L’Opa del Fondo Kkr è una buona notizia per quell’Italia che vuole la concorrenza e sul mercato sfida il sistema della competizione globale. L’intervento di Stefano Cianciotta, presidente Osservatorio Infrastrutture Confassociazioni e Abruzzo Sviluppo Spa

Ha ragione Franco Debendetti quando, intervistato da Formiche.net, afferma in modo perentorio che non si può giudicare l’Opa del Fondo Kkr attraverso la fobia dello straniero. Uno spettro, quello del timore nei confronti di investitori provenienti da altri Paesi, aggiungiamo noi, utile ad evidenziare ancora una volta il provincialismo del capitalismo italiano, che vuole mantenere privilegi (che non ci sono più), per evitare il confronto con il mercato.

Kkr vuole investire e valorizzare un asset strategico per l’Italia. Si tratta di un fondo che gestisce in infrastrutture 400 miliardi di dollari, e in un Paese che a causa del Nimby, procedure farraginose e della scarsa attitudine alla programmazione degli enti locali ha vanificato negli ultimi venti anni qualcosa come 20 miliardi di investimenti stranieri all’anno nelle infrastrutture, l’interessamento del Fondo americano è una di quelle notizie destinate a cambiare il corso degli eventi.

Capitali coraggiosi li ha definiti Claudio Cerasa nel suo editoriale su Il Foglio a commento dell’Opa di Kkr. Un’offerta quella del Fondo americano che serve ad evidenziare alcuni aspetti fondamentali per scrivere il futuro del Paese, che ha bisogno di tornare a dare segnali forti agli investitori privati.

L’acquisizione di Tim da parte di Kkr ribadisce nei fatti la collocazione atlantica del Paese, un tema sul quale il premier Draghi è stato chiaro e lungimirante fin dall’inizio del suo insediamento. Il dibattito di questi giorni, poi, è un ulteriore segnale del superamento della demonizzazione del privato e di dieci anni di cultura antindustriale, che non solo hanno contratto all’inverosimile gli investimenti privati, ma hanno compromesso la reputazione internazionale del Paese.

Al contrario, invece, come dimostrano anche gli interessi dei Fondi immobiliari, nel mondo c’è voglia di made in Italy. Sostenere il privato, in un momento nel quale la pandemia ha nei fatti reintrodotto gli investimenti pubblici nell’economia, significa dare anche una forte evidenza al contributo potenziale degli investitori anche nella attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’Italia, infatti, non può rinunciare all’intervento del privato, che è fondamentale, come abbiamo visto ad esempio nella attuazione del Reddito di cittadinanza, che senza le Agenzie per il Lavoro resta una misura monca.

Oggi la necessità di accelerare sulla digitalizzazione (l’Italia è terzultima in Europa) significa guardare al mercato e favorire gli investimenti che consentiranno al Paese di procedere sulla strada dell’innovazione. Altrimenti si rischia che il Pnrr segni una ulteriore demarcazione forte tra il Nord e il Sud del Paese.

Per tutte queste ragioni l’Opa del Fondo Kkr è una buona notizia per quell’Italia che vuole la concorrenza e sul mercato sfida il sistema della competizione globale.

 

 

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