Il presidente della commissione Esteri contro i colleghi Alfieri del Pd (“ha preso una cantonata”) e Lucidi della Lega (“traditore”). Poi arriva il soccorso di Taverna e co.

Il Movimento 5 stelle ha reagito duramente all’articolo con cui Formiche.net ha rivelato che il giorno prima dell’attacco della diplomazia russa contro Repubblica e il direttore Maurizio Molinari il pentastellato Vito Petrocelli ha fatto circolare tra i membri della commissione Esteri del Senato da lui presieduta un non-paper anti Nato dell’ambasciatore russo Sergey Razov.

Petrocelli ha attaccato i senatori Alessandro Alfieri del Partito democratico, che l’aveva invitato a interrogarsi sul suo ruolo, e Stefano Lucidi della Lega, che aveva parlato di “episodio irrituale”. “Alfieri ha preso una cantonata. Lucidi, traditore passato alla Lega, ha solo astio”, ha scritto su Twitter il senatore pentastellato.

A dargli manforte sono intervenuti i compagni di partito, che hanno fatto quadrato attorno a lui, sempre più al centro delle tensioni con gli altri partiti per la gestione dei lavori. “Gli attacchi di certa stampa contro il presidente Petrocelli stanno diventando sistematici e intollerabili, una inaccettabile campagna diffamatoria basata su falsità”, hanno dichiarato i componenti cinquestelle della Commissione Esteri di Palazzo Madama: il capogruppo Gianluca Ferrara, le senatrici Paola Taverna e Simona Nocerino, e il senatore Alberto Airola. “Prima il quotidiano Libero che insinua che il presidente sia ‘agli ordini’ di Pechino solo per aver voluto fare normale diplomazia parlamentare sulla questione dello Xinjang. Poi il quotidiano online Formiche che monta un caso politico su un documento diplomatico russo che Petrocelli ha inoltrato a tutti i senatori della Commissione Esteri come ha sempre fatto per tutti i documenti e le sintesi dei suoi incontri. Spiace che il collega Alfieri del Pd sia caduto nella trappola di questa fake news. Il presidente Petrocelli, che gode del nostro pieno sostegno e della nostra massima stima, non ha mai fatto mistero delle sue idee personali, ma ciò non ha mai messo in discussione l’equilibrio con cui svolge il suo ruolo istituzionale”.

Ringraziando i senatori per l’attenzione, evidenziamo il significato della parola “fake news” utilizzata da loro per definire il mio articolo: “un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti” (Treccani). C’è un problema: nessuna delle parti coinvolte, neppure i senatori stessi, ha negato i fatti raccontati da Formiche.net.

Per il Movimento 5 stelle sembra un momento decisivo per la politica estera. Non solo al Senato. Dopo l’attacco russo a RepubblicaLia Quartapelle, responsabile Esteri del Partito democratico e capogruppo in commissione Esteri della Camera, ha annunciato un’interrogazione a Luigi Di Maio, nella doppia veste di esponente pentastellato e ministro degli Esteri, per sapere “se e come” la Farnesina “intenda reagire all’attacco a una testata italiana”. Ma anche per invitare il Movimento 5 stelle a “essere chiaro e dire se è sulla nostra linea europeista e atlantista. Se sbanda invece, si isola da sé”.

A Bruxelles però tira un’altra aria tra gli alleati di governo. Anche i 5 stelle, infatti, hanno firmato l’interrogazione dell’europarlamentare dem Pina Picierno indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e all’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell in merito alla lettera indirizzata da Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. La portavoce, si legge nella nota firmata da vari esponenti del Pd e dei 5 Stelle, “ha usato toni offensivi e ha seriamente denigrato il direttore e la redazione, interferendo inequivocabilmente con la libertà di stampa e informazione. Ancora una volta la reazione russa dimostra l’intolleranza per il dissenso, la vocazione all’intimidazione e un attacco verso l’intero gruppo editoriale Gedi”. Per questo, i firmatari del testo chiedono a von der Leyen e Borrell di chiarire “quali azioni intendono intraprendere per porre fine all’interferenza di uno Stato terzo nella libertà di stampa europea”.

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