Il presidente francese sa di avere davanti a sé un episcopato sovente incline al tradizionalismo, i cattolici però hanno letto il rapporto sugli abusi della Chiesa francese, hanno capito che questa “tradizione” che non ha nulla di tradizionale ha aperto le porte ad abusi di potere e a silenzi per “paura” dello scandalo. È su questo che un sano voto laico, non laicista, e un sano voto cattolico, possono capirsi, aprirsi e collaborare per il bene della Francia

Quando è stato pubblicato il rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa francese molti speravano che ne emergesse un dato: la tormenta è finita, il fenomeno è stato sconfitto. Il dato che è emerso più evidente invece, al di là della terribile gravità del fenomeno, è che proprio la Chiesa degli anni Cinquanta, quella che molti in Francia hanno preso a modello fino ad ora, è stata quella che ha dato il maggior impulso agli abusi.

La Chiesa degli anni Cinquanta è la Chiesa pre-conciliare, quella che il tradizionalismo cattolico ritiene un modello. Questo elemento oggettivo non fa che confermare che l’idea di potere e il clericalismo non fanno bene né alla Chiesa né alla società in cui e con cui la Chiesa vive. A dare manforte ai tradizionalisti, contrariati da questa evidenza, sono intervenuti ovviamente i laicisti, che hanno spostato l’attenzione sul segreto confessionale. Perché si è fatto presente che i preti che commettono abusi possono confessarsi, ma il segreto confessionale impedisce al confessore di denunciarli.

A parte il fatto che appare ovvio che nessun prete più confesserebbe un abuso se il segreto venisse abolito e che sarebbe strana una riforma retroattiva, sarebbe possibile limitare il non segreto solo a questo reato? O si vuole abolire l’istituto della confessione? Infatti chi confesserebbe un qualsiasi reato se venisse abolito il segreto confessionale? Questa discussione molto strana rimuove un problema urgente: come si spezza la catena di silenzi che circonda gli abusi nella Chiesa?

Sedendosi oggi davanti a Francesco, il presidente francese Emmanuel Macron farebbe bene a concentrarsi sul voto cattolico più che sul voto laicista. Come avrà preso il vero significato del rapporto il cosiddetto “voto cattolico”, cioè il popolo di Dio? Le tirate dei ministri che si soffermano sul problema-confessione offuscano il punto di sostanza: la Chiesa in Francia è Chiesa del popolo di Dio o Chiesa dei suoi ministri? E se è Chiesa del popolo di Dio perché i bambini, i genitori, le mamme, i padri, non hanno pari voce? Quale potere differenzia un ministro, che in linguaggio ecclesiale vuol dire un servitore, da un fedele laico? La Chiesa in Francia è tutta ministeriale o è una Chiesa dove i ministri detengono il potere?

Macron sa di avere davanti a sé un episcopato sovente incline al tradizionalismo, i cattolici però hanno letto il rapporto, hanno capito che questa “tradizione” che non ha nulla di tradizionale ha aperto le porte ad abusi di potere e a silenzi per “paura” dello scandalo. È su questo che un sano voto laico, non laicista, e un sano voto cattolico, possono capirsi, aprirsi e collaborare per il bene della Francia. Insistere sulla questione “confessione” invece divaricherebbe i campi, facendo del male a tutti. Certo laicismo sarebbe felice di lui, certamente, se non altro perché capirsi sarebbe più difficile e quindi il suo identitarismo sarebbe rafforzato. Lo stesso ovviamente accadrebbe dall’altra parte. Se la visita odierna indicasse invece che, come ritengo, Macron ha scelto la prima strada sicuramente troverebbe ascolto nel Vaticano che sul clericalismo ha speso tante parole chiarissime come anche sul problema della concezione del potere.

Visto così il viaggio di Macron anche se fosse a fini elettorali sarebbe utile, importante, per tutti. Non solo la Francia ma tutta l’Europa sembra proprio aver bisogno di una simile prospettiva.

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