Il presidente della Soi: “Quindici giorni fa ho iniziato a pensare a quali problemi sarebbero potuti emergere durante il Congresso, e l’ho fatto in un contesto relativamente tranquillo. Oggi i dati minacciano di riportare la situazione fuori controllo. Bisogna dire le cose come stanno, e riconoscere che oltre ai simboli come il green pass e i super green pass, occorrono delle risoluzioni più strutturali. Non ci si può più permettere errori: né pratici, né di comunicazione”

Si è concluso oggi il centesimo congresso della Soi (Società oftalmologica italiana), che Formiche.net ha seguito in ogni sua fase, registrando le impressioni dei suoi partecipanti e in particolare quelle del suo presidente, Matteo Piovella. Proprio a lui, nella mattinata di sabato 27 novembre, la Soi ha conferito il Premio Medaglia d’Oro “Maestri dell’Oftalmologia Italiana”. Si tratta di uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore, che Piovella ha accolto con gratitudine, e come un invito a perseverare, con l’intensità di sempre, nel suo servizio ultraventennale alla Soi. “Questa medaglia certamente fa piacere, ed è bello che in Italia si riconoscano i meriti, e si valorizzino i risultati, di chi spende la sua esistenza a migliorare la vita dei pazienti” – ha detto Piovella – “Abbiamo raggiunto tanto, ma ancora tanta strada ci resta da fare.”

Sollecitato ad esprimere una valutazione complessiva sul congresso, il presidente ha manifestato la sua soddisfazione per le giornate trascorse: “Bello vedere – ha detto – che dopo due anni finalmente siamo riusciti a richiamare l’attenzione sulle urgenze e le priorità. Lo abbiamo fatto in modo assolutamente propositivo e mostrando i progressi che ci sono stati nel nostro ambito. La nostra capacità di salvare la vista alle persone oggi è straordinaria e senza precedenti, ma al di là delle nostre competenze, in questo momento c’è bisogno della risposta del decisore politico. Senza una possibilità di accesso ai fondi del Pnrr o del Recovery Fund, piuttosto che di una nuova politica di compartecipazione della spesa, non si possono sostenere i costi dello sviluppo tecnologico incredibile che sta vivendo il settore. Oggi l’oculistica è tagliata fuori da questi canali di finanziamento, e questo a causa di una valutazione superficiale della politica che si basa sulla non comprensione di cosa significhi, anche e soprattutto in termini sociali, non occuparsi della vista. Come oculisti, come medici, come Soi, noi siamo chiamati a batterci perché le nuove conquiste della tecnologia chirurgica diventino patrimonio di tutti gli italiani, e non solo di un ristretto numero di persone economicamente avvantaggiate. Rischiamo di creare una tribù di ipovedenti, lo dico con molta preoccupazione, un gruppo sociale di serie b destinato ad essere marginalizzato e fortemente penalizzato a causa di un handicap invalidante, che oggi, però, abbiamo tutte le risorse per curare. Questo è paradossale e inaccettabile. Noi siamo disponibili a dialogare con chiunque e con qualunque Ente (come stiamo facendo), col Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei ministri e finanche col Ministero delle attività produttive, perché è davvero grave che nel Ssn sia presente solo il 2% delle nuove tecnologie – la vera chiave di volta di questo passaggio storico. La totalità dei pazienti deve aver diritto alle cure più consone e alle terapie e agli interventi maggiormente efficaci. Il disinteresse generale, molte volte anche dei pazienti, non lo si può tollerare oltre. Il congresso ha fatto emergere tutto questo”.

Il presidente ha parlato di come il Covid abbia in qualche modo imposto una ridefinizione delle priorità, e sia stato davvero una sorta di “pedagogia violenta”, che ci ha insegnato in questi anni a separare l’essenziale dal superfluo. Tuttavia, in seno all’oculistica, Matteo Piovella segnala il bisogno di uscire da una sorta di “letargo intellettuale”, sforzandosi davvero di comunicare nel modo migliore e più efficace possibile quanto sia necessario, oggi, che la Sanità cambi rotta e si apra ad una progettazione che ritrovi logica, visione e responsabilità nei confronti di tutti i pazienti.

A partire dall’impatto che la pandemia ha già esercitato sul settore dell’oftalmologia – dove oltre il 50% delle operazioni programmate tra il 2020 e il 2021 sono saltate – abbiamo provato a valutare in proiezione quali potrebbero essere i danni per chi soffre di patologie della vista, se una nuova ondata di Covid-19 non venisse gestita in modo più oculato (è il caso di dirlo) rispetto al passato.

“Quindici giorni fa ho iniziato a pensare a quali problemi sarebbero potuti emergere durante il Congresso – ci ha detto il Presidente Piovella – e l’ho fatto in un contesto relativamente tranquillo. Oggi i dati minacciano di riportare la situazione fuori controllo. Bisogna dire le cose come stanno, e riconoscere che oltre ai simboli come il green pass e i super green pass, occorrono delle risoluzioni più strutturali. Non ci si può più permettere errori, né pratici, né di comunicazione. La gente è entrata in confusione, e non c’è da stupirsene. Da parte dei decisori e degli esperti c’è stato spessissimo, e fin dall’inizio, un modo di comunicare troppo contraddittorio, poco umile, addirittura poco scientifico – si pensi alle posizioni diverse tra esperti, a cui assistiamo continuamente in televisione – non si agisce così. Poi non si può incolpare la gente se non ti segue più. Bisogna andare avanti e fare di tutto perché non si riverifichi quel dramma psicologico che ha colpito i pazienti all’inizio della pandemia, quando gli stessi pazienti annullavano le visite e gli interventi per la paura di contagiarsi. Il Covid non può arrestare oltre l’accesso alle cure per i malati non Covid, il prezzo sarebbe altissimo. Noi dobbiamo invece tranquillizzare i pazienti, garantire anche negli ospedali le condizioni di sicurezza adeguate, come quelle che qualunque medico è tenuto a garantire, e lo fa, nel suo studio privato, senza fermare tutto di nuovo. Non sarebbe più sostenibile né giustificabile”.

 

Condividi tramite