Il giorno prima dell’attacco di Mosca contro “Repubblica” e il direttore Maurizio Molinari, il presidente 5S della commissione Esteri fa circolare un non-paper in cui diplomatico russo attacca l’Occidente. Lucidi (Lega): “Episodio irrituale”. Alfieri (Pd): “Si dovrebbe interrogare sul suo ruolo”

Il giorno prima del duro attacco del ministero degli Esteri russo contro Repubblica e il suo direttore Maurizio Molinari per un’articolo sulla “morsa” di Vladimir Putin sull’Europa, i senatori membri della commissione Esteri di Palazzo Madama hanno ricevuto un documento non ufficiale (un non-paper) firmato dall’ambasciatore russo a Roma, Sergey Razov. A inviarlo è stato l’ufficio di segreteria “su incarico del presidente [Vito] Petrocelli”, lo stesso esponente del Movimento 5 stelle che, via Twitter, ho rilanciato l’affondo di Mosca contro il quotidiano di proprietà della famiglia Elkann.

Riavvolgiamo il nastro.

Nel suo editoriale domenicale del 14 novembre scorso, Molinari scriveva: “Ammassando contingenti militari ai confini con l’Ucraina e consentendo a migliaia di migranti di premere sui confini bielorussi della Polonia il presidente russo Vladimir Putin si è ritagliato nell’arco di poche settimane il ruolo di regista di una doppia crisi in Europa dell’Est, che ha per evidente obiettivo generare instabilità nell’Unione europea e mettere sotto pressione la Nato”. E concludeva suggerendo di guardare alla reazione dell’Unione europea “di [Emmanuel] Macron, [Olaf] Scholz e [Mario Draghi] alla sfida ibrida russa in pieno svolgimento ovvero se l’unità registrata sulla Libia li porterà ad avere una forte posizione comune anche su Bielorussia e Ucraina. La difesa comune europea può nascere anche da simili scelte”.

Tre giorni dopo, è il 17 novembre, la durissima reazione di Mosca, affidata a Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri. L’editoriale di Molinari? Uno “sproloquio”, “un’assurdità (…) deliziosa”. Il bisogno europeo di gas che rischia di trasformare il Nord Stream 2 in un’arma geopolitica? “Lei personalmente, dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de La Repubblica”. Come reagirà l’Unione europea? “La risposta è breve: in nessun modo” perché “nessuna sfida ibrida russa”.

Come raccontato da Formiche.net, la risposta di Zakharova ha riscosso un notevole successo nella bolla social grazie anche a diversi contatti anonimi.

Negli ultimi giorni Repubblica è tornata sulla questione. Ha pubblicato, tra le varie cose, un’intervista a Fiona Hill, già direttrice per la Russia al Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca e oggi analista del think tank Brookings Institution. L’esperta ha spiegato al quotidiano che i russi “fanno sempre così”: “intimidire e contrastare chi critica la Russia, usando la disinformazione”. Gli Stati Uniti, ha continuato, “pensano che Mosca prepari una mossa in Ucraina, e senza un’azione collettiva con alleati tipo Italia, Spagna, Francia, Germania, lo farà”. È “un attacco all’Italia”, per dividerla al suo interno e allontanarla dagli alleati, non soltanto a Repubblica, ha continuato: “la risposta che vogliono da Lega e 5 stelle. Fanno lo stesso negli Usa. Provocano le reazioni dei loro sostenitori, che poi accusano i critici della Russia di essere elitari combattenti della Guerra Fredda”.

In questa concatenazione di eventi si inserisce il non-paper di Razov, fatto recapitare da Petrocelli ai senatori il 16 novembre. Formiche.net è in possesso del documento. “Si fomenta una ‘minaccia russa’ perché la Nato riottenga lo status del garante della sicurezza nella regione euro-atlantica”, scrive il diplomatico. “È da tempo che l’Alleanza nordatlantica ha intrapreso la via dello scontro con il Paese”, continua. “Non siamo mai stati noi a dare l’inizio al deterioramento dei rapporti”. Anzi, tutte “le nostre iniziative si sono ‘imbattute’ sul muro di silenzio a Bruxelles”. Per questo, la Russia considera la Nato “responsabile per le conseguenze della politica finalizzata alla demolizione dei rapporti con la Russia” e respingere “ogni tentativo di addossare la responsabilità per tali azioni al nostro Paese”, conclude.

Considerazioni che, come detto, i senatori hanno potuto leggere grazie alla trasmissione dell’ufficio di segreteria “su incarico” di Petrocelli, che guida una commissione in cui non regna certo uno spirito di collaborazione. Sempre più frequenti sono, infatti, le diserzioni degli altri partiti agli uffici di presidenza e agli eventi organizzati dal presidente. Come il recente convegno sullo Xinjiang, regione della Cina dove secondo Amnesty International la Cina commette “crimini contro l’umanità”: non è così secondo i relatori cinesi di quell’incontro: l’ambasciatore Li Junhua e il vicegovernatore dello Xinjiang Manlik Siyit.

