Intervista all’eurodeputato leghista, presidente di Identità e democrazia (ID). Salvini e Giorgetti raccontano una sola Lega: a Bruxelles il Ppe si è schiacciato a sinistra, ma alcuni popolari ci cercano in privato. Il supergruppo sovranista conviene, anche alla Meloni. E per il Quirinale..

Altro che divisioni e resa dei conti. Il battibecco fra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, a Bruxelles, è già acqua passata. Qui la Lega è unita e vuole unire, dice Marco Zanni, volto di punta del Carroccio al Parlamento europeo, dove presiede il gruppo di Identità e Democrazia. Anche lui prenderà la parola alla grande assemblea programmatica del partito convocata da Salvini a Roma per l’11 e 12 dicembre. E confermerà la rotta europea: ora avanti tutta per un supergruppo sovranista, “conviene anche a Giorgia Meloni“.

Zanni, delle due l’una: ha ragione Salvini o Giorgetti?

Hanno ragione entrambi.

Ecco, adesso fa il democristiano…

Ma no, è la verità. Al Federale Giorgetti ha messo le cose in chiaro. Nessun tifo per entrare nel Ppe, solo una constatazione, peraltro condivisibile: per capire dove va l’Europa bisogna capire dove vanno la Germania e la Cdu.

Salvini però ha calato il sipario sui popolari.

Salvini ha ribadito la nostra linea: negli ultimi anni il Ppe si è appiattito a sinistra, e la Lega è alternativa alla sinistra. Sono loro, i popolari, che devono decidere cosa vogliono fare da grandi. Se continuare a logorare da dentro il Ppe o accettare un dialogo formalizzato con chi, come noi, ancora difende alcuni dei loro valori identitari.

Avete un piano?

Siamo pronti, in vista del 2024, a parlare con quella parte del Ppe che non digerisce il nuovo corso. Le elezioni tedesche sono state uno snodo importante. Ho tante persone fra Cdu e Csu che in privato mi confessano di non apprezzare il “cordone sanitario” montato intorno a noi, e vogliono un’Ue in cui gli Stati rimangano il pilastro della cooperazione.

Di chi parla, nello specifico?

Il Ppe è spaccato. Le delegazioni di Paesi nordeuropei, come l’Irlanda o l’Olanda, guardano a sinistra. Altre, come quella polacca, spagnola o francese, sono aperte a dialogare con noi, e si sono accorte del rischio di un appiattimento sulle istanze dei Verdi.

Su una cosa Giorgetti ha fatto centro: con i tedeschi di Afd non corre buon sangue…

Su Afd abbiamo avviato una discussione interna già due anni fa. Nel 2019 la leadership di Jörg Meuthen aveva aperto a una moderazione del partito, mettendo ai margini le ali più estreme. Purtroppo al congresso di dicembre rischia di prendere il sopravvento la parte più intransigente, che non ci piace.

Adesso pensate al supergruppo europeo. Che tempi ci sono?

Puntiamo a chiudere per metà mandato, a gennaio: non sarà facile. Manca ancora una piena convergenza politica, i gruppi ci tengono a mantenere la propria identità.

Giorgia Meloni è con voi? Non sembra proprio entusiasta…

Rimane scettica su alcune modalità, ne ha parlato di recente con Salvini e speriamo trovino un accordo. È per il bene di entrambi: dopo lo scoppio della questione polacca e le critiche contro il Pis, lo stigma del gruppo conservatore a Bruxelles è aumentato. Il supergruppo sarebbe un’evoluzione positiva, anche perché avrebbe una componente italiana maggioritaria.

Il prossimo anno una vostra alleata a Bruxelles, Marine Le Pen, risfida Macron alle urne. Farete ancora il tifo per lei?

Senza alcun dubbio, la sosterremo convintamente. È la candidata con più possibilità di arrivare al secondo turno. E una volta che lo farà ci auguriamo che il centrodestra francese faccia quadrato intorno a lei. L’operazione Zemmour rientra in uno dei tanti tentativi di metterle i bastoni fra le ruote in questi anni, non ci sorprende. Ma Le Pen ha tutti i requisiti per farcela.

Torniamo a Roma. Anche lei si immagina Mario Draghi a “guidare il convoglio” dal Quirinale?

Fortunatamente sono a Bruxelles, lascio queste discussioni ai colleghi a Roma (ride, ndr). Il totonomi non mi appassiona. Spero che dopo tanti anni di presidenti della Repubblica scelti dalla sinistra, il centrodestra si unisca per trovare un candidato valido, che porti avanti i nostri valori. Il resto conta meno.

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