Intervista al politologo della Luiss: Macron è il più filoitaliano dei presidenti francesi, come lui solo Mitterand. Il Trattato ha un’ambizione europea, ma sull’intesa si staglia l’ombra dell’altra partita del Quirinale. Con Le Pen e Meloni alle politiche, addio accordo

Piaccia o meno, l’Italia non può contare su “un presidente più filoitaliano di Emmanuel Macron”. Ne è convinto Marc Lazar, politologo francese della Luiss e membro dei Dialoghi Italo-Francesi per l’Europa. A Formiche.net il professore spiega perché il destino del Trattato del Quirinale firmato questo venerdì da Macron e Mario Draghi è appeso a un filo.

Perché Macron punta tanto sul Trattato?

Macron è sempre stato favorevole all’Italia, insieme a Mitterand è il presidente più filoitaliano della storia francese. Con Mitterand però c’era una sintonia culturale. Nel caso di Macron è politica: ha sempre pensato che l’Italia debba contare di più.

Negli ultimi anni non sono mancati strappi e tensioni.

Un rapporto altalenante. Il Trattato nasce nel 2017: all’epoca i legami erano buoni, fatta eccezione per l’incidente Fincantieri-Stx. Poi un blocco con il governo gialloverde e la crisi dei gilet jaunes. Ora il vento è cambiato. Non solo per la pandemia, ma soprattutto per l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Nei rapporti diplomatici il feeling personale conta, e tra Draghi e Macron, come tra Macron e Mattarella, c’è una stima sincera.

Che cosa pensa l’opinione pubblica francese del Trattato? Esiste un sentimento anti-italiano?

La stampa e l’opinione francese non hanno dato alla firma le stesse attenzioni riservate dalla stampa italiana. Quanto al sentimento, mi limito a ricordare un sondaggio di Ipsos commissionato nel giugno 2019 dai Dialoghi italo-francesi sull’Europa della Luiss, Sciences Po e l’Ambrosetti. I dati non lasciarono dubbi: se il 38-40% degli italiani dichiarava di nutrire antipatia per i francesi, il 60% dei francesi esprimeva simpatia per gli italiani.

Cosa c’entra con il Trattato?

C’entra perché con questo accordo Macron traduce una simpatia diffusa nell’opinione pubblica in un rapporto istituzionalizzato. Il Trattato insiste su diverse forme di cooperazione istituzionale, dalla partecipazione trimestrale di un ministro al Cdm dell’altro Paese agli scambi di poliziotti e diplomatici.

Questo accordo archivia una fase politica? È una vittoria del sovranismo europeo su quello euroscettico?

Questo è tutto da dimostrare. Mi ha stupito che il Trattato sia stato concepito non solo come un accordo bilaterale italo-francese ma in una prospettiva europea. Insiste molto sui valori europei, sul ruolo di Francia e Italia nel Mediterraneo e nel mondo. C’è una grande ambizione. Il tempo dirà se riuscirà sgonfiare il sovranismo che arde sotto la cenere.

Dove?

In Francia, con Marine Le Pen, Eric Zemmour, ma anche una parte della destra repubblicana che per vincere la gara interna ha calato la carta euroscettica. E in Italia, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Anche se entrambi oggi si professano meno antieuropeisti: hanno messo acqua nel loro Chianti.

Il Quirinale, Macron. È un Trattato firmato sul filo dell’incertezza.

È vero, un accordo immerso nell’incertezza politica, da cui dipendono le sue sorti. Se Macron sarà rieletto alle presidenziali farà di tutto per farlo vivere, tanto più alla luce della presidenza francese del Consiglio Ue a gennaio. Qualunque altro vincitore sarà meno filoitaliano.

Le elezioni del Quirinale invece avranno un impatto?

Il limbo politico che le precede non aiuta. In Francia come all’estero oggi nessuno può prevedere il destino di Draghi, di questo governo, del voto per il Colle. O ancora delle politiche: se la destra dovesse vincere, nel 2022 o 2023, il Trattato del Quirinale avrebbe vita breve.

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