quando ciò avviene, prima che l’innovazione si diffonda e si commercializzi, passa per una fase romantica dalla durata variabile in cui è di accesso libero per gli utenti e, pur restando di nicchia, permette di sfruttarne le potenzialità senza vincoli né costi.

Quando, quasi per caso, nel 1993 venne inventato il World Wide Web, esso era infinitamente più basico di quello cui siamo abituati oggi ma venne vissuto dai testimoni dell’epoca come una sconosciuta terra nuova da esplorare, quasi fossero dei colonizzatori digitali.

A leggere le sole specifiche tecniche di allora viene da sorridere come davanti agli oggetti di un domenicale mercatino del modernariato.

Un desktop doveva accontentarsi di un disco rigido di 512KB (si, proprio KB), la cui memoria poteva essere estesa grazie ad un floppy disk di 1, 5 MB. Totale per fare lavorare il tutto, 2 MB, meno di quello che oggi impiega una traccia musicale o una foto in alta definizione memorizzata sullo smart phone.

I primi modem in circolazione erano grandi come una scatola di biscotti formato risparmio e promettevano un flusso di dati di meno di 10 KB (!?) al secondo.

Collegarsi alla Rete (via cavo) era lento e navigare lentissimo, con pause interminabili e frequenti interruzioni della linea telefonica classica. In quel contesto, i siti che iniziavano a popolare la rete erano basici e scontavano a loro volta le sfide legate al generale momento pionieristico.

Come si addice ad un mondo nato casualmente e non ancora regolato, essi erano in gran parte gratuiti. In controtendenza, tra i pochissimi contenuti a pagamento sul Web della prim’ora, vi furono i siti che offrivano News e Pornografia. Richiedevano abbonamenti, non esenti da rischi nel proto-informatico ancora ignaro dei pagamenti elettronici.

Dopo tre decenni, la Rete è diventata lo spazio commercialmente più attivo al mondo, con miliardi di transazioni quotidiane, un’economia che sta soppiantando quella originale e il comparire di monete di scambio virtuale, arrivate a minacciare le valute tradizionali.

Di conseguenza, la quasi totalità dei servizi che offre la Rete si sono commercializzati e sono a pagamento. Merita una riflessione il fatto che, di nuovo in controtendenza, gli unici contenuti offerti gratuitamente sono proprio quelli che prima erano a pagamento, ovvero News e Pornografia.

Sul primo caso la spiegazione è piuttosto intuitiva e rimanda ad una motivazione di ordine politico degli editori, il cui obiettivo primario è di orientare l’opinione pubblica, subordinandovi considerazioni di sostenibilità economica degli organi di informazione di loro proprietà.

Solo cosi si comprendono alcune scelte, altrimenti insensate dal punto di vista imprenditoriale.

Come quella dei quotidiani di offrire il giorno dopo, su cartaceo e a pagamento, contenuti già anticipati gratuitamente sulle loro stesse edizioni on-line, addirittura consultabili in dettagliate rassegne stampa disponibili un po’ ovunque o su siti cult come Dagospia, fonte omnibus quotidiana per milioni di lettori.

Meno scontato è il motivo che ha portato la pornografia ad essere disponibile liberamente cosi in abbondanza su portali che sia per l’enorme quantità di contenuti che per la loro stessa struttura richiedono ingentissimi finanziamenti di sconosciuta provenienza.

Come non è chiaro perché la ricerca della visione gratuita di un qualsiasi film “normale” sul Web espone al rischio di una denuncia alla Polizia postale; mentre se la pellicola è a luci rosse, non vi è nessun problema, anzi la pratica è incentivata, come se in questo caso non esistessero dei diritti d’autore da fare valere.

Tra i vari motivi (sicuramente ve ne più di uno) che possono spiegare questo paradosso, intriga quello che lo mette in relazione allo sviluppo internazionale delle security & crime prevention policies, in particolare nella lotta al terrorismo internazionale.

Con il progresso informatico dai processori agli algoritmi e la capacità di gestire in automatico enormi quantità di meta-dati a livello globale, i siti hard sono diventati uno degli strumenti principali per l’attività tecnicamente detta di preventive intelligence. Ovvero di identificazione e monitoraggio delle potenziali minacce per la sicurezza prima che queste si manifestino.

Una volta studiato un determinato profilo psicologico criminale, viene cercato a ritroso incrociando i dati delle parole chiave della cronologia dei siti di navigazione in genere frequentati, rivelata nel momento in cui il sospetto si collega al portale hard.

Tanto che questo meccanismo investigativo è stato tra quelli che hanno permesso di localizzare a suo tempo il rifugio in Pakistan di Osama Bin Laden.

L’affermarsi globalmente di pochi mega-portali porno nell’ultimo decennio, come anche il fatto che la loro accessibilità vari da paese a paese, verrebbe spiegato con le necessità di convogliare su poche traiettorie il relativo traffico Web per controllarlo meglio.

Visto da questa prospettiva, poiché l’intelligence è attività tipicamente statuale, non è irrealistico supporre che il settore pubblico dei paesi interessati trovi il modo di sostenere questi portali, anche se non in forma diretta come avviene quando copre le oramai croniche perdite dell’editoria delle News.

E si spiegherebbe anche perché, ogni qual volta nasce spontaneamente un nuovo portale hard “fuori controllo” – il caso più recente è Onlyfans – con un successo dal basso ed imprevisto, questo viene riportato all’ordine dopo essere stato investito da una valanga di problemi amministrativi e ostacoli che sembrano essere strumentali.

Come quello delle questioni morali sui siti hard sollevate dai gestori di quelle stesse carte di credito in passato usate da pletore di criminali internazionali e signori della guerra vari in giro per il mondo. In quel caso tollerate, in nome del pecunia non olet.

Quando poi i problemi all’apparenza insormontabili che minacciavano la chiusura dei portali hot all’improvviso si diradano come per incanto – significa che essi sono stati normalizzati con successo.

Accettando di diventare luogo frequentato non da Only-fans. Ma anche da Preventive-Intelligence.

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