La Difesa americana accelera sullo sviluppo di strumenti per il contrasto alle minacce ipersoniche di Cina e Russia. La Missile Defence Agency ha assegnato a Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon la progettazione dell’intercettore Gpi, destinato a essere impiegato dal sistema Aegis a bordo delle unità della US Navy

Gli Stati Uniti si preparano alla difesa ipersonica. Dopo la preoccupazione generata dall’ultimo test cinese, pochi giorni fa la Missile defense agency (Mda) ha assegnato a tre colossi del settore lo sviluppo di un intercettore che dovrà neutralizzare le minacce potenziali nei differenti contesti regionali. Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon Missiles and Defense sono state chiamate a progettare il “Glide phase interceptor” (Gpi).

L’INTERCETTORE

Come riporta il sito specializzato DefenseNews, l’intercettore intende contrastare le armi ipersoniche nella loro fase di volo, dove risultano più “vulnerabili”. Considerando che un missile ipersonico viaggia a una velocità di cinque volte superiore a quella del suono (dunque sopra 1,7 chilometri al secondo), la sfida appare ancora più impegnativa, soprattutto per quanto riguarda la previsione della traiettoria. L’intercettore in questione sarà sviluppato per adattarsi ai cacciatorpediniere con dotazione Aegis per la difesa da missili balistici, in dotazione alla Marina statunitense. Si prevede che sarà lanciato dal suo sistema di lancio verticale e integrato con il sistema d’arma “Baseline 9 Aegis” modificato, che permette di rilevare, tracciare, controllare e ingaggiare le minacce ipersoniche. La nave Aegis, che vanta appunto un armamento “launch-on-remote”, è in grado di vedere le armi ipersoniche nel campo di battaglia, sviluppata per ingaggiare minacce che viaggiano a circa 70 chilometri di altitudine, come i missili ipersonici nella loro fase di planata. Tra gli sforzi futuri già in programma si prefigura anche un aumento delle capacità in questione grazie alla componente satellitare che aumenterà la tracciabilità delle minacce ipersoniche.

LO SVILUPPO

“La velocità del Gpi, la capacità di resistere al calore estremo e la manovrabilità lo renderanno il primo missile progettato per ingaggiare questa minaccia avanzata”, ha dichiarato Tay Fitzgerald, vicepresidente della difesa missilistica strategica di Raytheon. La prima fase iniziale di sviluppo “si concentrerà sulla riduzione del rischio tecnico, sul rapido sviluppo della tecnologia e sulla dimostrazione della capacità di intercettare una minaccia ipersonica”, ha spiegato in una nota Raytheon. “Una fase di riduzione del rischio per esplorare i concetti dell’industria e massimizzare i benefici di un ambiente competitivo per dimostrare il più efficace e affidabile intercettore Glide phase per la difesa ipersonica regionale, il più presto possibile”, ha dichiarato il contrammiraglio Tom Druggan, dirigente del programma Sea-based weapon systems della Mda.

L’ESPERIENZA DEGLI ATTORI COINVOLTI

Le tre le aziende coinvolte in questo progetto hanno tutte esperienza nella progettazione e nello sviluppo di armi ipersoniche, talvolta in ottica competitiva, in altre occasioni sviluppando un approccio integrato. Sia Lockheed Martin sia Raytheon, infatti, stanno sviluppando dei missili ipersonici “scramjet-powered” facenti parte del programma Hawc (hypersonic air-breathing weapon concept), condotto dall’Air force e dalla Darpa, l’agenzia del Pentagono che si occupa di ricerca avanzata. Lockheed Martin inoltre risulta essere il principale integratore di sistemi per ciò che riguarda il missile ipersonico offensivo della Marina “conventional prompt strike” e per l’arma ipersonica a lungo raggio dell’Esercito; in entrambi i casi Northrop Grumman si è occupato di progettare i motori. Lockheed Martin sta inoltre sviluppando l’arma ipersonica a risposta rapida Agm-183a dell’Air force. Fin dal 2019, quando le capacità di sviluppo di missili ipersonici sono diventate una delle priorità per il Pentagono, Northrop Grumman ha spinto nello sviluppo di capacità per missili ipersonici e Lockheed Martin ha aperto un nuovo impianto in Alabama.

MDA

Dopo un’attenta valutazione delle capacità e i concetti in gioco per tracciare e intercettare un’arma ipersonica durante la fase di volo, Mda ha anche studiato i sistemi avversari. Grazie a questi dati l’agenzia si è interrogata sulle capacità di deviazione che fossero necessarie, per decidere di concentrarsi anche sull’arma sollecitando in tal senso il settore industriale. L’agenzia, spiega il sito americano, si concentrerà dunque prima sulla fornitura di una capacità alla Marina. Poi, “se questo ha successo, possiamo spostarlo alla batteria terrestre per proteggere altre cose contro quella sorta di minaccia ipersonica”, ha detto il viceammiraglio Jon Hill, direttore della Mda.

LA MINACCIA IPERSONICA

La corsa a sviluppare armi ipersoniche e relativi sistemi di deterrenza nasce per gli Stati Uniti come una risposta alle capacità dimostrate in questo campo da Cina e Russia. A fine luglio, il test di lancio di un missile ipersonico da parte cinese, che ha “fatto il giro del mondo”, ha generato “sorpresa” (spiegava il Financial Times) e preoccupazione a Washington, mentre Pechino rassicurava sul fatto che fosse un test pacifico di un veicolo spaziale. Per quanto riguarda Mosca, è stato il presidente Vladimir Putin a esortare, a inizio novembre, le industrie nazionali a “sviluppare e adottare le tecnologie necessarie per creare nuovi sistemi d’arma ipersonici, laser ad alta potenza e sistemi robotici che ci permetteranno di contrastare con efficace eventuali minacce militari, e dunque di rafforzare ulteriormente la sicurezza del nostro Paese”.

(Foto: Raytheon Missiles & Defense’s artistic rendering of a GPI conceptual design)

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