Alessandro Alfieri, capogruppo del Partito democratico in commissione, che aveva definito “intollerabili” le dichiarazioni di Petrocelli contro Molinari, spiega oggi a Formiche.net: “Siamo europeisti e atlantisti. Il nostro patrimonio comune di valori non può essere messo in discussione con ripetute iniziative di segno contrario. Chi svolge l’incarico di presidente di commissione dovrebbe tenere conto con equilibrio di questi aspetti. Nel caso in cui non voglia farlo, è libero di esprimere le sue posizioni, ma da un ruolo diverso”. Ne chiede le dimissioni come ha fatto l’eurodeputata Pina Picierno, sua compagnia di partito? “Penso sia Petrocelli a doversi interrogare sul suo ruolo: se vuole esercitare una funzione di garanzia o fare il battitore libero”, risponde.

“Non sono sorpreso di quanto letto in questi giorni sugli organi di stampa perché la propaganda in stile Guerra Fredda dura da mesi”, dice a Formiche.net un altro membro della stessa commissione, il leghista Stefano Lucidi. “Cina, Iran e ora Russia. Ma l’Italia ha già scelto da che parte stare, ed è solo all’ombra di questa alleanza che possiamo relazionarci anche con i Paesi dell’Est”, aggiunge. Chiesto un commento sul non-paper, il senatore Lucidi preferisce non rispondere e si limita a definirlo “un episodio irrituale che mi ha lasciato interdetto”.

Le distanze e le tensioni tra il Partito democratico e alcuni pezzi del Movimento 5 stelle sulla politica estera stanno emergendo con la fine del governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi. Lo stanno facendo non soltanto alla commissione Esteri del Senato, ma anche a quella della Camera, presieduta dal dem Piero Fassino del Partito democratico. Lia Quartapelle, responsabile esteri del Partito democratico e capogruppo in commissione, ha annunciato un’interrogazione a Luigi Di Maio, nella doppia veste di esponente pentastellato e ministro degli Esteri, per sapere “se e come” la Farnesina “intenda reagire all’attacco a una testata italiana”. Ma anche per invitare il Movimento 5 stelle a “essere chiaro e dire se è sulla nostra linea europeista e atlantista. Se sbanda invece, si isola da sé”.

 

***AGGIORNAMENTI***

Contattato via mail da Formiche.net per un commento, il senatore Petrocelli ha risposto via Twitter, scrivendo quanto segue: “È una non—notizia montata ad arte. Da 3 anni ho scelto di inoltrare ai Senatori i documenti che ricevo e le sintesi degli incontri che ho con Ambasciatori, Ministri e vice, Parlamentari… Alfieri ha preso una cantonata. Lucidi, traditore passato alla Lega, ha solo astio”.

Formiche.net ha posto due quesiti all’ambasciata russa a Roma. Primo: “Nel documento non figurano proposte per migliorare i rapporti tra le parti. Come mai? È dovuto al fatto che ritenete negative le prospettive nel breve-medio termine?”. Secondo: “Come possono inserirsi in questo contesto la commissione Esteri del Senato, e in generale il parlamento italiano, e il lavoro del presidente Petrocelli?”.

Ecco la risposta dell’ambasciata: “In merito alla Sua gentile richiesta vorremmo comunicare quanto segue. L’invio dei documenti non ufficiali del genere (non paper) è una prassi diplomatica comune per far conoscere la posizione russa nei confronti dei principali dossier dell’agenda internazionale alle autorità italiane inclusa l’Assemblea legislativa. In particolare, il documento da Lei menzionato è stato inviato per la diffusione tra i soggetti interessati non solamente alla III Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato ma anche alla III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) della Camera, alla IV Commissione permanente (Difesa) del Senato, alla IV Commissione permanente (Difesa) della Camera nonché al MAECI e al Ministero della Difesa della Repubblica Italiana. Riteniamo che la diffusione di informazioni sulla posizione del nostro Paese relativamente a diversi argomenti non sia condannabile. Se Lei mostra l’interesse speciale ai particolari aspetti della politica estera della Russia noi riteniamo che, in via eccezionale, sia possibile inviare successivamente i documenti del genere anche a Lei”.

“Gli attacchi di certa stampa contro il presidente Petrocelli stanno diventando sistematici e intollerabili, una inaccettabile campagna diffamatoria basata su falsità”, hanno dichiarato i componenti cinquestelle della Commissione Esteri di Palazzo Madama: il capogruppo Gianluca Ferrara, le senatrici Paola Taverna e Simona Nocerino e il senatore Alberto Airola“Prima il quotidiano Libero che insinua che il presidente sia ‘agli ordini’ di Pechino solo per aver voluto fare normale diplomazia parlamentare sulla questione dello Xinjang. Poi il quotidiano online Formiche che monta un caso politico su un documento diplomatico russo che Petrocelli ha inoltrato a tutti i senatori della Commissione Esteri come ha sempre fatto per tutti i documenti e le sintesi dei suoi incontri. Spiace che il collega Alfieri del Pd sia caduto nella trappola di questa fake news. Il presidente Petrocelli, che gode del nostro pieno sostegno e della nostra massima stima, non ha mai fatto mistero delle sue idee personali, ma cio’ non ha mai messo in discussione l’equilibrio con cui svolge il suo ruolo istituzionale”.

Risponde Gabriele Carrer. Ringraziando i senatori per l’attenzione, vorrei evidenziare il significato della parola “fake news” utilizzata da loro per definire il mio articolo: “un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti” (Treccani). C’è un problema: nessuna delle parti coinvolte, neppure voi, ha negato i fatti da me raccontati.

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