Duro attacco del ministero degli Esteri russo contro il direttore di Repubblica Maurizio Molinari (e la libertà di stampa). Per un editoriale sulle manovre di Putin in Europa riceve in cambio un fiume di insulti. Ma il Cremlino, per negare, conferma tutta la linea, dall’Ucraina al gas. E sui social fa il boom fra gli account sovranisti

Libertà di stampa, questione di prospettive. Il governo russo torna a scagliarsi contro Maurizio Molinari. A detta di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, un recente editoriale del direttore di Repubblica sarebbe “un’assurdità deliziosa”. Risale a cinque giorni fa, e si intitola “La morsa di Putin sull’Unione europea”.

Molinari mette in fila i fronti di tensione fra Europa e Russia: la crisi dei migranti in Bielorussia, usata dal dittatore Alexander Lukashenko come mezzo di pressione contro l’Ue; le manovre di 90.000 militari russi vicino al confine ucraino; la partita del gas, con il gasdotto di Gazprom Nord Stream II ormai ultimato. Quella di Vladimir Putin, spiega il giornalista, è “una minaccia ibrida” e ha l’intento di “generare crisi parallele per stringere in una morsa l’Unione europea”.

A Mosca non hanno gradito l’analisi, neanche un po’. E infatti non capita tutti i giorni che la potente portavoce di Sergei Lavrov riversi un fiume di inchiostro per “smentire” l’editoriale di un giornale straniero. Nella lunga giaculatoria Zakharova alterna lezioni di giornalismo a durissime stoccate contro Molinari e Repubblica.

Una selezione: per il Cremlino l’articolo del direttore di Rep non sarebbe altro che una “vergognosa missione”, uno “sproloquio”, “calunnie nauseanti”, “bugie sfacciate”, “un’illusione” costruita per “entrare nelle grazie di politici russofobi”.

Fra un insulto e un altro, la portavoce stende un vero e proprio manifesto della politica estera di Putin. Che non sembra smentire affatto la ricostruzione. Così, quando Molinari sottolinea come l’ammassamento di truppe russe a Yelna, a 260 chilometri dal confine ucraino, ripresenti una situazione non dissimile da quella che nel 2014 ha preceduto l’invasione della Crimea, Zakharova non nega, anzi, rivendica. “Mi è piaciuta molto l’espressione ‘tenerlo sotto scacco’ che Lei usa in riferimento alla politica russa in Ucraina e personalmente a Vladimir Zelensky. Prima di tutto è un’espressione bellissima. In secondo luogo, non mi pare che gli scacchi siano vietati, vero? O solo se i russi non vincono?”.

O ancora, quando Molinari ricorda l’ovvio, cioè che il Nord Stream II “aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo”, la portavoce irrompe in un’invettiva: “Dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de La Repubblica”.

Sono toni duri, fin troppo per chi conosce il galateo della diplomazia russa. In tutto simili a quelli che, poco più di un anno fa, usò il ministero della Difesa russo contro uno speciale de La Stampa – allora diretta da Molinari – sulla spedizione di militari-virologi a Bergamo, la colonna di carri militari in marcia sulla Pontina, gli ufficiali dei Servizi segreti russi presenti nella delegazione. Era il 3 aprile del 2020, in mezzo alla pandemia, e un furibondo Igor Konashenkov, generale della Difesa, chiudeva un profluvio di insulti con un monito eloquente, Qui fodit foveam, incidet in eam, “chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima”.

La risposta di Zakharova ha riscosso un notevole successo nella bolla social. Il tweet dell’Ambasciata russa a Roma ha ottenuto quasi 800 retweet in meno di un giorno, buona parte dei quali da contatti anonimi – cosiddetti troll – che si scagliano contro Molinari. Ma l’articolo ha avuto un rimbalzo fuori dal comune: secondo Crowdtangle – programma di analisi social – solo su Facebook ha raggiunto una platea di un milione di persone.

Una costellazione di pagine russe ­– compreso il ministero – e una serie di pagine filo-sovraniste, come “Noi stiamo con la Russia di Putin” e “Amici di Matteo Salvini in Spagna”. Non mancano endorsement istituzionali all’attacco del governo russo. È il caso di Vito Petrocelli, presidente della Commissione Esteri del Senato del Movimento 5 Stelle, convinto che il direttore di Repubblica voglia “incrinare i rapporti tra Italia e Russia”.

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